Sono tanti i gatti il cui manto presenta un bellissimo motivo tigrato, a strisce o a macchie, che rende il loro aspetto fiero e simile a un grande felino come la tigre. A tal proposito un team di ricercatori del Dipartimento di Genetica della Stanford University si è chiesto quali fossero i meccanismi genetici e cellulari che facessero comparire le striature nel pelo dei gatti. La ricerca, che è stata pubblicata successivamente su Nature Communications, ha portato all'identificazione del gene chiave: il DKK4, che regola lo sviluppo precoce dei diversi modelli di pelo ed è probabilmente coinvolto anche nella colorazione di altri mammiferi.

Identificare questo gene ha però richiesto molto lavoro. I ricercatori hanno infatti recuperato tessuti di gatti dalle cliniche che si occupavano di sterilizzazione. Lo scopo era quello di esaminare in laboratorio gli embrioni non più vitali presenti in alcuni uteri per vedere se c'erano indizi di sviluppo del manto che presenterà poi il micio. Fortunatamente sono riusciti a trovare quello che cercavano: si sono infatti accorti che determinate aree presentavano un ispessimento cutaneo, mentre altre rimanevano sottili.

Queste aree spesse sono quelle che con il tempo daranno poi vita alle chiazze di pelo scure, mentre le zone sottili quelle che diventeranno chiare, creando così l'alternanza di colori. La cosa interessante è che queste aree diverse si creano prima della maturazione dei follicoli piliferi e quindi prima della formazione del pelo. A determinare il meccanismo del colore quindi non è la sola presenza di un qualche pigmento, ma proprio la morfologia del tessuto che determina poi la struttura del follicolo pilifero.

Ma qual è il gene che determina l'ispessimento della pelle e, conseguentemente, il pelo scuro che uscirà poi fuori? Si sono chiesti i ricercatori. Da qui, la scoperta: sono diversi i geni che codificano per la pelle spessa, chiamati Wnt per la via di segnalazione in cui sono coinvolti, ma uno in particolare, era più attivo degli altri, il Dkk4. Questo gene, che risultava particolarmente attivo nella parte ispessita ma non nelle zone sottili, codifica per una proteina che inibisce il funzionamento dei geni Wnt. Quando Dkk4 e Wnt si bilanciano, quindi nessuno dei due sovrasta l'altro e lo disattiva, la zona diventa scura, mentre se è Dkk4 a vincere, si crea la macchia chiara. Insomma, l'alternanza delle strisce è dovuta a una sorta di combattimento tra i geni Wnt e il Dkk4.

Il team suggerisce che Dkk4 si potrebbe diffondere nei tessuti più velocemente della via di segnalazione Wnt, e che questa differenza di velocità può determinare una distribuzione irregolare delle chiazze. Infine, hanno scoperto anche che le razze che hanno un aspetto uniforme, senza alcuna chiazza né striscia, come ad esempio l'Abissino, hanno una versione mutata del gene Dkk4 che lo rende inattivo. Ulteriori ricerche potranno verificare se questi meccanismi si applicano anche ai gatti selvatici o addirittura anche alle giraffe e le zebre.

Toyger, l'affidabile gatto tigre