Che rumore fa una specie animale quando si estingue? Apparentemente nessuno, visto che siamo ormai a un passo dal perdere per sempre il più piccolo tra tutti i cetacei conosciuti nell'indifferenza più totale. Oggi in tutto il mondo si celebra l'International Save The Vaquita Day, la giornata dedicata alla conservazione del più minacciato tra tutti i mammiferi marini: la vaquita (Phocoena sinus). Conosciuta anche focena del golfo della California si tratta del più piccolo rappresentate di tutto l'ordine dei cetacei, ma anche una delle specie a cui dobbiamo prepararci a dire addio. Nelle acque messicane del mare di Cortez sono rimaste infatti a malapena una decina di esemplari della "piccola vacca", che è ormai a un passo dall'estinzione.

La piccola vacca di mare

Descritta per la prima volta dalla scienza solamente nel 1958, conosciamo l'aspetto della vaquita soltanto dal 1985, quando furono studiati per la prima volta degli esemplari completi. Prima di allora non sapevamo assolutamente nulla di questa focena, ne quante fossero. Già a partire da anni 90 del secolo scorso abbiamo iniziato a capire quanto però fosse critico il suo stato di conservazione. Nel 1997 le stime più ottimistiche parlavano di una popolazione globale di circa 567 individui. Numeri precipitati drasticamente appena 10 anni dopo, quando ne erano rimaste circa 150. Nel 2018 si contavano invece appena 19 vaquite, che oggi sono ridotte a malapena a 10. Un'intera specie animale racchiusa in 10 piccoli cetacei.

Poco o nulla si sa sulla vita e il comportamento di questa focena, che raggiunge le dimensioni massime di appena 1,5 metri nelle femmine. Per la loro macchia scura intorno agli occhi sono chiamati anche "i panda del mare" e si pensa conducano una vita solitaria, o in piccoli gruppi, ma dato che l'intera popolazione mondiale si conta sulle dite due mani difficilmente lo sapremo davvero. Sono cetacei piuttosto generalisti, che si cibano di pesci di fondale, crostacei e soprattutto calamari. Nonostante l'attenzione mediatica che associazioni, artisti e persino personalità influenti come Leonardo DiCaprio hanno rivolto a questo piccolo mammifero marino, tutte le azioni intraprese per provare a scongiurarne l'estinzione sono tutte miseramente fallite. Ma cosa ha causato la sparizione così rapida della vaquita?

La pesca insostenibile e il fallimento delle misure di protezione

Le piccole focene endemiche del golfo della California sono minacciate quasi esclusivamente per una sola ragione: il bycatch, la pesca accessoria. Le vaquita infatti finiscono catturate per sbaglio nelle reti da pesca commerciale e del totoaba (Totoaba macdonaldi), un raro pesce anch'esso criticamente minacciato di estinzione e molto apprezzato in Cina. La pesca del totoaba è illegale dal 1975, ma questo non ha fermato il declino di entrambe le specie, nonostante i tentativi di protezione. Secondo Earth League International, una vescica natatoria di totoaba essiccata e invecchiata per 10 anni può valere circa 70mila euro al chilo in Cina. Non sorprende quindi che dietro il declino della vaquita sia coinvolti indirettamente persino la criminalità organizzata cinese e messicana, che trae grossi profitti dalla pesca illegale di questi pesci.

Le ultime vaquite nuotano solamente nelle acque della costa settentrionale del golfo della California

Su pressione degli scienziati e delle associazioni il governo messicano ha provato più volte a limitare l'accesso all'area e a regolamentare la pesca. Nel 2017 l'uso delle reti era stato vietato in tutta l'area, ma nemmeno queste restrizioni sono serviste ad arrestare il declino, anzi. Rassegnandosi all'ormai ineluttabilità dell'estinzione il governo di Città del Messico ha annunciato che potrebbe rivedere le restrizioni dell'intera area, per riaprirle almeno parzialmente la pesca. Le possibilità di ripresa delle vaquita sono talmente scarse che qualsiasi tipo di protezione sarebbe ormai inutile secondo molti. L'annuncio è arrivato tra l'altro lo scorso marzo, due mesi dopo che un pescatore messicano ha perso la vita durante uno scontro con gli attivisti Sea Shepard.

Non resta quindi che accettare l'ennesima estinzione per mano dell'uomo, sperando che almeno questa volta serva a generare un po' di rumore.