Oggi, 24 giugno 2022, si celebra la Giornata mondiale del cane in ufficio. Una ricorrenza nata per celebrare il più amato tra i compagni animali anche sul posto di lavoro. La festa, nata nel mondo anglofono, si sta diffondendo sempre di più nel resto del mondo, Italia compresa, dove sempre più aziende e amministrazioni stanno aprendo le porte agli animali.

Tra queste c’è anche ilComune di Crema dove i dipendenti degli uffici comunali possono arrivare al lavoro con il loro compagni animali, una sperimentazione che durerà un anno e che consente a chi ha difficoltà a separarsi dal cane (per diverse motivazioni, ma su questo torneremo in seguito) di tenerlo vicino durante la giornata lavorativa.

Anche il Comune di Milano ha approvato un regolamento simile, già nel 2020, così come il Comune di Genova, e quello di Rozzano da tempo ormai ha “adottato” i due gatti Cris e Major e tutti se ne prendono cura quotidianamente. Anche le amministrazioni pubbliche insomma si adeguano ai bisogni e alle necessità espressi da dipendenti, tenere vicini i propri pet, proprio come già accaduto in diverse realtà private, soprattutto multinazionali  americane e relative filiali italiane: Purina, Amazon, Google e Mars, tanto per citarne alcune, ma anche Unicredit e Nintendo.

Una Giornata con il cane in ufficio per superare gli effetti della pandemia

La spinta a rendere l’ambiente lavorativo più pet friendly si è fatta ancora più forte dopo la pandemia di Coronavirus, sulla scia di studi che hanno dimostrato come la presenza degli animali sul luogo di lavoro incida favorevolmente sullo stato mentale e psicologico dei dipendenti (e anche sulla loro produttività) e sulla percezione generale dell’ambiente.

Uno studio commissionato da Purina alla University of Lincoln (UK), per esempio, ha confermato che le persone che portano spesso il proprio cane in ufficio sono più soddisfatte (+22%) delle loro condizioni di lavoro rispetto a chi lo lascia a casa, e che con il proprio pet al fianco aumenta anche la concentrazione (+33,4%), la dedizione (+16,5%), la soddisfazione nella gestione casa-lavoro (+14,9%) e la qualità di vita lavorativa (+16,9%).

Fatte le dovute premesse, resta da valutare quanto, quando e se è appropriato portare il proprio pet al lavoro. Focalizzandosi in particolare sui cani, infatti, ci sono diversi aspetti da considerare prima di promuovere un accesso indiscriminato ai luoghi di lavoro, in primis per tutelare la loro salute e il loro benessere e alcune criticità di cui va tenuto conto.

Cani al lavoro: a cosa stare attenti

«Pensiamo a un ufficio in cui tutti i dipendenti convivono con un cane e tutti decidono di portarlo al lavoro – rifletteLuca Spennacchio, istruttore cinofilo e membro delcomitato scientifico di Kodami – È difficile che tutti convivano in modo sereno e la permanenza nelle stesse mura e spesso nella stessa stanza scorra senza intoppi. Ci sono cani poco socievoli con altri cani o con le persone che non conoscono, cani territoriali, cani che si spaventano facilmente e cani che hanno bisogno di sfogare la loro energia e non si limiterebbero a stare seduti di fianco all’umano per ore.

Con la conseguenza che potrebbero finire per restare al guinzaglio, assicurati alla gamba della scrivania, per tutta la giornata. Gli spazi quindi devono essere adeguati e tagliati su misura».

Ovviamente c’è poi l’aspetto umano da considerare, e cioè quello che riguarda i colleghi: non tutti sono a loro agio con i cani, alcuni potrebbero averne paura o essere disturbati o deconcentrati dai loro naturali movimenti e spostamenti, che dovrebbero quindi essere limitati. Allo stesso modo va tenuto conto della eventuale presenza di pubblico che accede agli uffici: portare il cane in un ambiente in cui le persone si avvicendano, le porte sono costantemente aperte e chiuse e ci sono rumori, odori e volti sconosciuti potrebbe agitarli o destabilizzarli e fare lo stesso con le persone.

Un’altra criticità riguarda gli orari. I cani hanno bisogno di uscire per fare una passeggiata, per sfogare la propria energia e per le funzioni fisiologiche e l’umano di riferimento dovrebbe quindi tenerne conto e prevedere una serie di pause e interruzioni del lavoro per raggiungere spazi idonei come parchi o cortili. C’è poi il punto dei trasporti: se per raggiungere il lavoro si utilizza la macchina lo spostamento è agevole anche con il cane, ma i mezzi pubblici potrebbero rappresentare un problema.

Oltre la Giornata del cane in ufficio: come rendere possibile la svolta

Guardando oltre la Giornata mondiale del cane in ufficio, la decisione di aprire le porte a questi animali rappresenta una svolta molto positiva per il benessere dell’umano e dell’animale. Riflette anche l’inizio di un cambiamento nel modo in cui si concepisce il ruolo dell’animale nel contesto familiare e sociale e il rapporto che lo lega all’umano di riferimento. Come ogni genere di cambiamento, però, non può avvenire in modo radicale e senza una serie di accorgimenti da parte del lavoratore e dell’azienda.

«La prima cosa da cui partire è lo stato d’animo: ci vogliono buon senso e flessibilità da parte di tutti – spiega ancora Spennacchio – e la capacità di valutare se è il caso di  portare con sé il proprio cane e se il cane sarebbe a suo agio in quel contesto. Ci sono cani che soffrono per l’assenza dell’umano di riferimento o comunque a stare soli, e c’è anche chi non può contare su figure in grado di portarlo fuori durante la giornata: in questi casi portarlo al lavoro è positivo per tutti. Ci sono però altri casi in cui il cane non gradisce essere in ambienti estranei e sconosciuti, o luoghi di lavoro rumorosi o potenzialmente pericolosi per lui, e potrebbe vivere male l’esperienza».

Molto dipende dunque anche dal tipo di lavoro che si fa e dal contesto: «Se dobbiamo pensare a un ufficio veramente pet friendly dobbiamo pensare a postazioni di lavoro progettate già per una persona che ha un cane – prosegue Spennacchio – con paratie che garantiscono protezione e isolamento anche visivo e una zona abbastanza ampia per farlo muovere in sicurezza. Sicuro ci deve essere una postazione per le ciotole e un accesso facilitato a un’area verde. Spingendosi ancora oltre potremmo pensare a realtà lavorative in cui, proprio come accade per i bambini, ci siano “asili” interni in cui i cani possono essere lasciati alle cure di educatori e dog sitter che si occupano di loro durante il giorno. Allo stesso modo anche la figura del dog sitter in ambito lavorativo sarebbe utilissima: si creerebbero nuove figure nel mondo del lavoro e si faciliterebbe la vita di tutti, del lavoratore, del dog sitter che non ha più la responsabilità e l’incombenza di avere le chiavi di casa e del cane».

La richiesta crescente di portare gli animali di famiglia al lavoro «deve comunque essere uno spunto di riflessione sul modo in cui oggi viene concepita la quotidianità – conclude Spennacchio – Dopo mesi trascorsi in lockdown, a lavorare da remoto, molti si sono resi conto della quantità di tempo trascorso lontano da casa e dai propri affetti e investito nel lavoro, e di quanto poco ne resti per i propri cari. E chiedono di poter tornare a una modalità simile, o quantomeno di poterla riproporre anche in ufficio. Allo stesso modo la necessità, e non il semplice desiderio, che hanno alcuni di portare il cane con sé riflette una società in cui la maggioranza del tempo viene trascorso non a casa, circondato dagli affetti, ma sul posto di lavoro».