«Ci troviamo nel pieno di una crisi climatica e ambientale e la maggior parte delle persone non sa che il fattore primario che contribuisce al riscaldamento globale è il modo in cui alimentiamo le nostre case, i nostri affari, i nostri mezzi di trasporto e i nostri corpi: è il momento di trasformare tutti questi sistemi in modo radicale».

Sono le parole con cui Joaquin Phoenix e Rooney Mara, oltre che attori anche attivisti per l’ambiente e i diritti degli animali, hanno esordito durante il collegamento in streaming organizzata all’interno del Ted Talks organizzato in occasione della Cop26 di Glasgow.

I due, insieme dal 2016, è stata invitata per parlare di quanto l’industria basata sull’agricoltura animale influisca sulla crisi climatica e dell’importanza di passare a un’alimentazione vegana. 36 anni lei, 47 lui, sono considerati la coppia dello star system più impegnata a livello ambientale e animale, soprattutto Phoenix, vegano sin da quando era bambino e fervente sostenitore del veganesimo per tutelare i diritti degli animali e proteggere l’ambiente.

«Essere vegani è una scelta e un privilegio alla portata di tutti»

«Essere vegani è un privilegio cui possiamo accedere ogni giorno, diverse volte al giorno, e sappiamo che ha un enorme impatto – ha detto Mara – Ci sono un sacco di cose su cui non abbiamo controllo, un sacco di decisioni che vengono prese e che influenzano le nostre vite e il pianeta, ma questa è una scelta che possiamo fare noi e che sappiamo che può fare la differenza».

«Chiunque si dica veramente interessato a proteggere il pianeta non può più ignorare il ruolo che l'agricoltura animale riveste nel distruggerlo», ha rincarato la dose Phoenix, mentre Mara ha parlato di «un’immensa opportunità per evolverci». Ai due attori è stato affidato il compito di introdurre l’evento ospitato da YouTube Original e condotto dal TED World Theatre di New York da Latif Nasser in collaborazione con la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26). Al livestream hanno partecipato esperti e attivisti, leader e ceo di diverse aziende, oltre che celebrità come Don Cheadle, Rainn Wilson, Regina Hall, Mark Ruffalo e Mayim Bialik.

Il mese scorso Phoenix, insieme con altre celebrity che si sono votate all’alimentazione vegana come Billie Eilish, Moby, Alan Cumming, Evanna Lynch e Alicia Silverstone, si è unito alla campagna #CowIntheRoom di Humane Society International, firmando una lettera urgente indirizzata al presidente della COP26, Alok Sharma, e chiedendo di includere il ruolo dell'agricoltura animale in tutte le discussioni sulla crisi climatica. Ruolo già riconosciuto da diverse associazioni.

Oltre il 60% della superficie agricola dell’Ue destinata agli allevamenti intensivi

In un report del 2019 era stata anche Greenpeace a sottolineare come oltre il 60% della superficie agricola dell’Unione Europea è destinata a produrre mangime e foraggio per gli animali invece che cibo per le persone. Una superficie che già due anni fa era di 125 milioni di ettari e in aumento e, secondo i dati Eurostat citati dall’associazione, circa il 72 % degli animali allevati in Europa proviene da aziende intensive di grandi dimensioni.

«La produzione intensiva e il consumo eccessivo di carne e prodotti lattiero-caseari hanno gravi ripercussioni sul nostro clima, sul nostro ambiente e sulla nostra salute. Un numero crescente di prove scientifiche mostra, in modo più chiaro e urgente che mai, la necessità di ridurre la produzione e il consumo di prodotti animali – spiegava Greenpeace – In Europa i livelli di produzione e di consumo hanno ormai ampiamente superato i limiti definiti dalla scienza per la salvaguardia di salute, ambiente e clima. Nell'Unione europea il consumo medio pro capite di carne è il doppio della media globale. La principale tendenza nel settore dell'allevamento europeo è una concentrazione crescente della produzione di carne e prodotti lattiero-caseari in un decrescente numero di aziende, dalle dimensioni sempre maggiori. Inoltre, i dati mostrano che oltre il 71% di tutta la superficie agricola dell'Ue (coltivazioni, seminativi, prati per foraggio e pascoli) è destinata all'alimentazione del bestiame. Anche escludendo dal calcolo i pascoli e tenendo conto solo delle terre utilizzate per le coltivazioni, emerge che oltre il 63% delle terre coltivabili europee viene utilizzato per produrre mangime per gli animali invece che cibo per le persone».

Sempre nel 2019 la rivista Lancet sottolineava l’urgente necessità di una «trasformazione globale del sistema alimentare» per proteggere l’ambiente, il clima e la salute pubblica, parlando dell’urgenza di ridurre almeno del 50% i consumi di carne rossa e di aumentare in contemporanea il consumo di legumi, noci, frutta e verdura di oltre il 100%, chiamando in causa non soltanto la salute umana ma la quantità di gas serra prodotto dagli allevamenti intensivi, pari a circa il 12-17% delle emissioni totali: «Recenti studi indicano che il dimezzamento del consumo di carne, prodotti lattiero-caseari e uova nell'UE, potrebbe ridurre le emissioni di gas serra europee del 25-40% – fa sapere Greenpeace – A livello globale, adottare una dieta vegetariana o vegana ridurrebbe le emissioni agricole di gas serra rispettivamente del 63% e del 70%».

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