La Corte Suprema del Madras, in India, ha stabilito che è un dovere dello Stato provvedere al sostentamento dei randagi durante il terribile periodo di pandemia. Si tratta di una presa di posizione molto importante cui si è giunti, in realtà, grazie a una vera e propria commissione, voluta dalla stessa Corte, per analizzare la situazione e lo stato degli animali nella zona. Il rapporto presentato dalla commissione ha infatti portato i giudici a prendere una posizione più netta perché si provveda al sostentamento dei cani durante il lockdown. La Corte ha anche ordinato allo Stato di prendere provvedimenti immediati per far accedere le associazioni ai fondi necessari per procurarsi il cibo.

E' stata la fondatrice dell'associazione "Mothers of Animals Welfare Trust", Ve Shiva, a portare all'attenzione nazionale la drammatica situazione degli animali randagi durante la pandemia. «A causa della crisi del coronavirus, tutti sono invitati a rimanere in casa. Per questo motivo, non solo le persone, ma anche gli animali sono colpiti – si legge sul sito ufficiale – Gli animali non ricevono il cibo e l'acqua che queste persone prima gli fornivano. Non sappiamo quando finirà questo terribile periodo e se gli animali non vengono nutriti adesso potrebbero morire di fame». Le persone che operano come volontari visitano quotidianamente le zone in cui gravitano gli animali e  forniscono cibo, acqua e pacchetti di biscotti a cani e uccelli. Dall'analisi costante della situazione dal monitoraggio, così, "Mother of Animals Welfare Trust" ha fatto una specifica richiesta a organizzazioni come la Croce Blu (corrispondente indiana della nostra Croce Rossa) di collaborare per il sostentamento degli animali.

L'appello è stato recepito, appunto, dalla Corte di Giustizia locale che ha dato mandato proprio alla Croce Blu di procedere alla distribuzione di riso anche agli animali. Il fabbisogno secondo il report della commissione è di almeno 5.000 kg di cibo per cani e 200 di cibo per gatti e viene anche evidenziata la necessità di posizionare degli abbeveratoi. Tuttavia, sempre secondo quanto sottolineato nel rapporto, la mancanza di fondi è il problema più grande. La Corte ha così aggiunto che: «Poiché l'importo che deve essere speso sarebbe di pochi lakh e non di più, lo Stato dovrebbe rilasciare fondi adeguati al Dipartimento per l'allevamento degli animali affinché i randagi possano essere nutriti in una certa misura».

L'avvocato generale ha dichiarato, a seguito del pronunciamento della Corte, che una proposta dettagliata è già all'esame. Tutto ciò accade in un paese in cui il randagismo è un fenomeno esteso e che interessa, appunto, tutte le aree dell'India. E' del maggio del 2020 un appello di People for Animals India che metteva sotto i riflettori proprio l'emergenza dovuta alla pandemia alla quale erano sottoposti i randagi nel paese. Secondo diverse associazioni locali la stima degli animali randagi in India è pari ad almeno 30 milioni di soggetti nelle strade indiane.   Un'altra voce che si era levata, sempre all'inizio della prima ondata di Covid-19, era quella di Animal Welfare Board of India che aveva diffuso un appello in cui sottolineava quanto fosse «essenziale nutrire tanto gli animali da compagnia che i randagi» chiedendo alle persone di provvedere al sostentamento degli animali liberi durante il periodo di lockdown.

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