cani maltrattati

Maltrattavano i cuccioli e li vendevano sul web senza documenti né vaccinazioni: questo il quadro accusatorio per i sei imputati del processo che si è aperto l'11 gennaio 2022 davanti ai giudici del Tribunale di Torino.

Gli imputati, secondo l'accusa, hanno venduto cuccioli di Barboncino e Bouledogue francese presentati nelle vetrine virtuali come «vaccinati» e «in ottima salute» ma la realtà però era ben diversa. Parassiti, giardia, parvovirosi e problemi respiratori erano la norma tra i cuccioli che venivano importati dall'Ungheria per essere poi venduti sui più noti portali di internet.

Gli animali che provengono dall'Est europa sono spesso figli delle Puppy mills, vere e proprie "fabbriche di cuccioli" in cui viene praticato l'allevamento intensivo dei cani. Qui le fattrici vengono sottoposte a continue gravidanze allo scopo di dare alla luce il maggior numero di cuccioli possibile. I cani nati in questi contesti vengono strappati alle madri in breve tempo, più sono piccoli, infatti, e più vengono richiesti.

Troppo piccoli per poter ricevere le vaccinazioni e privi di documenti – o con documenti falsi rilasciati in patria – intraprendono un viaggio di migliaia di chilometri per essere smerciati in Italia e in Europa occidentale, dove vengono stipati in piccole gabbie in attesa di essere venduti sulle piattaforme virtuali.

Secondo la pm di Torino, Elisa Pizzé anche i cuccioli nella disponibilità degli imputati erano stati importati in condizioni non idonee, senza certificazioni sanitarie, e prima ancora di essere svezzati.

I cani arrivavano spesso in condizioni di salute tanto precarie da sviluppare gravi problemi di salute, oppure morire nel giro di poco tempo. È proprio quello che è successo al cucciolo di Bouledogue francese giunto nel 2019 sul tavolo di un veterinario piemontese. L'animale era stato acquistato per una cifra compresa tra i 400 e i 600 euro ed era morto solo un giorno dopo dall'arrivo in casa, inutile la corsa dal veterinario della famiglia. Il medico nopn ha potuto fare altro che constatare l'assenza di microchip identificativo – obbligatorio per la legge italiana – e la falsità dei documenti sanitari dell'animale.

Le indagini dal 2019 a oggi

Da quell'episodio è scattata la denuncia e sono partite le indagini dei Carabinieri forestale di Torino ed Asti coordinati dal Nucleo Investigativo di Polizia ambientale, agroalimentare e forestale. Nel corso delle operazioni e di una serie di controlli a tappeto nella provincia torinese è stato smantellato un traffico illecito di cuccioli che poteva contare su tre snodi principali in Piemonte: Torino, Caluso e Mombercelli d'Asti.

In particolare, il 13 giugno 2019, durante un'ispezione nella casa di due delle persone ora sotto accusa furono trovati dodici cuccioli, «infestati da parassiti» e con «il sistema immunitario compromesso» al punto che nei giorni successivi sei di loro morirono, come riportano i fascicoli d'inchiesta.

Nelle carte del procedimento la Procura sottolinea anche che le malattie furono cagionate «per crudeltà» e «senza necessità», due condizioni necessarie perché gli uomini responsabili del reato venissero imputati per maltrattamento secondo l'articolo 544 ter del Codice penale.

Quello del traffico illegale di cuccioli dall'est Europa rappresenta un business particolarmente lucroso per i trafficanti che possono ricavare proventi per migliaia di euro rischiando pochissimo: per il maltrattamento la pena massima è di soli tre anni.

A farne le spese sono gli animali vittime della tratta, in particolare i Bouledogue francesi, tra le razze canine più commerciate, complice la moda del momento e l'influenza di creator come Chiara Ferragni. Questi piccoli molossidi, frutto di una forte selezione umana, nascono brachicefali: una condizione di fragilità che li rende maggiormente esposti a sviluppare patologie congenite.

La prima piccola vittima che ha permesso l'emersione di questa vicenda a Torino apparteneva proprio di questa razza.