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Etologa

Si chiama proprio così, “autosputo”, ed è un comportamento con cui un animale applica una buona dose di saliva sul proprio corpo, non leccandosi semplicemente, ma sputandosela addosso. Sono sicura che chi, nella vita, ha avuto a che fare con un riccio – magari un giovane maschio – anche solo perché lo ha salvato dalla strada, accudito e, infine, reintrodotto nel suo ambiente, gliel’ha visto fare, non senza rimanerne sorpreso. Per togliere ogni dubbio o curiosità, è esattamente ciò in cui si vede impegnato il riccio europeo, o riccio comune (Erinaceus europaeus) protagonista di questo video tratto da YouTube. Ci mette tanta energia, e si contorce per riuscire ad arrivare un po’ dappertutto. Solitamente accade quando l’animale ha assaggiato un cibo nuovo, o ha leccato una foglia contenente una particolare sostanza. Spesso, dopo averla leccata, la mastica, mescolandola con la propria saliva schiumosa. Crea così una miscela, che poi sputacchia e spalma con la lingua sul dorso e sui fianchi, principalmente sugli aculei. Questa operazione può essere breve, ma può durare anche un’ora. Sono tante le sostanze che la innescano, sia naturali che non naturali. Tra le più comuni troviamo anche le feci di cane e, ahimé, i mozziconi di sigaretta.

Non solo il riccio

L'autosputo è stato osservato in tutti e quattro i generi di riccio, ma è un comportamento comune anche in altre specie. Al ratto delle risaie (Rattus rattoides), ad esempio, capita quando si imbatte nelle secrezioni delle ghiandole anogenitali di una donnola (Mustela sibirica). Lo fa anche il giovane ratto nato in laboratorio, il che significa che non si tratta di un comportamento appreso, bensì di una strategia favorita dall’evoluzione. Qualcosa di simile è stato visto fare anche agli scoiattoli siberiani (Eutamias sibiricus asiaticus), quando incontrano un serpente morto. Si avvicinano con cautela alla carcassa, rosicchiano la pelle, la masticano e poi applicano i pezzi rosicchiati sul proprio pelo. Anche le scimmie si dilettano nell’autosputo, in particolare i cebi cappuccini (Cebus capucinus), che si spargono polvere di tabacco sulla schiena, e le scimmie civetta (Aotus spp.), che mescolano alla saliva foglie ma anche insetti, come le formiche e i millepiedi.

Perché gli animali si autosputano?

La funzione dell'autosputo è ancora poco conosciuta. Gli scienziati, però, hanno proposto varie ipotesi. Nel riccio, ad esempio, potrebbe essere una strategia antipredatoria: l'odore estraneo può camuffare quello del riccio stesso, rendendolo così più difficile da identificare per un gufo o per un tasso. In alternativa, un animale può utilizzarlo per pulirsi o, come è stato documentato nei primati, per tenere lontani gli ectoparassiti (zanzare, zecche).

I millepiedi che i primati utilizzano per l'autosputo, infatti, contengono benzochinoni, sostanze chimiche repellenti per le zanzare, mentre le foglie e i frutti di citrus, clematis, sloanea, anch'esse utilizzate, contengono altre sostanze, come l’anetolo, l’apiolo e i fenilpropanoidi, pure note per l’azione insetticida.

Le scimmie titi (Callicebus spp.), invece, masticano e poi sputano su di sé, miscelate alla saliva, le foglie della pianta del genere Bauhinia, molto diffusa in Brasile. Per quanto non sia certo se il suo uso, in questi animali, sia correlato al comportamento di automedicazione, non possiamo ignorare il fatto che le foglie e la corteccia del gambo di tale pianta, ricche di flavonoidi, steroidi e alcaloidi, sono usate frequentemente nella medicina popolare, come rimedio per un'ampia varietà di disturbi come il diabete, le infezioni, il dolore e l’infiammazione.

Sputare su di sé, da soli o in compagnia

Gli animali esprimono l’autosputo sia quando sono da soli che quando sono in compagnia. Secondo Reeve (1994), ciò significa che questo comportamento potrebbe avere una funzione comunicativa. La diffusione di un odore corporeo, intenso e aromatico, potrebbe servire come una forma di marcatura olfattiva individuale o di gruppo, utile per la segnalazione dello status sociale o per aumentare l'attrattiva sessuale. Questa funzione sembra plausibile almeno nei primati non umani, come le scimmie ragno (Ateles spp.), le scimmie civetta e i cebi cappuccini. Gli individui di queste specie, infatti, spesso interagiscono tra loro mentre si autosputano, il che lascia pensare che tale azione possa rafforzare i legami sociali ed essere una forma di convenzione sociale, al pari del grooming che gli scimpanzé compiono con le mani.

Bibliografia

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