Alle Isole Svalbard un orso polare si è avvicinato al campo tendato nella notte in cerca di cibo, ha ferito una turista francese ad un braccio ed è stato allontanato a colpi di fucile. Ferito gravemente e successivamente localizzato è stato abbattuto. Nessun pericolo di vita, fortunatamente, per la donna che stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza in un campeggio all’aperto a Sveasletta nel Nordfjorden, sul lato nord dell’Isfjorden.

La notizia arriva dallo Svalbardposten, quotidiano delle isole norvegesi. Secondo il giornale è stato lo stesso governatore dell’area ad intervenire, raggiungendo la località turistica in elicottero per coordinare le azioni di soccorso della giovane donna che non era in vacanza da sola ma faceva parte di un gruppo di 25 persone, tutte evacuate in seguito all’incidente.

Probabilmente l’orso era lo stesso che era stato avvistato e segnalato alle autorità nelle ore precedenti l’incidente ma, a quanto racconta al giornale il responsabile del tour operator Kjell Arne Lundin, il grande esemplare bianco non si era lasciato spaventare dai colpi sparati per allontanarlo. Il sovrintendente capo Bredli, delle istituzioni locali, ha spiegato al giornale norvegese la dinamica dell’incidente, raccontando che l’orso è stato ucciso a seguito delle valutazioni delle istituzioni e degli esperti di fauna locale riguardo alle gravi ferite che l’animale aveva riportato. Malgrado ciò la questione è oggetto di indagine di polizia e l'orso polare è stato portato a Longyearbyen per ulteriori esami.

L’area dove i è accaduto l’incidente
in foto: L’area dove i è accaduto l’incidente

Orsi polari in serio pericolo alle Isole Svalbard

Nell’area, un centinaio di chilometri dal Circolo Polare Artico, la presenza dell’orso polare è una costante che rappresenta una fortissima attrattiva turistica. Nelle ultime settimane, confermano le istituzioni locali, gli avvistamenti sono stati diversi e in diversi casi si è cercato di allontanare a colpi di arma da fuoco gli esemplari che si erano avvicinati troppo alle aeree abitate o frequentate dai turisti. «Questo deve essere un monito perché i tour operator e chiunque altro sia consapevole che gli orsi polare sono da queste parti e possono essere un pericolo» ha ricordato il sovrintendete Bredli, sottolineando che la scorsa settimana un altro campo tendato era stato fatto evacuare per lo stesso motivo. Un altro orso era stato avvistato nella località di Pyramiden e uno a Skansbukta, all’interno di una capanna.

Secondo il WWF l’orso polare, considerato tra i più grandi carnivori terrestri del Pianeta, è oggi in serio pericolo. «Stime precise sono difficili da ottenere poiché questa specie vive, a densità molto basse, in regioni impervie e disabitate. Gli ultimi dati comunque ci dicono che circa 26.000 animali, divisi in 19 sottopopolazioni, vivono nelle regioni artiche». Alle Isole Svalbard, secondo una stima locale del 2015, dovrebbero esserne rimasti un migliaio. Animali solitari, i maschi adulti solitamente misurano, partendo dalla punta del naso a quella della coda, dai 2 ai 2,5 metri e pesano dai 400 ai 600 kg, mentre le dimensioni delle femmine sono circa la metà. Si nutre principalmente di foche degli anelli, ma anche di altre specie di foche, giovani di tricheco, balene beluga, narvali, piccoli mammiferi, pesci, uccelli marini e delle loro uova.

«I cambiamenti climatici – spiega ancora il WWF – stanno mettendo a rischio la vita dell’animale simbolo dell’Artico. Non passa anno che si registra il nuovo record della temperatura più calda e del massimo ritiro dei ghiacciai. Tutto ciò influisce sulla vita dell’orso polare cambiandone le abitudini e perfino l’aspetto fisiologico. Con la diminuzione della banchisa gli orsi faticano a trovare cibo, perché pur essendo ottimi nuotatori, devono affrontare spostamenti sempre più lunghi e più frequenti in mare aperto».

Turismo, un’arma a doppio taglio per gli orsi

Anche il turismo però può rappresentare un grande pericolo per gli esemplari rimasti. L’enorme attrattiva esercitata da questi straordinari animali, infatti, li ha trasformati nell’oggetto del desiderio dei gruppi di turisti che, pur con le migliori intenzioni, arrivano da tutto il mondo per avere il privilegio di osservarne uno nel suo habitat originario. Ma la mancanza di cibo che li spinge sempre più ad avvicinarsi ai centri abitati e l’imperativo di sparare in caso di pericolo (tutti gli abitanti delle isole hanno un’arma per proteggersi da eventuali attacchi, anche se sono obbligati prima a sparare per dissuaderli e non per ucciderli) crea sempre più spesso le condizioni per incidenti dove ad avere la peggio non sono esclusivamente i turisti.

L’ultimo, nel 2020, quando un uomo olandese di 38 anni è stato attaccato e ucciso in un campeggio a Longyearbyen, capoluogo e città più popolosa delle isole norvegesi, a circa 1.300 chilometri dal Polo Nord. Sempre secondo il quotidiano Svalbardposten, la vittima era un dipendente del camping e si trattava del sesto attacco mortale di questo tipo in poco meno di 50 anni. Spesso però l'incidente non è causa di morte solo per l'uomo, ma diventa la causa anche della morte dell'orso che, inseguito per essere scacciato, viene spesso ferito a morte. Vittima inconsapevole di un sconvolgimento degli schemi naturali a cui era abituato da millenni.