clima cop26, foto copertina | Kodami

Le popolazioni di animali selvatici sono diminuite del 68% a partire dagli anni 70. È il bilancio emerso durante gli Stati Generali della Green Economy alla vigilia della Cop26 Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2021 di Glasgow.

Il dato sulla decrescita della fauna selvatica è raggelante, ma non coglie di sorpresa se accostato agli altri presentati durante l'ultima giornata degli Stati Generali della Green Economy di Rimini dedicati al tema: "Imprese e Governi verso la neutralità climatica", che ha fotografato le problematiche ancora irrisolte relative a clima, ambiente ed ecosistema. In merito il presidente del Consiglio Nazionale della Green Economy, Edo Ronchi, ha dichiarato: «L'importante è che i Paesi che hanno preso gli impegni di decarbonizzazione proseguano comunque su questa strada – sottolinea  – dimostrando che un'economia decarbonizzata e circolare migliora lo sviluppo, la competitività, l'occupazione e costringendo così i Paesi ritardatari, in primis la Cina, ad inseguire».

Con queste premesse, gli oltre 190 leader delle potenze mondiali presenti al prossimo appuntamento di Glasgow, previsto dal 31 ottobre al 12 novembre, si incontreranno per discutere degli obiettivi programmatici per il clima e la sostenibilità globale.

La Russia ha preso l' impegno di raggiungere il traguardo di zero emissioni nel 2060, sulla stessa lunghezza d'onda l'Australia ha annunciato l' impegno a zero emissioni al 2050, la Gran Bretagna ha stilato un cronoprogramma che la porterà a raggiungere la neutralità climatica al 2050; al contrario la Cina ha pianificato un aumento della produzione di energia elettrica da carbone. Sul versante europeo la situazione è ugualmente molto variegata: alcuni Stati membri sono persino privi di un piano per la riduzione delle emissioni. Non c'è, per il momento, una visione unitaria tra i Paesi al centro della Cop26.

Gli obiettivi globali

Alla Cop26Conferenza delle Parti dell'Onu, giunta alla 26esima edizione, parteciperanno quasi tutti i Paesi coinvolti nel G20. Gli attori internazionali si preparano così a «uscire dall'adolescenza», secondo l'auspicio lanciato dal padrone di casa, il premier inglese Boris Johnson, durante l'ultima Assemblea generale delle Nazioni Unite.

L'immaturità climatica denunciata da Johnson ha però già fatto danni irreparabili, amplificando la "sesta estinzione di massa" che l’uomo sta provocando nei confronti della biodiversità. A farne le spese sono tutte le classi di animali: quasi la metà dei mammiferi monitorati negli anni dal Wwf e quasi un quarto delle specie di uccelli subiscono l’impatto negativo dei cambiamenti climatici. In totale, a soffrire sono circa 700 specie.

Nel frattempo i tassi di estinzione delle specie continuano a correre. Gli obiettivi climatici da raggiungere a livello globale sono ambiziosi e ogni Paese dovrà operare una profonda riorganizzazione interna. In Europa questo processo sarà agevolato dal prossimo arrivo delle risorse del Recovery Fund, ma potrebbe non bastare dato che gli obiettivi promossi dalla Cop26 sono perseguibili solo attraverso una ragionata pianificazione, anche economica:

  • Azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050 e puntare a limitare l’aumento delle temperature a 1,5°C
  • Adattarsi per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali
  • Mobilitare i finanziamenti per il clima: almeno 100 miliardi di dollari l'anno
  • Collaborare alla realizzazione egli obiettivi dell'agenda di Parigi rafforzando la collaborazione tra i governi, le imprese e la società civile

Un difficile equilibrio tra economia e sostenibilità

E l'Italia? Il Belpaese possiede la più grande biodiversità in Europa, ma è anche quello che ha stanziato meno fondi per salvaguardarla, solo lo 0,51% dei fondi del Pnrr. Una premessa poco incoraggiante, ma il governo italiano resta ottimista: «Il vertice di Glasgow non fallirà, ma non bastano Usa ed Europa», ha detto il ministro per la Transizione ecologica Ernesto Cingolani in una intervista rilasciata a La Stampa, riferendosi proprio alla "questione indiana".

Tra i Paesi che fino all'ultimo non avevano confermato la loro presenza alla Cop26 c'era anche l'India, il terzo grande inquinatore al mondo per gas serra. Se da una parte il presidente indiano Narendra Modi ha fatto sapere attraverso un comunicato ufficiale diffuso solo pochi giorni fa di essere disposto a "definire la futura strategia sul clima", dall'altra ha già ripetutamente posto l'accento sulla richiesta che i Paesi ricchi paghino di più per aiutare i paesi in via di sviluppo ad attuare le misure per la salvaguardia del clima. Si sta per aprire un tavolo non facile destinato a modificare i già precari equilibri mondiali.

Ma che sia pronta o no, l'umanità è costretta a uscire dall'adolescenza, pena la distruzione del Pianeta e di tutte le vite che lo abitano.