11 Settembre 2023
12:43

Il Tar di Trento sospende l’ordinanza di abbattimento dell’orsa F36 ma non la cattura

Il Tar di Trento ha sospeso l'ordinanza di abbattimento di F36. Resta però possibile la cattura dell'orsa protagonista di due incontri nell'estate del 2023.

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Lunedì 11 settembre il Tar di Trento ha accolto i due ricorsi presentati da Leal – Lega Antivivisezionista e dalle associazioni LAV, LNDC E WWF  e ha quindi sospeso il decreto di abbattimento dell'orsa F36, firmato da Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia Autonoma. Nel documento che definisce la sospensione dell'ordinanza, il Presidente del Tribunale Amministrativo di Trento, Fulvio Rocco, ha disposto che: «L’orsa F36 non sia abbattuta, ma catturata e contingentemente custodita nella struttura del Casteller, o in altra idonea struttura che l’Amministrazione provinciale è tenuta a reperire».

L'avvocato di Leal, Aurora Loprete, raggiunta da Kodami, commenta: «Sono soddisfatta che il nostro ricorso abbia impedito l'uccisione di F36, ma non sono d'accordo con il fatto che possa venire comunque catturata – e aggiunge – Il falso attacco avvenuto la scorsa estate, infatti, non era dettato dall'effettiva volontà di ferire gli umani, bensì dalla necessità di proteggere sé stessa e il cucciolo che l'accompagnava».

Soddisfatte anche LAV, LNDC e WWF, il cui ricorso è stato discusso poche ore dopo e, in una nota commentano: «L’ordinanza pubblicata oggi dal Tar di Trento svuota di ogni senso la campagna persecutoria di Fugatti nei confronti degli orsi. Non possiamo comunque accettare che l’orsa F36 venga catturata e rinchiusa al Casteller. Per questo motivo e con l’assistenza dei nostri legali, stiamo già lavorando a una diffida, perché l’orsa sia lasciata in libertà».

Secondo le associazioni, infatti, la cattura di F36 potrebbe avere delle conseguenze sul comportamento dell'orsa: «Anche se si trattasse di una cattura con captivazione temporanea fino al 12 ottobre (ovvero la data in cui il TAR si esprimerà in merito), le conseguenze sul benessere psico-fisico dell'animale e le conseguenti difficoltà per un reinserimento in natura dovrebbero essere tenute fortemente da conto. Un animale che viene rinchiuso un mese o più in un piccolo recinto rischia di sviluppare comportamenti stereotipati a causa dello stress».

Viene inoltre fatto riferimento al possibile destino del cucciolo, che rimarrebbe quindi in assenza della madre: «F36 ha con sé un cucciolo dell'anno. La scomparsa temporanea o definitiva della madre può avere le stesse conseguenze che andiamo ipotizzando per i cuccioli di Amarena».

L'orsa in questione ha 6 anni, è figlia di F3 e M15 ed è stata soprannominata Fiona dagli attivisti di Stopcasteller. Nel mese di agosto del 2018, nell’ambito delle attività di individuazione di Daniza, era stata incidentalmente catturata e dotata di radiocollare. Il monitoraggio è durato fino al mese di ottobre dello stesso anno e il dispositivo è stato poi recuperato il 12 settembre del 2019. Fino al mese di luglio 2023, però, l'orsa non era mai stata protagonista di incontri con gli esseri umani.

F36 si muove nel Trentino Sud occidentale in un'area compresa tra la destra orografica della Val di Borzago, la valle di Boino e la Val di Manez. Il primo dei due incontri è avvenuto proprio sul Monte Bondone e ha interessato due escursionisti, i quali sono scappati (l'uno di corsa, l'altro arrampicandosi su un albero). Durante l'evento, avvenuto lungo il sentiero Mandrel, che porta verso Malga Avalina, F36 ha raggiunto l'uomo sulla pianta, agganciando la zampa a una ghetta per poi allontanarsi.

Riguardo questo evento, nel documento di annullamento del decreto di abbattimento (visionato da Kodami), il Presidente del Tar Fulvio Rocco ha commentato: «Desta innanzitutto perplessità la descrizione dell'episodio, posto che secondo la stessa ricostruzione dei fatti proposta agli agenti del Corpo Forestale Provinciale da parte delle due persone coinvolte, le stesse non si sono attenute alle regole ampiamente diffuse dalla stessa Amministrazione Provinciale in caso di incontri con orsi e, anziché arretrare lentamente, si sono messi a correre, all’evidenza dimentichi che la velocità dell’orso è di gran lunga superiore a quella umana e che anche l’orso può agilmente arrampicarsi sugli alberi».

Il secondo incontro è avvenuto invece domenica 6 agosto, in un luogo poco distante e ha coinvolto una coppia che stava camminando nei pressi della località Doss del Gal. A comunicarlo è stato il sindaco di Sella Giudicarie, Franco Bazzoli, il quale ha aggiunto che i due si sarebbero difesi utilizzando i bastoncini da nordic walking.

Fugatti aveva quindi dichiarato di essere intenzionato ad intervenire anche in questo caso con l'abbattimento, salvo poi smettere a lungo di intervenire sul tema. Giovedì 7 settembre, però, è improvvisamente apparsa sulla mappa ufficiale della Pat il quadratino che segnala il monitoraggio di F36, la quale è stata quindi munita di radiocollare senza alcuna comunicazione ufficiale. Il giorno successivo, Fugatti ha firmato l'ordinanza di cattura, ma le associazioni sono intervenute immediatamente presentando ricorso al Tar di Trento.

Ora che secondo il Tar F36 potrà essere catturata, per la Provincia Autonoma di Trento si apre un'ulteriore questione, legata allo spazio disponibile all'interno del Casteller. Il recinto faunistico posto nella periferia del capoluogo, infatti, è suddiviso in tre spazi. Il primo è quello in cui da tempo si trova M49, nel secondo è rinchiusa JJ4 (considerata colpevole dell'aggressione mortale ad Andrea Papi), mentre il terzo dovrebbe essere destinato a MJ5, il maschio di oltre 18 anni, soprannominato Johnny, le cui ricerche proseguono dallo scorso mese di marzo.

A riguardo il Tar ha aggiunto: «Tale inadeguatezza è esclusivamente imputabile alla stessa Amministrazione Provinciale e la relativa circostanza non esime la medesima dal provvedere sollecitamente per porvi rimedio. Sotto quest’ultimo profilo, va pertanto rimarcato che, essendo il contenuto del PACOBACE del tutto vincolante per la Provincia Autonoma di Trento, (…) è inderogabilmente tenuta a darvi puntuale applicazione, in modo da rendere effettivamente realizzabile nel suo territorio ogni misura contemplata»

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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