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Etologa

Gli individui che compongono gruppi stabili si trovano spesso ad affrontare minacce da parte di conspecifici estranei, e si è visto che queste minacce, e tutti i conflitti che ne conseguono, possono influenzare la struttura e le dinamiche sociali all'interno del gruppo, a causa dell’innalzamento dei livelli di ansia, dell’interruzione delle relazioni sociali o delle alterazioni nella composizione o nella struttura del gruppo stesso. Ad esempio, nei Neolamprologus pulcher, pesci ciclidi d'acqua dolce, l’intrusione di un nuovo individuo nel territorio che appartiene a un altro gruppo aumenta la coesione tra i membri di quest'ultimo, facendo regsitrare interazioni affiliative marcatamente più frequenti. I conflitti sono probabilmente causati dalla competizione sulle risorse. I vantaggi per i membri di un gruppo che esce vittorioso da un conflitto sono evidenti e possono andare dall'accesso prioritario alla risorsa contesa, all'espansione del proprio territorio o, ancora, alla conquista di nuove opportunità di accoppiamento. Non dimentichiamo, però, che litigare può avere anche costi rilevanti, diretti o indiretti. Lo stress che ne deriva, infatti, può, al contrario, ritardare la riproduzione e influenzare la qualità e la sopravvivenza della prole, come effetto dello stress materno. Se coinvolti direttamente nello scontro, inoltre, i disputanti possono subire lesioni gravi, se non addirittura fatali.

Essere più aggressivi non aumenta le probabilità di vincere

Nei primati non umani il numero di incontri aggressivi in cui un gruppo si impegna quotidianamente è correlato positivamente con la dimensione del gruppo stesso, particolarmente nelle specie arboree rispetto a quelle terrestri, come i gorilla e i babbuini, ma anche con la territorialità e la sovrapposizione dell’areale. Solitamente il gruppo più numeroso ha maggiori probabilità di vincere contro un gruppo avversario più contenuto. Le ricerche etologiche, invece, non hanno messo in evidenza alcuna relazione tra la dimensione del gruppo e la maggior propensione dei suoi membri all’aggressività, durante gli incontri, e lo stesso vale per l’età, il grado di dominanza e il sesso. In altre parole, più si è, meglio è, e questa pare essere l'unica regola vincente.

Gli uccelli: vicini tutt’altro che pacifici

Rispetto ai mammiferi sociali, i conflitti tra gruppi di uccelli sono difficili da osservare e apparentemente non comuni. Tuttavia, conflitti tra gruppi sulla riproduzione, che portano alla distruzione delle uova o dei nidi da parte di gruppi vicini, sono stati segnalati in diverse specie di uccelli che si riproducono in modo cooperativo, come i tordi beffardi delle Galapagos (Mimus spp.), i gracchi alibianche (Corcorax melanorhamphos), le gazze australiane (Gymnorhina tibicen) e le ghiandaie della Florida (Aphelocoma coerulescens). Questi eventi sono meno frequenti negli uccelli non cooperativi, con qualche eccezione, come nel caso degli scriccioli (Troglodytidae) e dell’uccello lira comune o maggiore (Menura novaehollandiae), in cui le cure materne sono tutte affidate alla madre. Perché gli uccelli fanno i prepotenti col vicinato? L’intento può essere quello di usurpare i siti di nidificazione dei conspecifici, oppure di scoraggiarne l'attività riproduttiva, sì da ridurre indirettamente la competizione sulle risorse locali. In effetti, accade spesso che i vincitori non depongano le proprie uova nei nidi che hanno attaccato, il che avvalora proprio quest’ultima motivazione.

Esemplare di scricciolo.
in foto: Esemplare di scricciolo.

Gli ani maggiori, squadristi devastatori di nidi

È il caso, ad esempio, dell’ani maggiore (Crotophaga major), un uccello neotropicale, parente del cuculo, che vive in Centro e Sud America e nidifica in piccoli gruppi cooperativi lungo i corsi d'acqua, nella vegetazione acquatica o sui rami degli alberi che aggettano verso l’acqua. I gruppi di ani maggiore rimangono tutto l'anno nel territorio in cui si riproducono, e possono nidificare nello stesso sito anche per molti anni. I membri di un gruppo si organizzano in vere e proprie bande, che perlustrano il territorio con l’obiettivo di neutralizzare l’attività riproduttiva dei vicini. Alcuni individui si occupano di individuare i nidi, mentre agli altri spetta il compito di buttar giù le uova.

Ani maggiore.
in foto: Ani maggiore.

Ma c’è un’altra motivazione, oltre a quelle già menzionate, che potrebbe spiegare questo comportamento: la riduzione del rischio di predazione. In alcune aree la predazione dei nidi può essere particolarmente elevata e molti predatori sono noti per ritornare sul luogo del delitto, dove, cioè, hanno già trovato uova con cui banchettare. È dunque possibile che i gruppi di uccelli residenti in queste aree distruggano i nidi dei conspecifici che abitano nelle vicinanze al fine di ridurre la probabilità che anche i propri siano depredati da un serpente o da cebo cappuccino affamato.

Insomma, quale che sia la ragione per cui si generano questi conflitti tra vicini di casa, un principio sembra essere vero e sempre valido: l’unione fa la forza!

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