«#accettaunconsiglio Qualche giorno fa, Max è tornato a casa in volante e ha potuto riabbracciare la sua famiglia. Era stato trovato dai poliziotti del Commissariato di Assisi a una rotatoria ed era molto spaventato. Grazie al microchip, il veterinario dove è stato portato è risalito immediatamente ai proprietari. Se ci tenete ai vostri amici a quattro zampe iscriveteli subito all'anagrafe canina.#giornatainternazionaledelcane #lamiciziaèunacosaseria #essercisempre #senontiportononparto».

Sulla pagina Facebook dell’agente Lisa, il collettivo di poliziotti predisposto dalla Polizia dello Stato, scrive questo messaggio che mette ancora una volta in evidenza la fondamentale importanza di microchippare il proprio cane e di iscriverlo all’Anagrafe canina regionale.

Il microchip è il metodo per identificare i cani introdotto nel 1991 al posto del tatuaggio ed è davvero essenziale per evitare di perdere il proprio amico. Ma rappresenta anche uno strumento efficace per controllare il fenomeno del randagismo e degli abbandoni.

Va fatto inserire dal veterinario o dall’Asl entro i due mesi di vita dell’animale e non è facoltativo, ma è un obbligo di legge passabile di sanzioni che vanno da 104 a 259 euro per mancata applicazione e da 78 a 233 euro per la mancata iscrizione all’anagrafe canina. Il microchip è “leggibile” solo dai veterinari abilitati, dagli operatori dei canili, dalle Asl e dalla Polizia Municipale tramite l’apposito lettore RFID.

È facilissimo da inserire e non provoca alcun dolore. È un transponder, una capsula di vetro biocompatibile che viene iniettata sotto la pelle del cane solitamente nella zona del collo. Come fare una vaccinazione. Il chip decodificabile, funziona sfruttando la tecnologia R.F.ID. (Radio Frequency Identification) ad onde a radio-frequenza di piccolissima entità che vengono emanate soltanto quando si trovano a contatto con lo specifico lettore.

La carta di identità del cane è un codice di 15 cifre che si collega al database dell’Anagrafe canina e permette di identificare il nome dell'umano di riferimento e tutti i principali dati del proprietario e del cane. Quindi, per esempio, anche se il cane è stato vaccinato contro la rabbia, oppure no. È fondamentale per viaggiare all’estero.

Obbligo solo per i cani, per i gatti non esiste

L’obbligo del microchip riguarda solo i cani perché per i gatti di famiglia non esiste se non quando dobbiamo portarli all’estero. Esiste però un’anagrafe felina che è gestita dal Ministero della Salute e sul sito il servizio è attivato “volontariamente” dal pet mate. Il suo scopo è lo stesso di quello per i cani: favorire il controllo dei mici presenti sul territorio, contrastare l’abbandono e rendere più semplice il ritrovamento in caso di perdita.

Il patto tradito: nemmeno la pandemia ha fermato gli abbandoni