Un gruppo di giovanissimi cacciatori di fossili ha scoperto una nuova specie estinta di pinguino gigante. Il ritrovamento clamoroso è avvenuto in Nuova Zelanda nel 2006, ma solo di recente è stata pubblicata la descrizione dettagliata del fossile sulla rivista Journal of Vertebrate Paleontology. I giovani aspiranti naturalisti erano impegnati in un'escursione dell'Hamilton Junior Naturalist Club a Kawhia Harbour, nell'Isola del Nord, quando si sono imbattuti in alcuni resti fossili straordinariamente insoliti e ben conservati. Lo scheletro, uno dei più completi mai scoperti, appartiene a un pinguino estinto alto ben 1,4 m e col becco insolitamente lungo, che è vissuto tra 27 e 35 milioni di anni fa. La nuova specie è stata chiamata Kairuku waewaeroa, che deriva dai termini in lingua māori Kairuku (tuffatore che torna con il cibo), waewae (gambe) e roa (lungo), in richiamo agli arti particolarmente lunghi di questo uccello gigante.

I membri del club, guidati dall'esperto di fossili Chris Templer, stavano in realtà cercando fossili di ricci di mare, quando hanno trovato per puro caso le ossa nei pressi del porto di Kawhia. I resti sporgevano da un blocco di arenaria che era stato svelato dalla bassa marea e inizialmente erano stati addirittura scambiati per un'elica arrugginita. Templer e l'altra guida del gruppo, Tony Lorimer, si sono però subito resi conto di aver trovato qualcosa di eccezionale. Lo scheletro dell'uccello gigante rischiava però di essere danneggiato ed eroso dal mare e la sua posizione era piuttosto scomoda, visto che si trovava in un punto difficilmente accessibile a causa della marea. Così i membri del club hanno avuto il permesso di scavare e raccogliere le ossa, che sono state poi preparate dallo stesso Templer direttamente a casa sua. Una volta pronto il fossile è stato poi donato nel 2017 al Waikato Museum.

I resti fossili di Kairuku waewaeroa e il confronto dimensionale con il pinguino imperatore, la speie più grande attualmente vivente. Giovanardi et at., 2021
in foto: I resti fossili di Kairuku waewaeroa e il confronto dimensionale con il pinguino imperatore, la speie più grande attualmente vivente. Giovanardi et at., 2021

E così i ricercatori della Massey University, tra cui l'italiano Simone Giovanardi, e del Bruce Museum nel Connecticut, negli Stati Uniti, hanno potuto analizzare e descrivere nel dettaglio l'antico pinguino gigante. Utilizzando modelli 3D, gli scienziati hanno quindi confrontato le ossa dell'uccello con quelle di altri pinguini giganti vissuti del Paleogene. I suoi arti molto lunghi potrebbero aver avuto un ruolo chiave nell'ecologia e nel comportamento di nuoto dell'uccello: probabilmente era in grado di nuotare molto più velocemente e di immergersi più a fondo rispetto alle altre specie. Inoltre, pur avendo diverse caratteristiche in comune con gli altri pinguini del genere Kairuku, gli scienziati hanno trovato numerosi caratteri nuovi nella sua struttura scheletrica, che rendono questo fossile ancor più unico da un punto di vista evoluzionistico.

La scoperta del Kairuku waewaeroa contribuisce enormemente a comprendere più a fondo l'evoluzione e la diversità dei tanti uccelli giganti che popolavano la Nuova Zelanda nell'Oligocene. Ma un altro aspetto altrettanto rilevante di questo ritrovamento è proprio il modo in cui è avvenuto: il fatto che siano stati proprio dei giovani aspiranti naturalisti a ritrovare le ossa incoraggerà le nuove generazione a esplorare e scoprire la natura, ed è forse questo l'eredità più importante che il pinguino gigante estinto ci lascerà.

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