Scegliere cosa consumare in campo alimentare può fare una grande differenza: per limitare il nostro impatto sul Pianeta, per minimizzare l’impronta ecologica di ogni consumatore, per evitare che gli animali siano inutilmente sottoposti a sofferenze evitabili.

Se è vero che sono mondi diversi quello degli onnivori rispetto a quello dei vegetariani/vegani è altrettanto vero che ognuno, senza distinzione, può mettere in atto azioni che possano contribuire a ridurre il danno. Scegliendo cosa mettere nel carrello della spesa, cosa e dove comprare, evitando quegli alimenti che possano essere più dannosi di altri: scelte consapevoli che possono essere messe in atto senza grandi sacrifici, ma che unite a milioni di altre scelte, che comportino la riduzione del danno, possono dare risultati decisamente apprezzabili.

Un motivo, questo, per smettere di pensare che cambiare sia inutile perché il risultato del nostro sforzo non può, nei fatti, servire a nulla. Iniziamo a pensare di essere come gli anelli di una lunghissima catena: ogni anello è importante per la tenuta della catena ma anche per la sua rottura. Una scelta di “rottura” fatta da un consumatore, unita ad altre, è in grado di orientare il mercato, sempre attento a conquistare clienti e a mantenerli.

Il consumo delle proteine animali e il fenomeno del greenwashing

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le offerte di prodotti a basso impatto ambientale, si è dato valore alla filiera corta, all’uso di sostanze meno inquinanti, a un uso di prodotti diversi per creare gli imballaggi di quelli confezionati. Questa attenzione si è spostata anche sul consumo delle proteine animali e sulla loro origine.

Alcune volte con operazioni cosiddette di greenwashing, dove il rispetto del benessere animale e l’attenzione verso l’ambiente sono soltanto vuoti concetti di un marketing che falsa la realtà, ma per fortuna anche con molte offerte di prodotti maggiormente rispettosi della vita degli animali e delle conseguenze che il loro allevamento comporta.

In quest’ambito è sempre importante fare attenzione ai metodi di produzione: per le uova, ad esempio, è sempre meglio preferire quelle bio, che garantiscono migliori condizioni di vita alle galline, rispetto a quelle allevate a terra, una denominazione che significa soltanto che le galline non stanno in gabbie, ma vengono comunque costrette all’interno di capannoni sovraffollati, senza mai vedere il sole.

La vera differenza nei nostri comportamenti passa, però, attraverso la riduzione del consumo delle proteine animali, che nella nostra società rappresentano una componente molto importante nella dieta degli onnivori. Gli allevamenti intensivi sono fra le principali cause dei cambiamenti climatici. Secondo ISPRA (Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale) l’agricoltura è responsabile del 7% delle emissioni di gas serra, quelli cioè capaci di compiere azioni clima alteranti. Ma di questo 7% gli allevamenti intensivi sono percentualmente responsabili del 79% delle emissioni agricole, quindi della quasi totalità rispetto al complesso della produzione. Contribuendo in modo rilevante all’innalzamento delle temperature del Pianeta, che unito a un consumo altissimo di acqua e alla deforestazione, operata per creare sempre più campi destinati alle coltivazioni di alimenti destinati agli animali d’allevamento, rende l’industria della carne uno dei settori produttivi più pericolosi per cambiamenti climatici, consumo di suolo, sostenibilità e sofferenza causata.

Per rendersi conto dell’impatto che potrebbe avere la riduzione anche solo di un terzo del consumo di proteine animali bisogna pensare che questo porterebbe a una riduzione di più del 26% delle emissioni nocive prodotte dagli allevamenti. Diminuire il consumo di carne, oltre a essere salutare, rappresenta una delle prime azioni per difendere attivamente il nostro ambiente, per tutelare le grandi foreste pluviali del pianeta come il bacino del Rio delle Amazzoni e per garantire una miglior vita e uno sviluppo più sostenibile nelle aree economicamente e climaticamente più disagiate del nostro pianeta.

Secondo le raccomandazioni dell’ONU l’obiettivo prioritario per arrestare il cambiamento climatico impresso dall’Antropocene è quello di arrivare a tutelare almeno un terzo della superficie terrestre e di mari e oceani. Perché questo traguardo possa essere raggiunto bisogna essere capaci di accettare dei cambiamenti nelle nostre vite, basati anche sul principio della riduzione del danno e sul consumo consapevole.