Siamo davvero una specie complessa. E per capirlo basta fare un esempio recentissimo, senza scomodare da subito la nostra storia evolutiva. Noi esseri umani abbiamo passato e stiamo passando ancora un periodo atroce per la nostra sopravvivenza: combattere un virus che ha ucciso 5.878.328 di persone in tutto il mondo e continua a farlo (ultimi dati OMS. Fonte: Health Emergency Dashboard, 21 febbraio 2022 ore 7.36 pm). La parola pandemia è entrata nel linguaggio corrente dal 2019 e stiamo impiegando tantissime energie e risorse per combattere il SARS-COV2 al fine, semplicemente, di non estinguerci.

All'alba del 24 febbraio 2022, però, ancora in piena emergenza sanitaria, ci svegliamo con una guerra appena iniziata in Europa. L'Ucraina è stata invasa dalla Russia, il rumore delle armi copre di nuovo il pianeta Terra in quel Vecchio Continente mai pago, come il resto del mondo, di essere teatro di morte e distruzione ad opera di Homo sapiens.

Eccoci qui, piccoli umani immersi in quella che è solo una piccola fetta temporale di questo Terzo millennio. Siamo ancora così tanto simili a chi ci ha già preceduto: di nuovo animali tra animali che vivono nell'enorme contraddizione che appartiene a ciò che, in realtà, riguarda la nostra stessa natura. Siamo costruttori e distruttori, capaci di grandi slanci di solidarietà e autori di genocidi, guerre fratricide, odi xenofobi e sterminatori anche di altre specie oltre alla nostra.

Un'analisi più approfondita su chi è l'uomo, allora, può servire per scavare dentro di noi, perché solo capendo chi siamo possiamo capire cosa facciamo ed è fondamentale per andare oltre gli scenari geopolitici e le riflessioni pur sempre importantissime sugli interessi economici in gioco in una guerra come quella in cui oggi ci siamo svegliati.

Lo scenario di guerra che oggi tocca da vicino noi occidentali del resto in altre parti del mondo riguarda costantemente molte popolazioni: il mondo è teatro di belligeranza da quando esistiamo. Ed è nell'antropologia, la scienza che studia gli aspetti più rilevanti della nostra specie dal punto di vista morfologico, fisiologico e non ultimo psicologico, che si trovano risposte o, almeno, si incontrano le domande fondamentali che riguardano Homo sapiens.

Per farlo, dunque, possiamo prendere a prestito i pensieri di due personalità importanti come Jared Diamond e Telmo Pievani: attraverso la lettura di due libri che hanno scritto possono infatti darci la misura della grandezza e della bassezza, allo stesso tempo, a cui la nostra specie riesce a tendere.

Diamond, professore di Fisiologia all'Università della California di Los Angeles e biologo evolutivo, è noto ai più per il suo libro del 1997 "Armi, acciaio e malattie" ma è ne "Il terzo scimpanzè" del 1994 che inizia il suo viaggio nel descriverci chi siamo, soffermandosi anche sugli aspetti più disastrosi che la nostra specie ha causato alle altre ma anche e soprattutto a se stessa.

La sinossi del suo libro è molto chiara: «L’uomo é manifestamente diverso da tutti gli altri animali. Lo è soprattutto grazie al controllo assoluto (o quasi) che ha conseguito sulla natura, un controllo che si esprime nelle forme più peculiari della nostra civiltà. Alle capacità esclusive che hanno fatto dell’Homo sapiens il padrone del pianeta sono però associati anche aspetti oscuri, che proiettano ombre sinistre sul nostro futuro: genocidi, guerre, distruzione delle risorse. Ma l’uomo, nel bene e nel male, è anche un semplice mammifero primate, un terzo genere che condivide con le altre due specie di scimpanzé più del 98 per cento del corredo genetico».

Lo studioso americano, dopo un approfondito excursus sulla nostra evoluzione, analizza nel dettaglio temi come l'autodistruzione ("Perché fumiamo, beviamo e facciamo uso di droghe?"), la propensione alla violenza e al genocidio.

C'è un passaggio in cui l'autore, sebbene stiamo parlando di un testo di ormai quasi trent'anni fa, descrive ciò che anche ora stiamo vivendo: «La nostra specie si trova oggi al culmine dello sviluppo demografico, dell'estensione geografica del controllo della produttività del Pianeta. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che stiamo anche rovesciando questo progresso molto più rapidamente di come lo abbiamo creato: il nostro potere minaccia la nostra stessa esistenza. Non sappiamo se faremo saltare in aria il nostro pianeta prima di cuocerci a fuoco lento in uno stufato causato dall'effetto serra, dall'inquinamento, dalla distruzione dell'habitat, da un numero sempre crescente di bocche da sfamare, da una minore disponibilità di cibo per sfamare tali bocche, e dallo sterminio di altre specie che forniranno la base delle nostre risorse».

Ma è quando parla di guerre che si arriva al nocciolo della questione rispetto a quello che, appunto, anche nel 2022 stiamo continuando a mettere in atto: «La competizione all’interno della specie non è un’esclusiva umana: è inevitabile che la concorrenza più serrata avvenga tra individui della stessa specie, a causa della loro più stretta somiglianza ecologica. Ciò che varia molto da una specie all’altra è la forma che assume la lotta».

Diamond  così prima fa esempi su altre specie: «Fra i leoni e gli scimpanzé comuni, piccoli gruppi di maschi che potrebbero essere fratelli lottano spesso all’ultimo sangue. Fra lupi e fra iene le fazioni in lotta sono costituite dai branchi, mentre alcune colonie di formiche si impegnano in guerre su grande scala contro altre colonie. Benché in alcuni casi le lotte si concludano solo con la morte dell’antagonista, nessun animale minaccia anche lontanamente la propria esistenza come specie con queste uccisioni».

Per poi appunto ritornare sugli esseri umani, che comunque competono fra loro per il territorio come quasi tutte le altre specie animali ma si distinguono per il tipo di violenza che mettono in atto: «La xenofobia è connaturata in modo particolare nell’uomo, perché il nostro comportamento è, in gran parte, specificato culturalmente e non geneticamente, e perché le differenze culturali fra le varie popolazioni sono assai marcate; sono quelle differenze che ci permettono di riconoscere a prima vista i membri di altri gruppi fin dagli abiti o dall’acconciatura dei capelli, cosa che non è possibile per i lupi e per gli scimpanzé. Ciò che rende la nostra xenofobia molto più letale di quella degli scimpanzé è ovvio: grazie alle nostre nuovissime armi, possiamo sterminarci in massa e a distanza».

Non siamo dunque i soli a perseverare nel far del male all'altro nel mondo animale, ma siamo i soli che hanno migliorato le tecniche per distruggersi reciprocamente. Infatti Diamond ricorda anche che ci differenziamo in questo anche dai nostri parenti più prossimi che sono capaci di altrettanta violenza ma non dell'evoluzione tecnologica che invece caratterizza Homo sapiens: «Jane Goodall ha documentato come i maschi di un gruppo di scimpanzé comuni abbiano ucciso a uno a uno gli individui del gruppo vicino per usurparne infine il territorio; ma quegli scimpanzé non avevano alcun mezzo per uccidere i membri di un gruppo più lontano, né di sterminare tutti gli scimpanzé del mondo (inclusi loro stessi). Le stragi su base xenofoba hanno quindi innumerevoli antecedenti animali, ma soltanto l’uomo le ha perfezionate al punto di mettere in pericolo la sopravvivenza della sua intera specie: questa minaccia potenziale si è ora aggiunta all’arte e al linguaggio nel novero dei caratteri peculiarmente umani».

Telmo Pievani, professore ordinario del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova e evoluzionista, nel recente "Homo sapiens e altre catastrofi" ci mostra però anche il lato migliore della nostra specie. L'evoluzionista racconta quella che nella prefazione Niles Eldredge definisce «la meravigliosa storia dell'evoluzione umana».

Lo stesso Pievani, proprio su Kodami, ha così risposto a una domanda che anche in questi giorni di guerra in Europa ritorna appunto prepotentemente alla mente: la nostra specie è sorprendente per le grandi capacità che ha e allo stesso tempo per questo continuo far del male ai propri simili, alle altre specie e al Pianeta stesso. A differenza degli altri animali. Perché? «Noi lo chiamiamo il gap evoluzionistico – ha chiarito il professore durante il nostro incontro per MeetKodami – Siamo partiti appunto come un ramoscello del grande albero della famiglia dei primati e poi, soprattutto a partire da 60 mila anni fa, tutto a un tratto è successo qualcosa che ci ha cambiato radicalmente rispetto agli altri animali. Ancora non riusciamo a capire bene cosa: è stata una sorta di rivoluzione comportamentale molto veloce e questo è strano. Quindi probabilmente non è stato qualcosa di biologico ma di cognitivo o di culturale. Molti, e io sono d'accordo, sospettano che ci sia di mezzo il linguaggio. Ed è il linguaggio articolato ciò che ha creato quella differenza che poi a cascata ha generato organizzazione sociale, cooperazione, capacità di muoversi nello spazio, immaginazione, la possibilità di condividere anche delle idee astratte. Per esempio gli animali questa cosa apparentemente non la fanno. E così, forse, quel passaggio ha determinato una valanga. Nel senso che da lì in poi siamo cresciuti demograficamente, abbiamo cominciato a sfruttare il territorio, le risorse. E ci ritroviamo con questa grande accelerazione fino a oggi. E oggi, però, tantissimi dati ci dicono che qualcosa si è rotto».

Lasciando a chi legge e qualora ne abbia voglia la possibilità di approfondire i libri citati, in conclusione torniamo ancora su di noi e sul ciò che attiene il motivo stesso per cui Kodami esiste: la convivenza e la relazione tra le specie e il nostro ruolo in questo Pianeta in cui siamo ospiti come gli altri esseri viventi.

Per farlo un'immagine può servire più di tante parole. E' quella che in parte avete visto in apertura di questo articolo e che a seguire può essere osservata in tutta la sua potenza. Nel 1963 un quotidiano inglese, Illustrated London News, pubblicava lo scatto di un'installazione che era stata adibita allo zoo del Bronx a New York. I visitatori, dopo aver girato osservando per loro piacere le bestie più feroci del Pianeta lì segregate, si ritrovavano di fronte a una gabbia che in realtà li metteva di fronte a uno specchio.

In basso, a caratteri cubitali, una scritta: "Stai guardando l'animale più pericoloso al mondo. Solo lui tra tutti gli animali mai vissuti può sterminare (e lo ha fatto) intere specie di animali. Adesso ha acquisito il potere di spazzare via tutta la vita sulla terra".  Intere specie di animali, appunto e oggi, a quella frase, possiamo aggiungere: “… e anche quella di cui fa parte".