C'è un post del 2015 che sta ancora girando tantissimo sui social, soprattutto su Facebook. Il titolo è: "Sto per venire a casa con te, ma prima vorrei dirti come mi sento". Il tema di cui tratta riguarda le adozioni dei cani dai canili ma la prospettiva da cui un momento così delicato e importante per la nascita di una relazione viene proposta non dal punto di vista umano. Si descrive, invece, quali possano essere i pensieri dei cani quando la loro vita viene stravolta e si ritrovano in una nuova famiglia in cui si devono gradualmente integrare.

Kodami è andata alla ricerca dell'autrice del post, per scoprire qual è l'origine e la storia che si celano dietro. Abbiamo così contattato Elisa Graziosi, educatrice, istruttrice e riabilitatrice cinofila. Elisa ha lavorato per anni come volontaria in tre diversi canili della provincia di Bologna. L'esperienza nei rifugi, come educatrice e referente per le adozioni, le ha insegnato tantissimo sui cani, ma anche sugli adottanti. Si è resa conto infatti che quando una persona veniva ad adottare un cane aveva da subito grandi aspettative sull'animale. Il senso, spesso, della scelta di adottare porta tante persone alla considerazione "in fondo l'ho salvato" e il minimo da aspettarsi, secondo questo tipo di approccio al cane, è pretendere un'amicizia subito ricambiata.

«L'adottante però non si rendeva conto che il cane lo vedeva ancora come uno sconosciuto – spiega Elisa – ed aveva quindi bisogno di tempo per integrarsi e costruire una relazione. È stato proprio questo contrasto tra la felicità dell'adottante e lo sguardo del cane a suggerirmi l'idea di scrivere il post». Un modo per arrivare alle persone non solo nel rapporto uno ad uno durante le visite in canile, ma per allargare alla grande platea di chi vuole adottare un cane ma lo deve fare con la giusta consapevolezza: «Se i miei consigli spesso non vengono ascoltati, sentivo fosse necessario comunque trovare un sistema per arrivare di più alle persone e coinvolgerle da un punto di vista emotivo. Così un giorno ho pensato di scrivere delle frasi facendo finta che fosse il cane a dire queste cose», racconta l'autrice.

E a suon di condivisioni, sembra che Elisa abbia trovato decisamente il modo giusto di comunicare il suo messaggio. Il post, infatti, continua a girare di bacheca in bacheca su Facebook e raggiunge tantissime persone ed è diventato anche un vademecum in molti canili. «Nonostante sia stato spesso condiviso in maniera non corretta, ad esempio cambiando alcune parti, o riadattato anche alle adozioni dei gatti, che sono animali totalmente diversi dai cani, sono contenta che le persone abbiano apprezzato e spero che chi ha intenzione di adottare un cane capisca che l'amore da solo non basta. Ci vuole anche tempo e comprensione. Sto pensando inoltre, appena avrò tempo, di scrivere anche qualcos'altro, provando a raccontare la realtà sempre dal punto di vista del cane».

Il testo originale del post:

Ti vedo euforico, ma non ne conosco il motivo.

Non rimanerci male, ma io mi sento davvero frastornato.

Sto per salire su un’auto che non conosco, nessun odore mi è familiare, per venire con te sì, ma dove?

E soprattutto tu, per me, chi sei? Ti ho visto troppe poche volte per poter gioire, al momento prevale un senso di incertezza.

Se davvero credi che la mia vita migliorerà, ti chiedo di darmi un po’ di tempo.

Non premurarti di dire a tutti subito che sono bravissimo perché io, per un mese o due circa, non so davvero come comportarmi, come muovermi, cosa fare, dove mi trovo. Sarò semplicemente disorientato.

Non correre a toelettarmi per favore, il mio odore in questo momento è la mia unica certezza.

So che può essere fastidioso, ma credimi: perderò velocemente questo aspetto.

Non portarmi immediatamente dal veterinario se non mi vedi stare male, aspetta che impari a fidarmi di te.

Non preoccuparti se non mangio i primi giorni, devo metabolizzare il cambiamento.

Ti prego risparmiami, almeno per i primi tempi, la processione di amici e parenti a casa, perché quello non è ancora un luogo sicuro per me.

Fai in modo che io abbia un posto dove poter riposare indisturbato, così che io possa mostrarti il meglio del mio carattere.

Cerca di avere la pazienza di non costringermi subito a troppe esperienze nuove, avremo tempo per farle con serenità.

Non coccolarmi tutto il tempo: in canile ero abituato (purtroppo o per fortuna) a stare solo, altrimenti non sorprenderti se presto non ne sarò più capace.

Io non faccio dispetti, non conosco premeditazione, se troverai qualcosa fuori posto al tuo rientro è perché ti esprimo un disagio. Non improvvisare, chiedi aiuto.

Presta attenzione a non alzare la voce, a come gesticoli, ai rumori forti: non sai nulla del mio passato.

Se lo vorrai, lo scoprirai con me.

Io nel tuo ci voglio entrare, ma ora viviamo senza affanno il presente. Solo così potrò far parte del tuo futuro.

Mi presento: sono un cane, un cane vero, con le mie necessità proprio come tu hai le tue.

Prova a non compatirmi (tu lo vorresti?) e a non modificarmi.

Se avrai PAZIENZA, io avrò FIDUCIA in te ed insieme ne combineremo delle belle.

Da tanto avevo in mente tutto questo, tante frasi che mi sono state suggerite dagli sguardi dei cani che ho caricato su un’auto o, quando ho potuto, portato io stessa a casa.

Così le ho legate non per spaventare, non per disincentivare le adozioni, bensì per incentivarle, ma quelle consapevoli.

Io per prima son partita con la fretta e l’entusiasmo iniziale di chi crede di salvare qualcuno e lo vuole subito.

Ebbene non è così.

Si cresce insieme, a volte con gioie immediate, a volte con piccoli passi, altre volte con tanta fatica.

Vi sono evoluzioni ed involuzioni, progressi e battute d’arresto.

Ma adottare un cane rimane un’esperienza unica ed irripetibile ogni volta!

E dopo un po’ di strada, qualche salita e qualche discesa, se ci si volta indietro ad osservare il punto di partenza è un’emozione che vale ogni sacrificio.

Aspettiamoli, rispettiamoli senza invaderli, loro arrivano sempre.

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