I comunissimi pesci rossi sono tra gli animali da compagnia più diffusi al mondo. Regalati, venduti e acquistati per pochi euro, tutti almeno una volta ne abbiamo posseduto uno oppure li abbiamo visti in piccoli acquari o bocce di vetro. Sono tra gli animali più sottovalutati e maltrattati tra tutti, perché sono facili da allevare e si tende a credere necessitino di poco spazio e impegno. Col tempo molte persone capiscono che non possono più prendersene cura o semplicemente si stancano e finiscono infine per liberarli (in buona fede) in stagni, fiumi e laghi, nella speranza di dar loro una vita migliore. Ma è un pessimo errore. Se in acquario a causa degli spazi ridotti questi pesci d'acqua dolce raramente superano i 5 cm di lunghezza, quando hanno a disposizione più spazio e più ossigeno possono trasformarsi in veri e propri giganti, arrivando a superare persino i 40 cm di lunghezza. Nei laghi e nei fiumi dove sono stati liberati sono diventati anche una delle specie invasive più voraci e dannose, provocando effetti negativi enormi sulla fauna locale e sugli interi ecosistemi.

Da dove vengono i pesci rossi (che originariamente non sono rossi)

Un esemplare di pesce rosso con la sua colorazione naturale
in foto: Un esemplare di pesce rosso con la sua colorazione naturale

Il pesce rosso (Carassius auratus) è stato domesticato circa 1200 anni fa nell'antica Cina a partire probabilmente dal carassio, noto anche come e carpa cruciana. Come per molti pesci le sue scaglie erano originariamente di colore grigio-argentato, e non rosse o arancioni. Il cambiamento di colore si deve a una mutazione comparsa spontaneamente negli animali di allevamento, che sono stati successivamente reincrociati e selezionati per permettere di fissarla. Le scaglie rosse sono comparse per la prima volta durante la dinastia Jìn, tra il 265 e il 420 d.C. Da allora sono state selezionate centinaia di varietà differenti, di tutte le forme, dimensioni e colori: bianco, giallo, arancione, rosso, marrone e nero.

La facilità di allevamento, la bellezza dei colori brillanti e l'ampia varietà di forme domestiche li hanno resi i pesci ornamentali più diffusi e apprezzati al mondo. A partire dal 1600 dall'Asia hanno iniziato a diffondersi nelle case, nei parchi e nei giardini di tutta Europa, finendo per arrivare in Nord America intorno alla metà del 1800. Da allora a causa delle liberazioni hanno iniziato a colonizzare fiumi, stagni e laghi di tutto il mondo, diventando una delle specie più invasive del pianeta. La FAO nel 2018 ha stimato una produzione globale di pesci rossi di oltre 3000 milioni di tonnellate.

I danni ambientali dei pesci rossi

Liberare un piccolo pesce rosso in uno stagno o un fiume potrà sembrare un gesto apparentemente innocuo, mosso nella maggior parte dei casi dalle più buone intenzioni. Una volta naturalizzati in un nuovo habitat questi ciprinidi possono però diventare delle vere e proprie piaghe ambientali, ovviamente a loro insaputa. Ne sanno qualcosa i funzionari di Burnsville, in Minnesota, che attraverso Twitter hanno lanciato un appello disperato per pregare le persone di smettere di liberare pesci rossi.

Con spazio e cibo a disposizione i pesci rossi diventano enormi, si riproducono velocemente e iniziano a mangiare qualsiasi cosa capiti a tiro. Insetti, altri pesci, girini e persino anfibi adulti, alterando spesso irrimediabilmente i delicati equilibri degli ecosistemi. Appelli come quelli lanciati a Burnsville sono ormai frequenti in tutto il Nord America e non solo. La proliferazione di questa specie minaccia non solo la fauna locale, ma contribuisce inoltre ad alterare la qualità delle acque e ad impoverire dei fondali.

I costi per eradicare questa specie da stagni e laghi per ripristinare gli ecosistemi sono enormi. Lo scorso aprile la contea di Carver, sempre in Minnesota, ha siglato un contratto da 88mila dollari con una società di consulenza per pianificare la rimozione dei voraci pesci rossi dalle proprie acque. Nel 2018, invece, i funzionari dello stato di Washington hanno dichiarato che avrebbero speso ben 150mila dollari per ripristinare lo stato naturale di un lago vicino a Spokane.

Questione di benessere

Le bocce di vetro, con le loro pareti curve, sono il posto peggiore in cui tenere un pesce rosso
in foto: Le bocce di vetro, con le loro pareti curve, sono il posto peggiore in cui tenere un pesce rosso

Liberare i pesci rossi può causare quindi danni devastanti all'ambiente, ma decidere di accudirne uno dovrebbe essere una scelta altrettanto responsabile e assolutamente da non prendere alla leggera. Troppo spesso questi ciprinidi dorati finiscono in vasche anguste, poco ossigenate o addirittura in bocce di vetro imbarazzanti ai limiti della sopravvivenza. Come qualsiasi altro animale decidere di adottarne uno significa assumersi la responsabilità di prendersene cura e garantirgli le migliori condizioni di vita possibile. I pesci rossi sono animali gregari e sociali, dalle insolite e inaspettate capacità cognitive. Sono in grado di apprendere comportamenti complessi e possono persino imparare a riconoscere i volti gli esseri umani.

Come qualsiasi altro animale possiede esigenze ecologiche, alimentari e spaziali che dovrebbero essere sempre garantite. Ovviamente anche per i pesci rossi vale la regola del più «grande è l'acquario meglio è», ma ogni esemplare dovrebbe avere a disposizione perlomeno 100 litri di acqua, costantemente ricambiata e ossigenata, oltre che uno spazio arricchito da vegetazione e substrato. Basta quindi alle sterili vaschette di plastica e alle inguardabili bocce di vetro. Se non volete o potete accudire al meglio un pesce rosso semplicemente non fatelo. Se invece decidete di adottarne uno fatelo assumendovi tutte le responsabilità. Se infine non potete più accudirlo, trovategli una sistemazione migliore, ma assolutamente mai e poi mai liberarli in natura.