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Etologa

Il gatto di Pallas (Otocolobus manul), anche detto gatto delle steppe o manul, nell'antica lingua della Mongolia, è un piccolo felide selvatico originario dell'Asia centrale. Unico rappresentante del genere Otocolobus questo animale viene considerato l'antenato del gatto d'Angora. Nonostante il suo aspetto particolarmente simile al gatto persiano, per via del muso corto, i due animali non hanno nulla in comune. Il gatto di Pallas è un predatore notturno che si nutre prevalentemente di piccoli mammiferi come le arvicole, ma anche di insetti e rettili. Il comportamento notturno è facilitato dalla vista, sviluppata in condizioni di penombra, e gli permette di sfuggire ai suoi predatori, che includono aquile, lupi, volpi o cani.

Caratteristiche fisiche del gatto di Pallas

Rispetto al comune gatto domestico, il gatto di Pallas ha un corpo più tozzo e le zampe più corte. Le grandi orecchie triangolari sono poste più lateralmente sul capo e il pelo è lungo e folto, adatto a sopravvivere ai climi dell'Asia centrale. Il peso di un esemplare adulto varia dai 3 ai 6 chili e le dimensioni possono raggiungere i 70 centimetri di lunghezza, a cui vanno aggiunti i circa 20-25 centimetri di coda. Il colore del mantello varia in base alle stagioni, partendo dall'ocra striato di nero, per raggiungere il grigio o grigio scuro durante i mesi più freddi, in cui il paesaggio si tinge di bianco. Una caratteristica che contraddistingue questa specie, rispetto a molti altri felidi, è la pupilla che, contrariamente a quella del gatto domestico, è circolare.

Habitat e dove vive il gatto di Pallas

Il gatto di Pallas è un animale tipico delle steppe e delle praterie che vanno dalla zona meridionale dell'Ex Unione Sovietica, negli odierni Kirghizistan, Turkmenistan, Tagikistan, fino al Tibet, al Kashmir e dalla Cina settentrionale fino alla Mongolia. Essendo un predatore notturno, durante il giorno necessita di luoghi in cui ripararsi dai predatori con cui condivide il territorio e, per questo motivo, il gatto delle steppe vive laddove sono diffuse caverne, grotte o protezioni nel terreno che gli forniscano protezione. La sua grande adattabilità ai climi freddi gli permette di raggiungere anche i 5.500 metri di quota. Alcuni studi svolti tramite telemetria in Mongolia, hanno dimostrato che, per quanto riguarda la zona presa in esame, il gatto di Pallas ha una densità di circa 4-8 esemplari ogni 100 chilometri quadrati, ma in alcuni casi, soprattutto in Russia, ha raggiunto densità molto più alte. La distribuzione di questo animale è molto difficile da studiare perché si tratta di una specie estremamente elusiva che vive in ambienti particolarmente impervi.

I rischi per il gatto di Pallas

Gli ambienti di vita di questa specie sono particolarmente delicati e densi di predatori con cui competere per le risorse alimentari. Secondo l'IUCN il gatto della steppa sta vedendo una decrescita continua. Ad oggi il numero (approssimativo) di manul in vita in Asia si aggira intorno ai 58.000 mila, ma a causa del cambiamento climatico, della distruzione dell'habitat la decrescita continuerà. I progetti di tutela di questa specie non sono ancora sufficienti, infatti, il gatto di Pallas viene ancora cacciato sia per la sua pregiata pelliccia che per l'utilizzo nella medicina tradizionale orientale. A complicare ulteriormente la condizione di vita del gatto della steppa è l'eccessiva specializzazione alimentare che sta avvenendo in alcune zone di diffusione. Questo animale, infatti, in certe zone della Mongolia si ciba unicamente di una sottospecie di marmotta, essendo vicina all'estinzione, rischia di lasciare il gatto di Pallas senza risorse alimentari. Nei manul che vivono in cattività è stato inoltre riscontrato spesso il parassita  Toxoplasma gondii, agente responsabile della Toxoplasmosi, una malattia che causa la morte di circa il 60% dei nuovi nati negli zoo.

Il gatto di Pallas è pericoloso?

Alla luce di quanto detto, possiamo affermare che sia particolarmente difficile incontrare un gatto di Pallas che senta la necessità di interagire con l'essere umano. Sebbene sia un animale schivo ed evitante, è giusto ricordare che si tratta di un animale selvatico che, davanti a una minaccia percepita per la propria sopravvivenza o per quella dei piccoli, potrebbe decidere di reagire in maniera aggressiva. Come per tutte le specie selvatiche, anche in questo caso vale la regola del mantenersi a distanza e non cercare il contatto.