La scienza è uno strumento potentissimo che ci consente di comprendere, nei limiti del possibile, tutto ciò che ci circonda. Da sola però non è sufficiente ad arginare le numerose e difficili criticità che l'umanità si trova ad affrontare: serve azione. Nonostante le inattaccabili evidenze accumulate in decenni è piuttosto eclatante per quanto riguarda la crisi climatica, su cui siamo pesantemente e colpevolmente in ritardo, ma vale analogamente anche per un altra crisi altrettanto importante, quella della biodiversità. La susa indiana, uno dei delfini a maggior rischio estinzione del mondo, ne è l'esempio più lampante.

Sul Pianeta ne restano meno di 500 e mentre si cerca di capire quali siano i fattori che ne stanno causando il rapido declino corriamo il serio rischio di perderla per sempre. Studiarla, così, non basta più: serve con urgenza un piano mirato che permetta di farne aumentare il numero a prescindere da quali siano minacce. È questo l'appello lanciato dal SouSA Consortium, un rete ideata nel 2016 da ricercatori e ambientalisti, istituita proprio per mettere insieme le conoscenze e progettare un piano d'azione per salvare il delfino che vive lungo la costa del Sudafrica. I risultati del loro studio sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Marine Science.

La rara e minacciata susa indiana

La susa indiana (Sousa plumbea) è un delfino di medie dimensioni che vive nelle acque costiere che vanno dall'Africa meridionale all'Indocina occidentale. Fino a qualche anno fa era considerata appartenente alla stessa specie che vive invece nel Sud-est asiatico, la susa indopacifica (Sousa chinensis) ma studi approfonditi sul DNA effettuati nel 2014 hanno invece chiarito che si trattano di due specie diverse, purtroppo entrambe seriamente minacciate di estinzione.

Secondo l'IUCN, che ha inserito la susa indiana nella categoria "In pericolo" della sua Lista Rossa delle specie minacciate, questo cetaceo è il mammifero marino presente nelle acque sudafricane a maggiore rischio estinzione in assoluto. Per questo motivo il team del SouSA ha condotto un'approfondita analisi per provare a identificare le azioni di conservazione da mettere in atto per salvare questo misterioso delfino. Della susa indiana si conosce infatti ancora molto poco, sia per quanto riguarda le sue abitudini sia su quale siano effettivamente i fattori che ne stanno determinando il rapido e inesorabile declino. Il lavoro svolto dal team è il primo vero studio approfondito su questa specie, e ha permesso di identificare per la prima volta grazie alla fotoidentificazione ben 250 esemplari, divisi in due popolazioni ben distinte, una presente lunga lo costa meridionale sudafricana, l'altra invece su quella orientale.

Un delfino tursiope e una susa indiana, due specie molto diverse, interagiscono in un raro filmato realizzato in Mozambico

Capire però quali sono i fattori – sia di origine antropica che ambientale – che stanno spingendo sempre più verso l'estinzione questa specie non è affatto facile. Le singole minacce e le relative soluzioni sono piuttosto complesse da individuare, poiché negli ultimi anni l'ambiente marino sudafricano sta subendo significativi e rapidi cambiamenti, sia per cause naturali che antropogeniche. È noto, per esempio, che la distribuzione e il numero di alcune delle prede e dei predatori con cui interagiscono le suse stanno cambiando, ma è altrettanto vero che le attività umane legate al turismo, all'inquinamento e al degrado dell'habitat sono senza alcun dubbio tra le cause principali del declino.

La scienza da sola non salverà la susa

Trovare quindi una singola causa su cui intervenire è molto complicato e richiederebbe un'indagine continua che porterebbe via troppo tempo, causando inevitabilmente l'ennesima estinzione proprio sotto ai nostri occhi. Di conseguenza il team interdisciplinare è unanimemente d'accordo che bisognerà spostare tutti gli sforzi di conservazione su azioni immediate e più concrete. La scienza da sola non basta a salvare dall'estinzione piante e animali, bisogna intervenire sviluppando piani concreti e interventi di conservazione coinvolgendo tutte le parti interessate nella gestione e nella fruizione dell'ambiente marino.

Il sempre più crescente turismo e lo sviluppo di settori come la ricerca di petrolio e gas, il trasporto marittimo, la costruzione dei porti, la pesca e l'acquacoltura sono certamente fattori di disturbo importanti, che impattano negativamente sulle popolazioni di suse. Il SouSA Consortium ha stilato quindi una serie di proposte da presentare sia al governo che alle altre parti coinvolte. Occorre quanto prima dichiarare prioritaria la salvaguardia di questa specie e trovare fondi da investire nella sua conservazione. Il team si impegnerà a coinvolgere maggiormente tutte le parti interessate attraverso una massiccia azione di sensibilizzazione e organizzando una task force che metta insieme sia scienziati e biologi esperti in conservazione che i rappresentanti dei settori maggiormente impattanti, come il turismo e lo sviluppo costiero.

Conoscere tutti i complessi fattori che incidono su questa specie nelle acque sudafricane è molto impegnativo, ma per trovare soluzioni realmente efficaci serve l'aiuto di tutti. Lo studio si conclude infatti con un famoso ma eloquente proverbio africano: «Se vuoi andare veloce cammina da solo. Se vuoi andare lontano cammina con gli altri».

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