Presentato in occasione della 79° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, “Una balena in una conchiglia” è un corto prodotto da Triton, associazione che si occupa di fare divulgazione nel bacino del Mediterraneo. Il documentario ha due protagonisti illustri: l’attore Giancarlo Giannini, che ha prestato la sua meravigliosa voce, e Umberto Pelizzari, più volte campione di apnea, che è in molte delle riprese, tutte girate all’interno dei confini di Pelagos, il santuario dei cetacei realizzato da Italia, Francia e Principato di Monaco.

Scopo del corto è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, ma anche la politica, sull’importanza di tutelare e proteggere in modo efficace l’ecosistema mare.

Alla presentazione fatta a Venezia, moderata da Katia Noventa, erano presenti, oltre a Giancarlo GianniniRaffaele Grandi e Stefano Picchi, rispettivamente direttore generale e direttore scientifico di Triton, Angelo Mojetta, consigliere scientifico e divulgatore, e il regista Simone Vrech.

«Quello che vogliamo fare, anche attraverso questo cortometraggio – ha detto Grandi – è trasmettere in modo semplice, chiaro ed emozionale quello che gli scienziati studiano, scoprono e raccontano affinché tutti possano capire veramente l’importanza dell’ambiente marino ed essere protagonisti del loro film sul mare, vivendolo in modo più intenso ma rispettoso».

L’importante obiettivo del documentario è anche al centro del progetto LIFE A-MAR, di cui Associazione Triton è partner insieme a Federparchi, Lipu e Fundación Biodiversidad, che ha avviato proprio questo mese le sue attività.

Nel dettaglio, il progetto LIFE A-MAR è stato creato per monitorare lo stato di salute delle aree marine protette che fanno parte della rete Natura 2000 e per cambiare, in modo positivo, il comportamento di oltre 6 milioni di persone che abitualmente frequentano il mare: pescatori, subacquei, tour operator, diportisti, organizzazioni, residenti, turisti e visitatori. Dai comportamenti di tutte le componenti che “vivono” il mare dipenderà in gran parte il suo futuro, che è strettamente legato alle nostre vite considerando che mari e oceani svolgono funzioni importantissime nel mantenimento delle condizioni ambientali, al pari delle grandi foreste pluviali come quelle presenti in Amazzonia.

Come accade nella parte emersa del pianeta occorrerà, da subito, mettere in campo azioni di salvaguardia che contrastino e difendano gli ecosistemi, arrivando a proteggere almeno un terzo della superficie della Terra da ogni tipo di sfruttamento intensivo.

In Italia e in Spagna il progetto LIFE A-MAR NATURA ha come obiettivi principali quelli di creare strumenti di sostegno utili alla raccolta di informazioni sullo stato delle aree protette, nell’ambito della strategia europea sulla biodiversità da realizzarsi entro il 2030, riducendo la pressione delle attività antropiche sulle aree marine. Un altro importante obiettivo del progetto  è quello di sensibilizzare tutte le componenti sull’importanza di ridurre la dispersione della plastica in mare, che causa gravissimi danni agli ecosistemi e agli animali che ci vivono. La dispersione delle microplastiche nell’ambiente marino, la presenza di plastica che viene ingerita dagli animali che spesso la confondono con il loro cibo, senza dimenticare il pericolo delle reti da pesca “fantasma”, che diventano trappole mortali per tutte le forme di vita marina, sono tutti comportamenti che dipendono da noi umani e che causano impatti distruttivi che devono essere combattuti con ogni mezzo.

Se a questi fenomeni si aggiunge l’eccessivo sfruttamento delle risorse ittiche e la pesca illegale si comprende quanto sia importante mettere in atto un cambiamento di rotta, che coinvolga sia gli operatori economici che l’opinione pubblica, cercando di creare un volano virtuoso che porti davvero a una tutela consapevole della parte liquida del pianeta.

In Italia recentemente è stata approvata la cosiddetta “legge salva mare”, che consente ai pescatori di sbarcare a terra tutta la plastica recuperata durante l’attività, conferendola ad appositi centri di raccolta che devono essere presenti in tutti i porti. In questo modo i rifiuti, che una volta se portati a terra dovevano essere smaltiti a spese dei pescatori, che rischiavano anche di essere multati, ora possono essere tolti dal mare e i pescatori vengono incentivati a farlo, anche grazie a meccanismi che premiano questi comportamenti virtuosi.