Rappresentazione artistica della megafauna del Nombe Rockshelter, che mostra il canguro nombe sulla destra. Illustrazione di Peter Schouten.
in foto: Rappresentazione artistica della megafauna del Nombe Rockshelter, che mostra il canguro nombe sulla destra. Illustrazione di Peter Schouten.

I paleontologi australiani della Flinders University hanno descritto un nuovo genere di canguro fossile gigante proveniente dalle montagne della Papua Nuova Guinea centrale, pubblicando i risultati della scoperta su "Transactions of the Royal Society of South Australia".

A sorprendere i ricercatori è la sua possibile origine. Infatti, piuttosto che essere strettamente imparentato con i canguri australiani, molto probabilmente questo soggetto appartiene a un nuovo genere di canguro che si sarebbe dovuto trovare solo in Papua Nuova Guinea, più primitivo rispetto agli odierni canguri australiani.

La casa del canguro gigante: la Papua Nuova Guinea

Grazie alla particolare morfologia del territorio, la Papua Nuova Guinea presenta una incredibile biodiversità. Già da lontano, avvistando la costa, è possibile notare un gran numero di golfi, stretti e insenature, formazioni ancora più frequenti nelle isole e arcipelaghi che costellano la parte orientale dello Stato. Alzando lo sguardo oltre queste insenature è possibile notare delle grandi pianure che, nei territori settentrionali e meridionali, sono occupate per lo più da zone paludose.

Inoltrandosi nelle distese paludose ben presto si finisce per incontrare dei rilievi montuosi che costituiscono la principale parte del paesaggio. Una estesa catena montuosa, infatti, occupa quasi l'intera parte centrale con la vetta più alta, il monte Wilhelm, che arriva a 4.509 metri sul livello del mare. Da quell'altitudine è impossibile non notare un enorme distesa verdeggiante ai suoi piedi: la foresta pluviale occupa circa i tre quarti del territorio e costituisce un enorme patrimonio.

Quando il canguro fossile gigante correva libero su questo complesso di isole, la Nuova Guinea e l'Australia continentale erano collegate da un ponte di terra a causa del livello del mare più basso, mentre oggi sono separate dallo Stretto di Torres. Questo ponte permise ai primi mammiferi australiani, tra cui varie forme giganti estinte, di spostarsi nelle foreste pluviali della Nuova Guinea.

Quando si formò lo stretto di Torres, queste popolazioni di animali si trovarono separati dai loro parenti australiani, e così si evolsero separatamente per adattarsi alla loro nuova casa, tropicale e montuosa.

Il nombe, un antico marsupiale

Il canguro fossile, però, non è nuovo agli scienziati. Fu descritto per la prima volta nel 1983 dal professor Tim Flannery, attraverso dei reperti risalenti a circa 20.000-50.000 anni fa e provenienti dal Nombe Rockshelter, un sito archeologico e paleontologico nella provincia di Chimbu, in Papua Nuova Guinea.

Il sito di Nombe è già noto per essere ricco di fossili di numerose specie estinte di marsupiali a quattro zampe chiamati diprotodontidi e i ricercatori hanno rinominato l'animale Nombe nombe, proprio a memoria dell'omonimo sito così caro ai paleontologi.

Il nombe era un marsupiale tozzo e muscoloso che viveva in una foresta pluviale montana con un fitto sottobosco chiuso. Qui, si è evoluto per mangiare le foglie dure di alberi e arbusti grazie a una mascella robusta e forti muscoli masticatori.

Utilizzando immagini 3D e altre tecnologie, i ricercatori hanno studiato i resti di questo animale scoprendo che c'è la possibilità che la specie possa essersi evoluta da un antico canguro che si disperse in Nuova Guinea nel tardo Miocene, circa 5-8 milioni di anni fa.

Una nuova parentela, dunque, che fa si che il nombe sia ora considerato il discendente di uno di questi antichi lignaggi di canguri.