La Russia ha invaso l'Ucraina. La guerra ha invaso le strade di Kiev, Odessa, Chernobyl e altre città. Tra le tante immagini che circolano sui Social network spuntano anche quelle di persone che fuggono dalle loro abitazioni e, cercando riparo, portano con sé gli animali domestici. La reazione di chi è da un'altra parte del mondo, testimone virtuale di quanto sta accadendo e che ama gli animali è di condividere questi scatti. E le emozioni che accompagnano i post sono empaticamente vissute con grande forza per quel che sta accadendo.

Ma quali sono queste emozioni? Si alternano, a ben guardare, tra un misto di sorpresa e spesso anche di rivendicazione. Nel mostrare quegli scatti si mette in evidenza un amore che non si interrompe mai e anzi si fortifica nel momento più difficile. Ma non solo.

Kiev (Credits: Getty images)
in foto: Kiev (Credits: Getty images)

E' senz'altro vero che queste foto sono enormemente simboliche: in quel momento conservato per sempre in una foto si immortala chiaramente quanto un cane o un gatto siano a tutti gli effetti membri della famiglia. Eppure ci sono almeno anche due reazioni che vengono espresse da parte di chi decide di mettere in risalto questi scatti: la sorpresa e la rivendicazione. I commenti che accompagnano le immagini sono tese a mettere in evidenza o la straordinarietà di ciò che si vede o a voler attraverso quegli attimi "rubati" condannare chi invece abbandona, maltratta o solo non comprende quanta importanza hanno gli animali nella vita di chi ha deciso di condividere con loro parte del cammino dell'esistenza.

Anche solo le emoticon (un cuore, un abbraccio o una faccina commossa) raccontano di un qualcosa che colpisce a tal punto da dover essere sottolineato come un evento raro, difficile da vedere o da comprendere per dire a chi non capisce che… "questo è amore!".

Una donna attraversa con la figlia e il cane il confine tra Ucraina e Romania a Sighetu Marmatiei (credits: Getty Images)
in foto: Una donna attraversa con la figlia e il cane il confine tra Ucraina e Romania a Sighetu Marmatiei (credits: Getty Images)

Ma forse è tempo che anche noi che amiamo e rispettiamo, soprattutto, gli animali facciamo un passo in avanti. Se non ci sorprende più che l'uomo sia capace ancora di fare la guerra, che nel 2022 dopo Cristo siamo ancora a raccontare di morte e distruzione praticate sistematicamente dalla nostra specie, ecco allora che anche quegli scatti  a noi per primi non devono meravigliarci più.

La relazione con un animale domestico è nella sua normalità – ma quanto è bella questa parola in fondo, vero? – esattamente ciò che vediamo nelle foto che arrivano dall'Ucraina in un momento così buio: un rapporto di convivenza che si è scelto, in cui si investono risorse emotive e energie basate sullo scambio affettivo che ci riempie di gioia e, allo stesso tempo, di responsabilità nei confronti del soggetto che vive con noi.

E le persone che vivono con un cane o con un gatto questo lo sanno e, forse, è arrivato il momento di condividere sì quelle immagini ma per lasciare al mondo una testimonianza positiva di una umanità che esiste già, che non ha bisogno di essere riconosciuta per forza perché è certa di far parte di questa specie che si chiama homo sapiens che sì ancora sta sparando missili e sta uccidendo ma è anche dotata di una grande intelligenza emotiva.

Usiamo quelle foto, allora, per raccontarci in maniera differente, anche quando stiamo mostrando il peggio di noi stessi. E per farlo vi propongo lo scatto che a me ha colpito di più, che percepisco più "importante" in termini di comunicazione rispetto alle immagini delle persone che portano con sé i propri compagni di vita. Eccolo qui: è un soldato che in mezzo alla follia della guerra stringe al petto un gattino di strada.

Un soldato ucraino e un gattino a Svitlodarsk, Ucraina (Credits: Getty images)
in foto: Un soldato ucraino e un gattino a Svitlodarsk, Ucraina (Credits: Getty images)

In questa foto io trovo tutta la bellezza del nostro essere uomini nel senso più eticamente corretto del definirci: pronti a donare e donarci in una relazione reciproca con altri individui che non sono semplicemente "oggetti" ma, appunto, parte di una vita che riguarda ogni specie vivente che si possa incontrare o meno sul nostro cammino. Riuscendo a farlo mentre ci si trova immersi nel delirio di un'altra guerra.

Non credo, così, che si debbano onorare le persone che negli scantinati o nelle metropolitane di Kiev hanno portato con sé i loro cani o gatti. Perché sono certa che loro stessi ci risponderebbero con uno stupore questo sì del tutto legittimo. Sono certa che chiunque abbia la consuetudine di vivere con un cane o con un gatto ogni giorno, nell'intimità delle mura domestiche, del resto reagirebbe allo stesso modo se qualcuno si "complimentasse" perché li ha messi in salvo. Non è la cosa più normale del mondo da fare quando i luoghi che appartengono egualmente a noi e loro possono trasformarsi in una trappola mortale per tutti? 

Un missile ha distrutto diversi palazzi in una zona residenziale di Kiev. Un uomo porta a passeggio il cane il giorno dopo (credits: Getty images)
in foto: Un missile ha distrutto diversi palazzi in una zona residenziale di Kiev. Un uomo porta a passeggio il cane il giorno dopo (credits: Getty images)