È passata una settimana da quando la foto di un cane abbandonato in una valigia rossa, ha toccato il cuore del mondo animalista e non solo. Quel Pitbull, che era pelle e ossa e con lo sguardo rassegnato alla morte, oggi ha un nome e ce la sta mettendo tutta per tornare, o iniziare, in un certo senso, a vivere.

Kei, così lo hanno chiamato i volontari della Lega del cane di Trani che lo hanno salvato, ha superato i primi sette giorni affidato alle cure dei veterinari di una clinica di Bari. Il giovane Pitbull è stato tenuto in vita dalle flebo e dalle lampade a infrarossi che lo hanno riscaldato; quando è stato raccolto dalla strada il suo corpo era gelido e aveva i segni dell'abbandono e dei maltrattamenti.

Poi, la lenta ripresa: il gusto di mangiare del cibo vero, la forza di alzarsi per qualche passo sulle proprie zampe e soprattutto l'affetto mai ricevuto prima d'ora. «Dovreste vedere come si è abituato alle coccole! – raccontano i volontari – Adesso è lui a pretenderle, così come una breve passeggiatina all'esterno della clinica ogni giorno».

Da quando Kei riesce a mangiare anche dalla ciotola in autonomia, oltre che ricevere il nutrimento attraverso la flebo, ha guadagnato due chili. L'aumento di peso è fondamentale per poter affrontare le successive cure. Nelle ultime 24 ore i dottori stanno iniziando a ridurre la fluidoterapia e a calare il dosaggio del farmaco per la pressione, le uscite sono quotidiane: si scalda al sole e odora i suoi punti preferiti per poi tornare nella sua stanza. "La forza e la voglia di vivere che ha questo esserino sono incredibili e noi siamo qui per supportarlo in ogni modo", dicono i veterinari che sperano di poterlo preso operare.

Dall'ecografie della settimana, è infatti emerso che Kei ha ingerito molte pietre durante i giorni dell'abbandono e, se alcune si sono spostate nell'intestino preoccupando meno i dottori, una in particolare è rimasta nello stomaco ed è la più pericolosa e di dimensioni più vicine a un sasso. Ma ora l'animale non ha le forze per essere addormentato e sopportare un'operazione così invasiva. Ci vorrà ancora del tempo, ma né Kei né i veterinari e quanto meno gli animalisti, hanno intenzione di arrendersi.