Quale è la prassi per adottare un animale da un rifugio e da un’associazione? Da una parte ci sono volontari e/o educatori e istruttori che cercano di fare del loro meglio perché la vita insieme inizi e prosegua nel modo migliore possibile. Dall’altra persone che attendono con grande emozione il nuovo membro della famiglia e che spesso non sanno quali saranno i vari step perché tutto possa essere vissuto come un’esperienza consapevole. Vi spieghiamo così qual è e come dovrebbe essere il percorso di adozione che affronterete se siete venuti in contatto con associazioni serie. E come e perché vi faranno tante domande.

Questo articolo è strettamente correlato al nostro questionario "MiFIDO" che vi invitiamo a testare. Anzi, è stato scritto proprio per accompagnarvi con maggiore profondità verso una giusta adozione. Il motivo per cui lo abbiamo fortemente voluto pubblicare è per spiegare ai lettori di Kodami il "backstage delle adozioni": è infatti a firma di una istruttrice cinofila che di storie di vita tra uomini e animali domestici ne ha viste e seguite tante e al fine di darvi un supporto sin dalle pagine di Kodami prima di decidere di condividere un percorso insieme a quello che a tutto diritto sarà un nuovo membro della famiglia.

Il primo contatto via messaggio

Quando si avvia la procedura per adottare un animale e non si è andati direttamente in un canile, solitamente è perché quel cane lo si è “incontrato” per la prima volta attraverso un post sui social che dovrebbe sempre riportare un telefono, una mail e anche il nome dell’associazione che si occupa di lui o di lei.

Di solito il primo scambio di battute è telefonico, ma noi che ci occupiamo dei cani come volontari o educatori siamo abituati anche a ricevere dei semplici messaggi di richiesta a tutte le ore del giorno e della notte. Si potrebbe, a dirla tutta, scrivere un intero libro dei messaggi più assurdi che riceviamo e delle “candidature all’adottante dell’anno”. I volontari, bisogna ricordarlo, donano appunto volontariamente il loro tempo alla causa e, anche se non sembra, hanno una vita anche loro. Se per esempio non ci fornite dei dettagli, per noi sarà difficile darvi credito. Messaggi come: “Salve scrivo per il cagnolino bianco, è ancora disponibile?" non sono la miglior maniera per approcciare, giusto per capirci. Per cortesia: presentatevi, semplicemente, quando contattate una persona per uno scopo così importante come far entrare un animale nella vostra vita.

Ad esempio basterebbe solo scrivere: “Buonasera mi chiamo …, scrivo da (indicando la città) e sarei interessato ad avere informazioni dell’animale (mettendo il nome)”. Ebbene sì, bisogna pensarci: perché è possibile che di cani bianchi, ad esempio, ce ne siano una dozzina al rifugio ed è importante fare un riferimento chiaro a quale siete interessati. Accade anche che, per comodità, ci sia il numero di qualcuno che ci aiuta a far adottare quell’animale e che può rispondere al telefono più spesso di noi: ci sarebbe utile per partire tutti col piede giusto avere informazioni chiare sin dal principio anche per velocizzare i tempi e darvi un feedback in tempi rapidi, cosa che giustamente vi aspettate.

Il primo colloquio telefonico

Dopo il primo interessamento via WhatsApp o altre piattaforme di messaggistica, di solito avviene un colloquio telefonico. Ecco un consiglio importantissimo per voi che vi addentrate nella giungla della burocrazia adottiva: chiedete subito dove si trova l'animale, è davvero importante. Spesso ci sono annunci di animali sparsi in ogni regione ma noi consigliamo sempre di "adottare  a chilometro zero", per dare la possibilità a voi e al prescelto di conoscervi prima di portarlo a casa.

Bisogna sapere, infatti, che un animale spesso viaggia diverse decine di ore per arrivare a casa di chi lo ha “scelto” ma non sempre lo fa in condizioni dignitose. E un cane o un gatto non sono pacchi postali: pensate voi ad essere adottati e a ritrovarvi dopo un viaggio sfiancante a casa di perfetti estranei… come vi sentireste?

Altro consiglio da mettere in atto durante la prima telefonata con il vostro referente: chiedete sempre alla persona con cui parlate se conosce direttamente l’animale o fa da intermediario. E' importante sapere se siete le persone giuste per quell’animale e se lui lo è per voi perché, appunto, non essendo un oggetto, non potete rispedirlo al mittente poi.

Le regole d’oro per adottare consapevolmente

Un inciso fondamentale prima di andare avanti con i nostri consigli: chiarezza, trasparenza e conoscenza sono le tre regole d’oro per adottare consapevolmente. Chi segue l’animale, lo conosce e sa molte cose di lui: compreso lo stato di salute e la prassi sanitaria che dovete, come la registrazione all’anagrafe animale, pretendere senza se e senza ma.

Capirete di avere dall’alta parte del telefono una persona per bene e attenta a voi e all’animale quando incontrerete uno dei tanti volontari che vi mettono in contatto diretto con i molti educatori ed istruttori che si offrono di andare con voi a conoscere il cane (o con consulenti di relazione felina che lo fanno coi gatti) e fare una valutazione di compatibilità per una futura adozione. E vi diremo di più: spesso proprio perché ci teniamo molto a che un cane o un gatto possa essere ricollocato, non vi chiederanno un centesimo per questo! Se poi ci sarà da fare del lavoro in futuro, ve lo prospetteranno quanto prima e deciderete voi se e come farlo, capendo chiaramente quali sono i costi e quali i benefici.

Il questionario pre affido: l’incubo di molti adottanti…

Successivamente, il passo obbligato sarà compilare e inviare all’associazione o al rifugio un questionario con alcune domande a cui rispondere per conoscere la vostra famiglia e l’ambiente in cui vivrà l’animale. Su Kodami abbiamo realizzato un modulo con domande e risposte che abbiamo chiamato "MiFIDO", proprio per aiutare i nostri lettori a testare se stessi di fronte all'idea di adottare un animale domestico. E' solo un form indicativo ma può aiutarvi per schiarirvi le idee prima di iniziare questo percorso così importante, ovvero prima ancora di procedere a quel contatto tramite messaggio di cui scrivevamo all'inizio di questa guida.

Quando si arriva, infatti, alla fase del questionario vero e proprio di pre affido, le reazioni, solitamente, sono di due tipi: c’è la famiglia eccitatissima all’idea di adottare un animale che lo rispedisce alla velocità della luce compilato a metà o quella che si infastidisce un po’ perché considera un'invasione della sua privacy le domande a cui dover rispondere.

Proviamo a fare insieme il punto della situazione: sulla carta, siamo tutti brave persone e non saranno certo una dozzina di domande a rassicurare chi deve dare l’ok all’adozione che siete gli adottanti ideali. D'altronde, una persona potrebbe mentire spudoratamente e scriverci qualsiasi cosa su quel "benedetto" questionario. E’ anche vero che, spesso per eccesso di zelo, molte associazioni inviano questionari di seimila domande in cui per essere sicuri di tutto vi chiedono le cose più disparate: ad esempio quanti bagni avete in casa, se in caso di disgrazia moriste tutti che fine farebbe l’animale, persino quanto guadagnate al mese per capire se sarete in grado di affrontare delle spese veterinarie impreviste (che si sa, costicchiano!).

Le associazioni serie, per fortuna, inviano dei questionari semplici in cui raccogliere solamente delle informazioni generali come: dove vivete (in termini di città o campagna), se avete altri animali con cui convivrà il prescelto, se avete del tempo da dedicargli a sufficienza rispetto i vostri impegni lavorativi e altre che servono semplicemente a far fare una scrematura iniziale e capire se voi siete adatti a quell’animale e viceversa.

Quando vi lamentate scrivendoci che “se fate così la gente si scoccia a raccontarvi i fatti propri!” o a volte ancor peggio con frasi come “eh ma allora a voi vi piace tenerli in rifugio gli animali!”, vi assicuro che non lo facciamo per farvi un esame, una prova attitudinale o giudicare il vostro stile di vita.

I volontari conoscono quegli animali da mesi, a volte da anni. Noi per loro vogliamo il meglio, il  ché non si basa su quanti metri quadrati di casa possedete o sul tenore di vita che fate ma sul fatto che “un animale è per sempre” e il nostro obiettivo non è solo farlo uscire da un rifugio ma soprattutto non farlo rientrare mai più. Pertanto, considerando che il margine di rischio esiste e che ce lo assumiamo, vogliamo fare semplicemente che accada l’incontro migliore, visto che passerete insieme tanti anni (si spera!).

Pertanto, se vi chiediamo delle cose che paiono incomprensibili come ad esempio: “Se fosse necessario, sarebbe disposto a fare delle piccole modifiche come mettere un cancellino in una stanza o suddividere delle zone della casa per un periodo?”, lo facciamo perché magari ci avete risposto che avete dei gatti e vorremmo tutelare questi animali dall’arrivo di cane senza stressarli. Come? Dandovi una mano per fare un buon inserimento.

Credeteci, non siamo pazzi: dalle vostre risposte un professionista può comprendere anche che tipo di vita vi piace fare con quell’animale (a volte troverete domande come: “Se poteste scegliere, che carattere dovrebbe avere l’animale che desiderate?”) e ci aiuterà a indirizzarvi su quello giusto per voi. Non sempre quello che scegliete in foto o di cui avete letto un appello è il vostro compagno ideale e voi non lo siete per lui, magari proprio e solo per il tipo di ambiente in cui vivete.

Li conosciamo, affidatevi a noi e fidatevi di noi. Lo facciamo per gli animali ma anche perché non abbiate voi problemi in futuro. La nostra idea di base è tutelare tutta la famiglia composta da animali umani e non.

Come suggerito, provate anche qui su Kodami a rispondere a delle domande generiche, così da iniziare a farvi un'idea di come potrebbe essere poi quello che vi proporranno le persone a cui vi siete rivolti e che sarà, che deve essere, molto più approfondito rispetto a quello generico che abbiamo creato sul nostro sito.

Il colloquio pre affido: questo sconosciuto

Dopo il modulo, anche se ci bombardate di telefonate per venire a prendere l’animale, vi aspetta un altro passaggio: una visita a casa detta “colloquio di pre affido”. Dovreste essere contenti di poter fare delle prove insieme al cane o al gatto e se un’associazione non ve lo chiede, diffidate per come stanno facendo adottare quell’animale.

Anche qui, alle parole “ visita a casa”, molti si inalberano come se venissimo a giudicare se le piastrelle della vostra cucina sono abbastanza belle o il vostro bagno pulito a dovere. No, credeteci: non vogliamo impicciarci dei fatti vostri ma ci occorre capire dove andrà a stare l’animale. Non solo in casa vostra, dove vi daremo consigli utili su dove piazzare la cuccia ad esempio e le ciotole (sì: ci sono dei posti non casuali per non incappare in problemi in futuro!) ma anche per fare insieme a voi un giro nei dintorni e consigliarvi dove portarlo a passeggio se è un cane.

Venire a casa, ci aiuta a valutare come inserire l’animale se avete altri animali o, semplicemente, se per esempio siete alla prima esperienza, cerchiamo di darvi delle nozioni di base che non sempre si hanno. E no, cercare su Google non vale e nemmeno vale quello che molti ci dicono: “Ho sempre avuto animali, lo saprò come si fa!”. Nessuno di noi lo mette in dubbio ma il cane o il gatto che ha fatto parte della vostra vita semplicemente è un altro individuo: ha la sua personalità, il suo carattere.

Quando vi veniamo a trovare, succederà anche che arriverà poi il momento in cui verremo insieme all’animale che avete scelto, in modo che possa già fare una prima conoscenza dell’ambiente.

Così il colloquio pre affido per voi deve essere un modo per approfittare delle nostre conoscenze e farci domande, sciogliere dubbi e perplessità e soprattutto sapere che avete lì, nella vostra zona, un punto di riferimento sempre presente se ne avrete bisogno. Non è cosa da poco: sapere che se saltano fuori delle piccole criticità avrete qualcuno pronto a supportarvi e a darvi sostegno è davvero importante.

Per questo vi invitiamo a diffidare da quei volontari che non conoscono l’animale in questione o da colloqui pre affido che non sono fatti da persone che sono formate proprio per darvi una mano qualora ci fosse bisogno.

Se l’animale arriva da un posto lontano rispetto a dove vivete voi

Intendiamoci, nessuno è contro le adozioni di animali che arrivano da un posto lontano da quello in cui vivete ma affidatevi anche in quel caso alle persone giuste: moltissime volte ci chiedono un aiuto da altre regioni e, di solito, volontari ed educatori che hanno seguito il cane sul posto chiedono a loro volta ad un collega di quella zona di valutare l’animale e  la famiglia in cui andrà a vivere. Poi insieme capiamo se quelle persone e l’ambiente di vita che si prospetta possono essere idonei e chi è sul territorio si occupa del colloquio pre affido e dell’inserimento all’arrivo, compreso il sostegno all’animale e alla famiglia (considerando che se va bene, faranno un incontro di conoscenza solo e poi dritti a casa). Questo è un buon percorso di adozione di animali che non sono nella zona in cui vivete.

Purtroppo e spesso, però, non accade che ci sia questa fase introduttiva. Ma noi che ci occupiamo del benessere collettivo del gruppo familiare che si andrà a creare siamo comunque pronti a dare supporto e seguiremo la famiglia appena arrivato il nuovo membro, consigliandovi anche su come farlo viaggiare in maniera adeguata e dignitosa. In tanti non lo sanno, ma esistono staffette al limite del lucro e del maltrattamento delle quali abbiamo parlato proprio qui su Kodami nella video inchiesta “Staffette, dall’amore al business”.

Gli incontri pre affido: quante volte devono venire a casa mia?

A questa domanda volontari e educatori sono soliti rispondere con un: «Dipende». Ogni animale ha i suoi tempi di incontro e conoscenza con la famiglia che vuole adottarlo: a volte scatta la scintilla subito, altre volte per il bene dell’animale e per evitare problemi a voi in futuro ci vuole qualche incontro di più.

Non spazientitevi, per favore: non lo facciamo perché crediamo che non siate capaci e adeguati ma perché vorremmo che partiste col piede giusto e tutto quello che seminiamo bene negli incontri conoscitivi maturerà come “zero problemi” per tutti in futuro.

Inoltre vi preghiamo di considerare qualcosa che a volte non viene in mente alle persone, anche e soprattutto quando un soggetto vive in un rifugio. Gli animali si affezionano e provano emozioni, questo vuol dire che sono abituati a relazionarsi nelle loro giornate con le figure che ruotano dentro una struttura: gli operatori che si occupano di loro, per esempio tenendoli puliti e dando i pasti, gli educatori e gli istruttori che lavorano coi cani, i volontari che si  occupano costantemente degli animali tutti.

Le loro giornate (e per alcuni animali possono essere mesi se non addirittura anni!), sono scandite al ritmo di operazioni quotidiane che costituiscono la loro routine, delle certezze, delle vere e proprie coordinate di sicurezza. Prima di affezionarsi a voi, è necessario che lascino quel porto sicuro in cui hanno vissuto e se anche un rifugio non sarà rispetto a casa vostra un albergo a cinque stelle, per quegli animali è stato tutto il loro mondo, fatto di odori e sensazioni che non possono abbandonare di punto in bianco.

Quando vi chiediamo di portare un animale da voi magari mezza giornata perché si abitui alla nuova sistemazione e poi riportarlo al rifugio, non lo facciamo perché siamo delle brutte persone ma per dargli modo di abituarsi gradualmente alla sua nuova vita.

Ecco un esempio molto semplice che potrebbe essere d’aiuto per comprendere questi passaggi così delicati, anche se eticamente non è corretto accostare un animale ad un bambino ma può servire per far capire cosa si intende per dare vita a una conoscenza reciproca prima di una adozione definitiva. Quando un bimbo deve andare in asilo, di solito vi viene chiesto di fare un piccolo periodo di inserimento: non andate lì e mollate vostro figlio nelle mani della maestra subito, giusto? E non perchè dubitiate che quella professionista sia amorevole, capace e professionalmente adeguata al ruolo che ricopre ma perchè un bimbo ha costruito una struttura di attaccamento sana con le sue figure di riferimento e per stare bene nel nuovo ambiente deve costruirla gradualmente con una persona nuova.

Quella maestra, se non viene conosciuta un po’ per volta, non sarebbe che una estranea al suo mondo. Beh, non è molto diverso con gli animali, mettiamola così: nessuno di noi dubita delle vostre amorevoli attenzioni, della cura e della predisposizione che avete nell'accoglierlo: vogliamo solo fare in modo che non sia traumatico e che sia un’esperienza graduale e piacevole reciprocamente.

Per questo ancora una volta e in conclusione vi invitiamo ad adottare consapevolmente e nei rifugi che avete vicino casa: gli amici hanno bisogno di frequentarsi e conoscersi prima di decidere di passare insieme un tempo che, nella migliore delle ipotesi, durerà tanti anni.

Adottanti, volontari, educatori e istruttori e tutti coloro che davvero amano ma soprattutto rispettano gli animali, è tempo di andare tutti verso lo stesso obiettivo comune: far entrare un animale nella nostra famiglia con cognizione di causa e trasformare una scelta consapevole in una delle storie più belle delle nostre esistenze.

Compila il questionario MiFIDO: 10 domande a chi sta per adottare