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Messaggi e telefonate minatori in cui, oltre a minacciare lei, prometteva di «prenderle i cani, torturarli e ammazzarli» per punirla. Ancora una volta sono le cronache a confermare come spesso partner o ex partner violenti sfoghino le loro pulsioni non solo sulle donne ma anche sugli animali, minacciandoli o nei casi peggiori effettivamente maltrattandoli o uccidendoli per ferire, indirettamente, anche le compagne o ex compagne.

L’ultima dimostrazione arriva da Piacenza, dove un uomo di 40 anni è stato condannato a un anno e 8 mesi per avere perseguitato l’ex che lo scorso anno lo aveva fatto arrestare per maltrattamenti. Il quarantenne, stando a quanto ricostruito in aula, dopo l’arresto e la condanna ai domiciliari aveva iniziato a chiamare la donna e a inviarle messaggi scritti e vocali a ripetizione, in cui oltre a minacciarla e insultarla chiamava in causa anche i suoi cani: «Li prendo e li torturo davanti a te, li brucio vivi, li ammazzo», era il tenore delle chiamate.

Parole e minacce, spesso gesti, che confermano la correlazione tra violenza contro le donne e violenza contro gli animali, un tema di cui Kodami si è già occupato affrontandolo con Francesca Sorcinelli, educatrice professionale, esperta di zooantropologia della devianza (la scienza che sfrutta nozioni di criminologia, psicologia, sociologia della devianza, veterinaria forense ed etologia per studiare il fenomeno del maltrattamento animale) e fondatrice e presidente di Link-Italia.

La correlazione tra violenza contro le donne e violenza contro gli animali

La casistica riguardante episodi di violenza conferma infatti che nella stragrande maggioranza dei casi chi compie un atto di violenza o crudeltà verso gli animali potrebbe compierlo, o averlo già compiuto, anche sugli esseri umani. E anche quando si parla di violenza domestica e violenza sulle donne il cosiddetto “link”, la correlazione tra violenza contro gli esseri umani e crudeltà verso gli animali, emerge in modo chiaro.

«La violenza e la crudeltà verso gli animali sono tratti specifici di pericolosità sociale. Inserite in un contesto domestico, se è il partner a esercitare questa violenza, è un indicatore di rischio anche per le donne e per i minori che vivono a stretto contatto con lui – aveva spiegato Sorcinelli a Kodami – Centinaia di casi che abbiamo trattato hanno dimostrato che in ambito domestico, in presenza di partner abusante, quest’ultimo spesso minaccia di ferire e uccidere, o ferisce e uccide, l’animale, per instaurare un clima di terrore verso la donna di cui sta abusando».

Uno scenario che ricalca fedelmente quanto accaduto nel caso di Piacenza: le minacce del 40enne non erano dirette soltanto all’ex compagna ma anche ai suoi cani, sfruttati per incuterle ancora più paura e cercare di soggiogarla e piegarla al suo volere. Minacciare di fare del male agli animali domestici, parte integrante di nuclei familiari e compagni di vita, è d’altronde «una strategia predatoria molto efficace – aveva confermato Sorcinelli – Spesso le donne non se ne vanno di casa per non lasciare l’animale in balia del partner abusante: il dato italiano è del 70%, e non tiene conto di un sommerso enorme. In Italia in particolare per le donne abusate è difficile raccontare anche questo aspetto delle violenze, ovvero il trauma e la devastazione psicologica derivanti dal vedere il proprio cane, gatto o animale domestico sottoposto a violenze o di saperlo a rischio di tortura o uccisione».

Il 40enne piacentino, già in carcere per avere violato il divieto di avvicinamento all’ex compagna imposto da un giudice al termine del processo per maltrattamenti, è stato adesso condannato a un altro periodo in carcere proprio per lo stalking. Una condanna cui si è arrivati anche tenendo conto delle minacce nei confronti dei cani della donna, considerati da pubblico ministero e giudice un campanello d’allarme da non sottovalutare.