Attacchi durissimi, critiche e insulti: sono piovuti addosso alla giornalista Selvaggia Lucarelli dopo una foto con cui ha annunciato, con la sua solita ironia, di avere lasciato in una pensione i due gatti di famiglia, Coraggio ed Evangelion, in occasione delle ferie.

«Questi siamo io e Lorenzo Biagiarelli che lasciamo Coraggio ed Evangelion in pensione, con altri amici gatti, per tre settimane – ha scritto Lucarelli – Guardate come ci stringiamo nel dolore, mentre ci diciamo sottovoce: come crescono in fretta». Tempo pochi minuti e, tra le centinaia di commenti arrivati in risposta alla foto (Lucarelli ha 1,2 milioni di follower), sono comparsi anche quelli di chi l’ha duramente attaccata, accusandola di avere agito per egoismo e sostenendo anche che avrebbe dovuto rinunciare alle ferie per evitare ai gatti lo stress dello spostamento in pensione.

Attacchi a cui la giornalista ha risposto con un "vaffa… nelle sue stories e che, dal nostro punto di vista invece spostano il focus dalla tematica principale, ovvero che la scelta, quando ci si trova a decidere come comportarsi in caso di vacanze, va sempre e solo subordinata al benessere dell’animale e va attentamente ponderata mettendo al centro l’animale appunto e non i bisogni dell’essere umano in relazione all’animale.

La Lucarelli nel tempo ha dimostrato una sensibilità sempre più forte nei confronti degli animali in generale, facendo un percorso che l'ha portata a condividere spesso come il suo sguardo e la sua attenzione ad argomenti che vanno a toccare le corde profonde delle relazioni tra umani e cani o gatti domestici siano cambiati.

Il racconto della morte di Godzilla, il suo Cavalier King Spaniel e la presa di consapevolezza delle patologie legate ai cani brachicefali, l'adozione proprio di Coraggio, un gattino di strada con alcuni problemi fisici e fino all'attivazione di un profilo Instagram in cui mette in evidenza appelli di adozione sono esempi di quanto la giornalista sia attenta e consapevole  dell'importanza del riconoscimento dell'individualità di ogni soggetto all'interno della sistemica familiare.

Su Kodami abbiamo più volte sottolineato quanto sia bello vivere la vacanza insieme con i compagni di vita animali (consigliando anche di adottare in estate, periodo che in realtà può rivelarsi molto utile per accogliere un nuovo membro in famiglia). Ma portare l’animale con sé, in alcuni casi, potrebbe non essere la soluzione migliore per lui. Nel caso di un animale con patologie, per esempio, o ancora nel caso dei gatti, animali molto abitudinari e legati alla dimensione della propria casa, oltre che estremamente sensibili a stress e cambiamenti nella loro routine.

Chi deve allontanarsi da casa per qualche settimana – che sia per le vacanze, per lavoro o per altri motivi – deve decidere come comportarsi con il gatto e nessuno può sapere in una famiglia quale sia realmente la dimensione di relazione e il perché di alcune scelte.

Lucarelli ha scelto la pensione, ritenendola la soluzione più adeguata per i suoi mici. Al posto di essere "giudici in casa di altri" l'unica cosa che può essere utile per noi di Kodami in questo caso è rileggerlo da un'altra prospettiva, non andando a sindacare su motivi che nessuno di noi conosce ma invece chiedendo a chi ha conoscenza di etologia felina di fare chiarezza su quali sono le migliori soluzioni per gatti e umani nel caso in cui non si possa passare la vacanza insieme e con l’obiettivo non di attaccare o giudicare, ma di fornire elementi utili a fare scelte consapevoli e orientati al benessere animale.  Che, ribadiamo, vanno poi calate nella realtà delle singole famiglie e nella unicità di ogni relazione.

L'esperta: «La prima scelta dovrebbe essere il cat-sitting, ma in Italia è spesso improvvisato»

Sonia Campa, consulente per la relazione uomo-gatto e membro del comitato scientifico di Kodami spiega: «La pensione non è la soluzione migliore per un gatto. Per gli esseri umani, però, è senz'altro la meno impegnativa. Vero è che dà l’idea che il gatto sia sempre accudito e monitorato ma il bisogno di saperlo costantemente accudito è umano, non appartiene al felino».

La prima scelta, prosegue Campa, dovrebbe essere sempre il cat-sitting: «Fino a 2-3 settimane, i gatti se la vivono benissimo a casa, soprattutto se il cat-sitter sa fare il suo lavoro. Non c'è ragione di spostarlo. Ma le persone non amano l'idea di lasciare le proprie chiavi di casa ad altri. Si può però sempre optare per persone che ospitano il gatto a casa propria, ma non sono così diffuse e, spesso, chi offre questo servizio ospita anche altri gatti. L’ultima scelta è la pensione, che è quella più costosa al gatto in termini emotivi».

Campa sottolinea che a oggi è difficile accedere in modo semplice a un servizio di cat-sitting adeguato sia alle esigenze del gatto sia a quelle dei suoi umani di riferimento: «In Italia il cat-sitting viene espresso in modo improvvisato – sottolinea – Se esistessero delle agenzie professionali in grado di garantire l'affidabilità delle persone, magari anche gli scettici si fiderebbero a lasciare le chiavi in mano ad altri. Per come stanno le cose qui, invece, ci si deve fidare e basta».

Che cosa è fondamentale tenere a mente se la scelta ricade sulla pensione

Infine una necessaria disamina sulle pensioni per gatti, nel caso in cui sia l'ipotesi che viene privilegiata: «È sempre necessario parlare di luoghi in grado di minimizzare lo stress del gatto, animale molto stanziale – chiarisce Campa – Il concetto stesso di pensione è in antitesi con questa sua caratteristica. Si possono però quantomeno tenere a mente alcuni criteri nella eventuale scelta: in primis niente promiscuità, perché gatti di nuclei familiari diversi non dovrebbero entrare mai in contatto, nemmeno visivo. Poi, ogni alloggio deve essere pulito e disinfettato dopo la partenza di ogni ospite, così come qualunque oggetto utilizzato. L’alloggio deve inoltre essere arredato in modo da garantire al gatto di rifugiarsi e nascondersi, meglio ancora se in alto e lontano da occhi indiscreti».

Tra gli altri requisiti necessari, nozioni minime di pronto soccorso e benessere animale da parte degli operatori, possibilità di accesso alla struttura solo ad animali vaccinati, e ancora «il luogo deve essere spazioso, arieggiato, silenzioso e privo di animali liberi che circolano negli spazi dedicati agli ospiti. Ultimo ma non ultimo, chi tratta i gatti dovrebbe saperlo fare con toni pacati e con garbo».