Membro del Comitato Scientifico di kodami
Etologa

Qualche anno fa, col mio team dell’Università degli Studi di Milano, ho condotto una ricerca per scoprire quali fattori, legati al compagno umano o all’animale, possano aiutarci a prevedere lo sviluppo di problemi comportamentali nei cani. Un’evidenza è emersa forte e chiara dalle nostre analisi: la differenza di genere del pet mate influenza la percezione che esso ha di alcuni comportamenti manifestati dall’amato cane.

Le donne, in particolare, hanno una maggior probabilità degli uomini di percepire come problematici, e quindi di non sottovalutare, alcuni comportamenti che sono segno di paura, come la reattività ai rumori forti. Come si può spiegare questa differenza? Ad esempio, con l’empatia. Le donne, ce lo dice anche la letteratura scientifica, tendono a essere più empatiche e premurose degli uomini. Questo le rende probabilmente più sensibili, e dunque più attente, nei confronti di un cane che dimostra di avere paura. Peraltro, i cani sembrano gradire la loro maggior sensibilità: quando un cane viene accarezzato da una donna, infatti, la sua concentrazione plasmatica di cortisolo, l’ormone dello stress, è più bassa, e anche il comportamento è più rilassato, rispetto a quando ad accarezzarlo è un uomo.

L’empatia cognitiva

L’empatia sembra essere anche la motivazione che spinge le persone a reagire con pietà davanti alla violenza verso gli animali. Per capire se siamo ugualmente empatici nei confronti degli esseri umani e degli animali, Westbury e Neumann (2008) hanno mostrato a un gruppo di persone filmati che ritraevano esseri umani e animali (primati, mammiferi, uccelli) in situazioni angoscianti, violente e oppressive. Durante la visione dei filmati, le persone erano collegate a speciali sensori che misurano il livello di eccitazione emotiva attraverso la risposta elettrica della pelle. Inoltre, venivano loro presentate diverse definizioni correlate agli aspetti cognitivi dell’empatia (la capacità di entrare oggettivamente nei sentimenti di un altro; la capacità di comprendere la situazione di un altro) tra le quali ciascuno doveva scegliere quella più adatta. Sia la risposta fisiologica cutanea che le autovalutazioni soggettive hanno rivelato una maggior empatia dei partecipanti verso gli esseri umani in difficoltà, rispetto agli altri animali. Tra questi, gli animali filogeneticamente più simili a noi erano quelli che suscitavano più empatia: ad esempio, c'era più empatia per i primati che per gli uccelli. Siamo più empatici verso quelli come noi? Non necessariamente.

Tu chiamale, se vuoi, emozioni: l’empatia emotiva

Lo studio poc’anzi citato si è occupato solo di valutare il grado di empatia cognitiva, la capacità, cioè, di percepire la prospettiva di un altro individuo per comprenderne i pensieri, le emozioni e le azioni, senza che ciò implichi una condivisione emotiva. Per questo ci vuole l’empatia emotiva, che permette di andare oltre alla mera comprensione degli stati d’animo altrui, arrivando a immedesimarsi in essi, provandoli sulla propria pelle. Dall’empatia emotiva, che include sentimenti di simpatia, compassione, tenerezza, commozione e simili, scaturisce la motivazione altruistica. Quando si studia l'empatia considerando anche il piano emotivo, non solo quello cognitivo, si scopre che più, in una persona, è alto il livello di coinvolgimento emotivo, maggiore è la sua sensibilità alla sofferenza animale e al benessere animale. Insomma, quando si tratta degli animali non umani, le emozioni vincono sulla razionalità.

Fino a che punto gli altri animali suscitano la nostra empatia?

Proviamo lo stesso coinvolgimento emotivo davanti a un uomo (o a una donna), un cane o un gatto svenuti a terra a seguito di un pestaggio, e bisognosi d’aiuto? La scienza dice di no, e si torna alla differenza di genere. Le donne sono più empatiche degli uomini, soprattutto quando il target è un cane o un gatto. In altre parole, si inteneriscono e si commuovono di più, rispetto agli uomini, per gli altri animali che per gli umani. Solo, però, quando questi sono adulti. Le differenze tra uomini e donne nell’empatia svaniscono, infatti, se a terra, vittime di un maltrattamento, ci sono un cucciolo e un neonato.

Ciò potrebbe dipendere dal fatto che entrambi, il cucciolo di cane e il cucciolo d'uomo, appaiono ai nostri occhi, universalmente, parimenti vulnerabili e indifesi. Ma queste ricerche offrono alla nostra attenzione anche un altro risultato molto interessante: i genitori sono più empatici nei confronti di un bambino, rispetto ai non genitori, mentre i pet mate sono più portati a mostrare empatia per un cucciolo rispetto alle persone che non vivono con un animale. Da questo dato emerge chiaro quanto sia fondamentale sensibilizzare sull’importanza del rispetto e della tutela non solo dei propri bisogni e del proprio benessere, ma anche, anzi soprattutto, di quelli altrui.

Bibliografia

Prato-Previde E, Fallani G, Valsecchi P (2006). Gender differences in owners interacting with pet dogs: an observational study. Ethology 112:63-73.

Westbury RH, Neumann DL. (2008). Empathy-related responses to moving film stimuli depicting human and non-human animal targets in negative circumstances. Biol Psychol 78(1):66-74.

Batson CD et al (1991). Empathic joy and the empathy-altruism hypothesis. Journal of Personality and Social Psychology 61(3):413–426.

Taylor N, Signal TD (2005). Empathy and attitudes to animals. Anthrozoös 18(1):18–27.

Furnham A, McManus C, Scott D (2003). Personality, Empathy and Attitudes to Animal Welfare. Anthrozoos 16:135-146.

Angantyr M, Eklund J & Hansen EM (2011). A Comparison of Empathy for Humans and Empathy for Animals, Anthrozoös 24(4):369-377.