Oggi, ancora una volta, i Governi del mondo (193 paesi dell'Onu) si uniscono per celebrare l'Earth Day. Ma i senatori italiani cadono nel buio di un lungo inverno proprio nel giorno dell'equinozio di primavera, il 22 aprile, scelto per dare un messaggio universale e simbolico nella Giornata internazionale della Terra. Con una raffica di emendamenti, ben 246 mila da parte della Lega, l'altroieri in Senato si è di nuovo arenato il percorso per inserire all'interno della nostra Costituzione degli articoli rivolti alla tutela degli animali, dell'ambiente e della biodiversità.

C'è qualcosa che torna, purtroppo, sia a livello locale che mondiale in questo continuo riempirsi la bocca da parte dei politici di tutto il mondo della necessità di una tutela del nostro Pianeta che passa attraverso la protezione e la sostenibilità ambientale, che sono le parole d'ordine dal 1970 dell'Earth Day. Sono 31 anni che "festeggiamo" la Terra con azioni simboliche e piani per lo sviluppo di nuove politiche ambientali ma sono anche 31 anni che nulla è radicalmente cambiato: guardiamoci intorno, è abbastanza evidente che il mondo non sta meglio e così nemmeno la nostra specie e le altre che vi abitano. E frasi slogan come "salvare la Terra non è più solo un’opzione ma una necessità" sono semplicemente delle prese in giro fin quando i cittadini del Pianeta in primis non ne faranno davvero una questione politica attiva, imponendo ai rappresentanti del popolo – coloro che siedono nei palazzi del potere – una conditio sine qua non per occupare quelle poltrone.

E in questa giornata così importante ma privata ormai del suo senso più profondo dalla mancanza concreta di un cambiamento davvero percepibile (31 anni, teniamo a mente questo numero) quello che è accaduto nel Senato italiano è davvero un esempio lampante di quanto poco si sia disposti a cambiare mentalità a livello centrale almeno nel nostro Paese.

Alla base di tutto c'è il Decreto Legge di modifica della Costituzione in cui si chiede il cambiamento di tre articoli della nostra Carta: 9, 41 e 47 che in questo momento recitano così:

  • Articolo 9 – La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
  • Articolo 41 – L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
  • Articolo 117 – La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali (continua poi con le fattispecie di applicazione).

Mentre per quanto riguarda gli articoli 41 e 117 le modifiche sono relative a un riferimento all'ambiente e alla salute nel primo e all'affidare nell'ambito della potestà statale e regionale anche la tutela della fauna e dell'ambiente nel secondo, è l'articolo 9 quello che necessita di un intervento più forte e più rappresentativo della volontà di proteggere gli animali tutti e non come corollari all'esistenza della sola nostra specie. Il dl prevede semplicemente che si aggiunga a quanto già scritto che "la Repubblica tutela l’ambiente e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni; protegge la biodiversità e gli animali".

Cosa mai ci può essere di inaccettabile in una frase del genere vi starete chiedendo? Cosa mai può scatenare il fuoco di 246 mila emendamenti da parte di Roberto Calderoli in prima linea, seguito dagli altri senatori leghisti Ugo Grassi, Luigi Augussori, Alessandra Ricciardi e Daisy Pirovano tutti firmatari degli stop al dl? Secondo i leghisti la risposta sta tutta nel volere una maggiore chiarezza su quali animali. Sì, il partito di Salvini vuole fare distinzioni anche in questo caso: animali domestici ok, selvatici no e quelli di allevamento nemmeno. Giusto per ridurre all'osso la questione. E perché? Semplice anche la risposta: gli interessi dei cacciatori e degli allevatori che verrebbero sicuramente toccati nel momento in cui gli animali entrano tutti, senza distinzioni, a far parte di quella che è la Legge più importante della nostra Repubblica, l'atto normativo fondante e fondamentale del nostro Stato: la Costituzione italiana.

Da 31 anni gli uomini dicono di voler salvare il Pianeta che hanno contribuito a distruggere ma continuiamo a far finta che oggi sia un giorno importantissimo per tutti e l'Italia, con quello che è accaduto in Senato, compie un altro passo indietro verso il baratro della incapacità di guardare al Mondo come un luogo in cui non esistiamo solo noi. E il decreto legge per la modifica della Costituzione bloccato ancora una volta dalla Lega, oltre tutto, non è nemmeno quello a cui si dovrebbe arrivare una volta per tutte: nell'ultima versione presentata in Senato, infatti, era già stato eliminato quello che era il passaggio più importante, ovvero il riconoscimento degli animali come "esseri senzienti". Ma sembra davvero difficile per la nostra specie pensare al rispetto degli altri esseri viventi e quando lo facciamo è solo perché poniamo noi stessi al centro dell'attenzione, come dimostra l'ok arrivato 24 ore dal Parlamento allo stop all’importazione della fauna selvatica: un successo dovuto al fatto che lo scempio che stiamo compiendo comporta malattie che ci colpiscono direttamente.

Ci chiamiamo Homo sapiens ma di sapiens, sinceramente, abbiamo ben poco se non il nome che ci siamo dati per caratterizzare la superiorità della nostra evoluzione rispetto ai nostri simili e non agli altri animali, ricordiamolo.

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