Siamo l'unica specie animale che fa la guerra ai propri simili? Se per guerra intendiamo un fenomeno sociale di violenza organizzata fra gruppi di propri simili la risposta è no, anche se ovviamente le guerre degli altri animali non sono comparabili alle nostre.

Anche gli altri animali infatti possono impegnarsi in scontri organizzati, sia con specie imparentate, sia con altri gruppi di individui della propria specie. Gli esempi più emblematici di modelli comportamentali violenti simili ai nostri appartengono agli scimpanzé e alle formiche.

Battaglie campali tra scimpanzé

Uno degli animali che mostra il comportamento più facilmente riconducibile alle nostre guerre è anche uno dei nostri parenti più prossimi. Stiamo parlando degli scimpanzé (Pan troglodytes), animali con cui, secondo studi acclarati, condividiamo ben il 98,8% del genoma.

Questi grandi primati africani, che l'immaginario comune dipinge come "scimmie tranquille" tanto da poterle tenere come animali da compagnia, possono essere, come tantissimi altri animali selvatici, piuttosto violenti. Gli scimpanzé sono primati altamente territoriali e uccidono frequentemente altri scimpanzé di gruppi confinanti. Negli anni di studio sui comportamenti sociali degli scimpanzé del Parco Nazionale di Gombe in Tanzania, Jane Goodall descrisse gruppi di scimpanzé maschi che pattugliavano i confini del loro territorio, attaccando brutalmente gli scimpanzé che sconfinavano nelle loro zone.

La primatologa Jane Goodall durante i suoi studi a Gombe
in foto: La primatologa Jane Goodall durante i suoi studi a Gombe

Uno studio pubblicato nel 2010 su ScienceDirect ha rilevato che gli scimpanzé si impegnano in vere e proprie guerre di conquista per il territorio, ottenendo l'accesso a più risorse, cibo e femmine. Le pattuglie di grandi gruppi prendono anche il controllo del territorio di un gruppo più piccolo, mentre gruppi più piccoli tendono ad evitare il contatto con i loro vicini.

Ad esempio, durante uno studio decennale su una famiglia di scimpanzé nel Kibale National Park in Uganda, i primati hanno ucciso o ferito 18 scimpanzé di altri gruppi e si sono impadroniti della loro terra.

Queste scimmie sono state osservate attaccare anche altre specie: un team di ricerca dell'Università di Osnabrück e del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, in Germania, ha documentato per la prima volta, in uno studio recentemente pubblicato su Scientific Reports, due attacchi letali di scimpanzé (Pan troglodytes troglodytes) verso un'altra specie di scimmia antropomorfa, i gorilla di pianura occidentale (Gorilla gorilla gorilla) nel Parco Nazionale di Loango in Gabon, in Africa occidentale.

Insomma, queste grandi scimmie sono ancora più simili a noi di quanto ci potremmo aspettare, ma ci sono anche tantissime differenze: ad esempio gli scimpanzé non formano coalizioni contro terze parti come facciamo noi e non producono armi di distruzione di massa. Questo passaggio ci induce a riflettere sul tipo di evoluzione culturale anche che ha determinato la nostra differenziazione, anche in questo senso, dagli altri esseri viventi che alcuni studiosi vedono nascere con l'evoluzione del linguaggio e, appunto, l'uso della tecnologia.

Guerre tra formiche

Diverse formiche argentine attaccano una grossa formica mietitrice
in foto: Diverse formiche argentine attaccano una grossa formica mietitrice

Un altro gruppo di animali estremamente violento verso i propri simili è quello delle formiche, che comprende più di sedicimila specie diverse e rappresentano uno dei gruppi animali di maggior successo sul pianeta.

Le formiche (famiglia Formicidae) sono insetti imenotteri caratterizzati da un tipo di organizzazione sociale chiamato eusocialità, uno degli esempi più alti di collaborazione tra individui. Ogni formicaio è praticamente un super-individuo in cui tutti i membri sono legati da parentela stretta. A capo di una colonia vi è solitamente una formica regina, che produce continuamente nuovi individui. I membri si suddividono i compiti anche in base alla casta di appartenenza. Pensate che ci sono in molte specie formiche deputate esclusivamente a distribuire tramiti rigurgiti sostanze nutritive e liquidi alle proprie compagne.

Differenze morfologiche tra una soldato (in alto) e un’operaia (in basso)
in foto: Differenze morfologiche tra una soldato (in alto) e un’operaia (in basso)

I soldati in particolare sono deputati alla difesa e all'attacco e la loro "vocazione" risulta evidente dall'arsenale di cui sono munite. Le soldato sono grosse, hanno mandibole, pinze e ghiandole per emettere armi chimiche come acidi e sostanze urticanti. Una singola formica è una minaccia insignificante per qualsiasi animale, ma milioni di individui perfettamente coordinati possono abbattere praticamente qualsiasi avversario, persino enormi tarantole e piccoli vertebrati.

I formicai controllano attivamente un territorio che difendono da qualsiasi tipo di intruso, incluse altre formiche della propria specie. Anzi, bramando le stesse risorse, le altre formiche sono i competitors più accaniti. Sono state osservate innumerevoli eventi di attacchi tra formiche della stessa specie al solo fine di annientare totalmente un altro formicaio avversario.

Una colonna di formiche legionarie africane
in foto: Una colonna di formiche legionarie africane

Un noto gruppo di guerriere è quello delle formiche legionarie, comprendenti varie specie diffuse in tutta la fascia tropicale. Le legionarie sono delle guerrafondaie nomadi: invece di stabilirsi in una zona fissa, si spostano in colonne organizzate continuamente, razziando e divorando qualsiasi organismo incontrano – delle giuste dimensioni – sul suolo della foresta. Quando devono fermarsi, formano "accampamenti" temporanei tramite un vero e proprio intreccio tra individui.

Un'altra specie è invece responsabile di una sorta di "guerra mondiale" tra formiche. Si tratta della formica argentina (Linepithema humile), protagonista tra l'altro di un famoso racconto di Italo Calvino. Questa formica sudamericana è estremamente piccola ma ha due particolarità davvero letali: ogni colonia ha più regine, capaci di sfornare in continuazione nuovi individui e raggiungere numeri davvero impressionanti; inoltre le colonie più strettamente imparentate dal punto di vista genetico riescono a riconoscersi tra di loro, collaborando a formare una sorta di "impero".

Nei territori originari di questa specie, selezione naturale e variabilità genetica hanno permesso di formare un equilibrio tra vari schieramenti, che non riescono quindi a prevalere gli uni sugli altri. Come al solito l'uomo però ha complicato le cose: esportando involontariamente le formiche argentine di una sola linea genetica i vari continenti, ha prodotto un impero trans-oceanico di proporzioni vastissime, causando enormi problemi alle faune locali e anche all'uomo stesso. Vari studi scientifici hanno segnalato per la prima volta la specie in California nel 2000, poi in Europa nel 2002,in Giappone nel 2009, e Australia nel 2010, utilizzando analisi genetiche, comportamentali e chimiche per dimostrare che le supercolonie introdotte in continenti separati rappresentano effettivamente un'unica supercolonia globale.

Diffusione della formica argentina. In grigio areale nativo; in nero areale di introduzione
in foto: Diffusione della formica argentina. In grigio areale nativo; in nero areale di introduzione

Ma le similitudini tra le formiche e l'uomo non si fermano a questo: le formiche sono anche gli unici animali oltre l'uomo capaci di schiavizzare i propri simili. Alcune specie non posseggono infatti operaie, e per il duro lavoro all'interno del formicaio attaccano e depredano le colonie vicine di altre specie, uccidendo gli adulti e rubando le larve. Quando queste cresceranno, lavoreranno per i loro schiavisti fino alla morte.