Fossili di animali estinti da decine di migliaia di anni e che un tempo abitavano in gran numero il nostro Paese affiorano lentamente, offrendoci nuovi indizi sulla fauna preistorica italiana: l'eccezionale e drammatica siccità che sta inaridendo tutto il nord Italia sta portando a scoperte paleontologiche sorprendenti.

Nonostante il ritorno della pioggia delle scorse settimane, il livello dei corsi d'acqua, del Po e dei suoi affluenti, è ancora abbondantemente sotto la media stagionale. La produttività delle centrali idroelettriche è al minimo ed il settore agricolo sta risentendo ritardi nelle date di semina.

Il Po in secca
in foto: Il Po in secca

I nuovi reperti ritrovati in questi mesi ci raccontano di un'Italia un po' diversa da quella che siamo abituati a conoscere. La Pianura Padana ed il resto della penisola erano abitate da animali che ora associamo a territori decisamente esotici. Carnivori come iene, leoni delle caverne (Panthera leo spelaea) e leopardi predavano o consumavano le carcasse di grandi erbivori come rinoceronti di Merck, ippopotami europei (Hippopotamus antiquus), varie specie di elefanti e mammut lanosi o come il megalocero.

Un cranio di megalocero ritrovato su una spiaggia vicino Cremona

Uno scheletro completo di megalocero
in foto: Uno scheletro completo di megalocero

Ed è proprio un megalocero l'ultimo ritrovamento in ordine cronologico, avvenuto sulla spiaggia dell'isola fluviale Serafini sul fiume Po, tra Piacenza, Cremona e Lodi. Il megalocero (Megaloceros giganteus) era una specie di cervo di notevoli dimensioni diffuso in Europa centrale e Asia tra 450mila e 8mila anni fa. Da alcune sue raffigurazioni nelle pitture rupestri di alcuni importanti siti come Lascaux, sappiamo che i nostri progenitori conoscevano e probabilmente cacciavano questo cervide, seppur sia considerato un animale raro per l'epoca.

Replica di una pittura rupestre della grotta di Lascaux risalente a 15mila anni a.C. raffigurante un megalocero
in foto: Replica di una pittura rupestre della grotta di Lascaux risalente a 15mila anni a.C. raffigurante un megalocero

Per darvi un'idea delle dimensioni imponenti di questo erbivoro, pensate che poteva superare i due metri di altezza alla spalla ed aveva un'apertura dei palchi da punta a punta di tre metri e mezzo. 

Storicamente, la sua estinzione è stata attribuita alle dimensioni ingombranti dei palchi, secondo i paleontologi del XX secolo un "disadattamento" che rendeva la fuga attraverso le foreste particolarmente difficile per i maschi mentre venivano inseguiti da cacciatori umani, o era troppo gravosa dal punto di vista nutrizionale quando la composizione della vegetazione cambiava. In questi scenari, la selezione sessuale avrebbe spinto fino alla totale scomparsa la specie. Gli esperti attualmente ritengono che una riduzione della densità forestale nel tardo Pleistocene e la mancanza di cibo di alta qualità abbia portato ad una diminuzione nella fertilità delle femmine. La fine definitiva potrebbe essere stata causata da diversi fattori sia su scala continentale che regionale, inclusi i cambiamenti climatici e la caccia da parte dei nostri progenitori umani.

Un'emimandibola sinistra di lupo italico

L’emimandibola di lupo ritrovata a marzo
in foto: L’emimandibola di lupo ritrovata a marzo

Sempre vicino Cremona, il mese scorso è stato ritrovato un fossile di lupo comprendente un'emimandibola sinistra dell'animale, ancora munita della sua dentatura completa. Il reperto è ora conservato presso il museo di San Daniele Po. Le analisi chimiche approfondite a cui è attualmente sottoposto ci offriranno numerose informazioni sul paleoclima, il clima antico, della nostra penisola e sulla storia evolutiva del lupo italico (Canis lupus italicus), la nostra sottospecie.

Altri ritrovamenti eccezionali

Cranio di rinoceronte di Merck
in foto: Cranio di rinoceronte di Merck

Ma i ritrovamenti paleontologici non si limitano ai periodi di secca dei corsi d'acqua: nel 2009 fu ritrovato l'osso frontale di Pàus, un uomo di Neanderthal, unico ritrovamento del genere in tutta la Pianura Padana; nel 2013 sempre su di una spiaggia in provincia di Cremona è stato ritrovato un rinoceronte di Merck (Stephanorhinus kirchbergensis), nel 2015 la tibia di un leopardo e l’osso sacro di una iena e nel 2017 la mandibola di un leone delle caverne.