Un ritrovamento eccezionale quello annunciato sabato 8 maggio: i resti di otto uomini e una donna di Neanderthal (Homo neanderthalensis) sono stati rinvenuti nella grotta Guattari di San Felice Circeo, in provincia di Latina. Otto di questi sono databili tra i 50mila e i 68mila anni fa mentre il nono è vissuto tra i 100mila e i 90mila anni fa. Non solo resti di ominidi, ma anche fossili e tracce di animali ormai estinti ma che erano molto diffusi un tempo in Europa: elefanti, iene, rinoceronti, orsi delle caverne, uri, gli antenati selvatici dei nostri bovini domestici, e megaloceri, cervi dai palchi di dimensioni impressionanti. La ricerca, iniziata nel 2019, è stata condotta dalla Soprintendenza archeologica di Frosinone e Latina in collaborazione con l'Università di Tor Vergata.

L'Europa dei Neanderthal

Questi importanti resti fossili, insieme agli altri due trovati in passato nello stesso sito, portano a 11 il numero complessivo di individui presenti nella grotta Guattari, che si conferma uno dei luoghi più significativi per la storia dell'uomo di Neanderthal in Europa. Le analisi biologiche e genetiche che verranno effettuate permetteranno di ricostruire l'ambiente, la flora e il clima in cui vivevano i nostri cugini Neanderthal e gli animali del tempo, ma anche la dieta delle altre specie animali ritrovate e l'alimentazione antica dell'uomo di Neanderthal.

I Neanderthal sono stati i primi veri uomini europei e hanno abitato il nostro continente in maniera esclusiva per decine di migliaia di anni. Erano molto simili a noi sapiens per cultura, tecnologia, vita sociale e abitudini, nulla a che vedere con l'immagine ormai superata dei cavernicoli grossi e senza cervello che per molto tempo abbiamo avuto. Erano talmente simili a noi che ci siamo addirittura incrociati diverse volte. Nel nostro DNA, ancora oggi, sopravvive infatti circa il 5% di genoma neanderthaliano.

A un certo punto, però, sono scomparsi completamente, proprio in concomitanza col nostro arrivo in Europa, più o meno tra i 30mila e i 40mila anni fa. Diverse congetture e teorie stanno cercando di spiegare quali sono state le possibili cause, probabilmente diverse, che hanno portato la completa sostituzione della popolazione umana Neanderthal da parte di noi sapiens. Tra queste potrebbe esserci anche un aspetto forse trascurato tra le numerose differenze che ci sono tra la nostra e la loro società: la domesticazione.

Noi sapiens e gli altri animali

A quanto ne sappiamo oggi l'uomo di Neanderthal non domesticò mai altri animali, cosa che invece noi sapiens stavamo facendo proprio in quel periodo col cane. La domesticazione del cane a partire dal lupo è avvenuta in un periodo compreso tra i 15mila e i 25mila anni fa, ma è resti fossili e tracce di una collaborazione tra proto-cani o lupi con l'uomo risalgono proprio intorno ai 40mila anni fa. È molto probabile che quando Homo sapiens conquistò l'Europa intorno ai 35-45mila anni fa fosse proprio accompagnato dal progenitore di quello che sarebbe diventato il nostro più fido alleato: il cane.

Il cane ha certamente fatto la differenza per le popolazioni umane di cacciatori-raccoglitori che vivevano di selvaggina e il suo aiuto è stato senza dubbio fondamentale per le successive domesticazioni avvenute con pecore, bovini, capre e altri grandi mammiferi "utili" per l'uomo. Secondo molti paleontologi proprio questa alleanza tra cani (o lupi) e sapiens potrebbe essere stata una dei fattori decisivi che ci hanno portato a soppiantare completamente i Neanderthal.