L’estate è un po’ meno difficile per i cani liberi del Comune di Andria. In cinque punti di periferia, infatti, sono state installate altrettante casette distributrici di cibo e acqua per i randagi. Si tratta di un’iniziativa resa possibile da una donazione fatta dal deputato Giuseppe D’Ambrosio (ex M5s, ora al gruppo Misto), grazie alla rinuncia di una parte della sua indennità da parlamentare.

«D’Ambrosio ha donato i dispenser e 2 quintali di croccantini che sono stati presi in carico dalle associazioni di volontariato del territorio – spiega a Kodami Pasquale Colasuonno, assessore alla Sicurezza del Comune di Andria – Sono stati loro a indicare i luoghi dove ci sono più cani lasciati liberi e saranno loro a prendersi cura di queste piccole strutture». La casetta per il cibo è in metallo e coperta. Quella per l'acqua, invece, è un dispenser con abbeveratoio.

Nel suo post di Facebook l'assessore ha spiegato che uno degli obiettivi è di rendere gli animali «meno aggressivi e più gestibili». Ma cosa vuol dire "meno aggressivi"? Kodami ha chiesto chiarimenti a Colasuonno sul perché ha usato queste parole e le ha collegate poi alla questione del cibo e dell'acqua. L'assessore ha risposto che ad Andria «non ci sono state né aggressioni né denunce, ma la gente si spaventa nel vedere i branchi di cani». Gli abbiamo così chiesto di valutare dunque una modifica delle parole del post, visto che contengono un messaggio sbagliato dal punto di vista etologico e della relazione tra cani e persone sul territorio e l'assessore ha dimostrato disponibilità nel valutare un aggiornamento di quanto ha scritto.

Ad Andria, precisa Colasuonno, ci sono circa 50 cani vaganti. Ora potranno vivere quest’estate con minori difficoltà: i volontari si prenderanno cura di loro grazie a questi piccoli spazi che diventeranno per i cani sempre più familiari. «Questo caldo è feroce per tutti, uomini e animali», dice. «Mai come ora qui in città era stato preso il problema in giusta considerazione – sottolinea l’assessore – Il nostro impegno è volto a tutelare gli animali, ridurre gli abbandoni e sviluppare la cultura delle adozioni. Basti pensare che tutte quelle che abbiamo fatto finora sono avvenute quasi tutte verso famiglie del Nord Italia».

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