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4 Febbraio 2022
16:55

Lupi in Trentino: Fugatti incontra Cingolani per chiedere maggiore autonomia nella gestione

La Provincia autonoma di Trento torna a chiedere maggiore autonomia nella gestione del lupo. Piero Genovesi di Ispra spiega a Kodami cosa deve accadere perché il Trentino possa effettivamente intervenire su una specie protetta.

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Il presidente della Provincia Autonoma di Trento Maurizio Fugatti, affiancato dal dirigente generale del dipartimento foreste e fauna Raffaele De Col e dall'Assessore Provinciale all’agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli, è tornato ad incontrare il Ministro per la transizione ecologica Roberto Cingolani.

Il tema al centro dell'incontro è stato ancora una volta la richiesta di maggiore autonomia nella gestione dei grandi carnivori sul territorio provinciale. 

«Abbiamo trovato nel ministro Cingolani un interlocutore attento alle problematiche che interessano il nostro territorio, a partire dalla necessità di garantire la sicurezza dei cittadini attraverso una nuova gestione dei grandi carnivori – dichiara Fugatti in una nota pubblicata dalla Provincia Autonoma di Trento – Ha ascoltato attentamente le nostre richieste e le nuove proposte sui criteri tecnici in base ai quali si potrebbero applicare nuove deroghe».

«Prima di intervenire è indispensabile valutare i rischi e i danni effettivi»

La prima richiesta di maggiore autonomia da parte di Maurizio Fugatti risale al dicembre scorso, quando il presidente della Provincia Autonoma si disse preoccupato per la presenza dell'animale, definendolo un «Un rischio per l’economia e per le persone».

Nei mesi successivi, lo stesso Fugatti ha ribadito più volte la sua posizione sull'argomento in occasione dei numerosi avvistamenti avvenuti durante l'inverno e delle due predazioni ai danni di cani a Folgaria, il 15 gennaio e a Brentonico, poche settimane dopo.

«Le province Autonome di Trento e Bolzano di fatto hanno già la possibilità di agire senza l'autorizzazione preventiva del Ministero della Transizione ecologica – spiega a Kodami Piero Genovesi, responsabile del Servizio Coordinamento Fauna Selvatica di Ispra – Come per quanto riguarda l'orso però, anche la gestione del lupo richiede una valutazione dei livelli di rischio e di danno effettivo. Prima di intervenire bisogna inoltre svolgere un'analisi che dimostri che non sia possibile agire con misure alternative come la dissuasione attiva o il radiocollaraggio, oltre ad accertarsi che la rimozione dell'animale non comprometta lo stato della specie, che è protetta da numerose normative nazionali ed internazionali».

«Può avere impatti economici, ma i rischi per le persone sono contenuti»

L'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) infatti si sta occupando proprio in questo periodo di approfondire gli aspetti che le azioni di un'ipotetica gestione autonoma  potrebbero avere sulla presenza della specie: «Al momento siamo in una fase di analisi della condizione in cui si trovano popolazioni di lupi sulle Alpi – spiega Genovesi – Ad oggi però, non abbiamo mai ricevuto alcuna richiesta di intervento per casi specifici di individui potenzialmente problematici per le persone».

La presenza del lupo nei boschi del nostro paese infatti, secondo Genovesi non rappresenta un reale rischio per gli esseri umani: «Si tratta di una specie la cui presenza può effettivamente avere impatti economici – afferma l'esperto di Ispra – Negli ultimi secoli però, non vi sono mai stati comportamenti preoccupanti nei confronti delle persone, eccezion fatta per un caso in Puglia, dove un individuo era divenuto molto confidente».

Per quanto riguarda le predazioni avvenute ai danni dei cani nelle ultime settimane invece, non si mostra meravigliato: «Questi attacchi, per cui in ogni caso non è previsto l'allontanamento del lupo, avvengono frequentemente anche in altri luoghi. La nostra richiesta ai conduttori infatti è quella di non lasciare i cani liberi di muoversi nei boschi dove vi è la presenza del lupo – conclude Genovesi – Personalmente però non mi sento in pericolo quando vado nel bosco. Sono più preoccupato per esempio, del comportamento di alcuni branchi di cani da pastore malgestiti e liberi di muoversi sui territori dell'appennino».

«Bisogna parlare del lupo con equità ed oggettività»

Dopo la quasi totale scomparsa del lupo sul territorio italiano, a partire dagli anni 70 il lupo sta tornando ad abitare il nostro paese: «Dal punto di vista ecosistemico la sua presenza non rappresenta assolutamente un rischio, in quanto si tratta di un animale autoctono dell'ambiente alpino – spiega a Kodami Andrea Mustoni, biologo del Parco Naturale Adamello Brenta – Questi animali si espandono in risposta a stimoli spesso poco prevedibili e in questo periodo storico in particolare, stiamo osservando un aumento diffuso dalla Spagna alle Alpi Dinariche, senza risparmiare il Nord Europa. Come spesso accade, questo fenomeno è dato da una moltitudine di fattori antropici e ambientali, che si influenzano l'un l'altro dando forma alla complessità della Natura».

La sua presenza però, secondo Mustoni richiede una comunicazione chiara e approfondita riguardo l'etologia della specie: «Il lupo è un animale che, come tutti i grandi carnivori, genera ovunque e da sempre molto interesse – spiega l'esperto – Nel parlare della sua presenza all'interno di un territorio però è di fondamentale importanza affrontare il tema in maniera equa ed oggettiva e riuscire nel difficile compito di scardinare le false convinzioni a riguardo, denunciare le fake news e allo stesso tempo fare cultura sul tema, spiegando quali sono i comportamenti dell'animale e dando gli strumenti necessari ai cittadini per per favorire la convivenza».

Anche per Mustoni infine, la presenza del lupo non è da considerarsi un problema per le persone che vivono nei boschi del Trentino: «Chiaramente comprendo l'enorme sofferenza per la morte del proprio cane ucciso dai lupi  – conclude il biologo – Per quanto riguarda gli umani però, probabilmente sono più pericolose le zecche. Forse lasciano volare meno l'immaginazione, ma rappresentano un rischio reale».

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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