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Marco e Gabriele Bianchi, i fratelli di Artena a processo con l’accusa di avere ucciso a mani nude durante un pestaggio il 21enne Willy Monteiro Duarte a Colleferro, vengano condannati all’ergastolo. È la pena che hanno chiesto per loro i pm di Velletri al termine di una lunga requisitoria in cui hanno ripercorso gli avvenimenti della notte tra il 5 e il 6 settembre del 2020 e le prove a carico dei due fratelli, tra cui i video in cui li si vede accanirsi anche su pecore e uccelli, torturandoli e infine uccidendoli.

Per i pm Giovanni Taglialatela e Francesco Brando, che avevano disposto un’indagine integrativa sui filmati trovati negli smartphone dei due imputati (alla sbarra ci sono anche Francesco Belleggia e Mario Pincarelli, per cui sono stati chiesti 24 anni), i fratelli Bianchi prendevano di mira gli animali per allenarsi a uccidere. Appassionati di arti marziali miste, si mettevano alla prova uccidendo uccelli e pecore, esseri decisamente più deboli di loro e su cui potevano sfogare tutta la violenza e la rabbia: «Possiamo immaginare – scriveranno poi i carabinieri osservando i filmati- quanto quei colpi possano essere devastanti se inferti su una persona non strutturata fisicamente come poteva essere il giovane Willy».

Il "link" tra violenza sugli animali e violenza sugli esseri umani

Proprio l’uccisione di animali nel caso dei Bianchi sembra validare le ricerche e gli studi sempre più numerosi che correlano la violenza sugli animali e la violenza sugli esseri umani: il cosiddetto “link”, come aveva spiegato anche a Kodami Francesca Sorcinelli, fondatrice e presidente di Link-Italia. Che da anni ormai studia le diverse forme di violenza nell’ambito della zooantropologia della devianza, una disciplina relativamente recente che sfrutta nozioni di criminologia, psicologia, sociologia della devianza, veterinaria forense ed etologia per capire il fenomeno del maltrattamento animale.

Secondo le teorie sul link, il maltrattamento e l’uccisione degli animali sono spesso «sintomo di una situazione esistenziale patogena ed efficiente indicatore di pericolosità sociale. Il maltrattamento e/o l’uccisione di animali in quanto seme e tratto caratteristico della violenza interpersonale e di ogni altro comportamento criminale è da molto tempo dimostrato nella letteratura scientifica accademica – spiega proprio Sorcinelli – Di contro, il riconoscimento del fenomeno nel nostro Paese presenta ancora una doppia valenza in cui i limiti e paradossi sono preponderanti rispetto ai punti di forza. Del resto, a differenza degli Stati Uniti che vantano un centinaio di anni di raccolta di dati in questo campo, la storia dello studio, trattamento e contrasto al Link in Italia risale solamente al 2009 con la strutturazione del Progetto Link-Italia e la nascita nel 2012 dell’omonima associazione».

In Italia il fenomeno della violenza sugli animali e la correlazione con la pericolosità sociale – che potrebbe sfociare in violenza contro gli esseri umani – è ancora relativamente poco affrontato. La crudeltà fisica sugli animali è già inserita tra i sintomi del Disturbo della condotta sia nelll’International Classification of Mental and Behavioural Disorders (ICD-10, 1996) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sia nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-III-R 1987) dell’Associazione Psichiatrica Americana, a dimostrazione che Oltreoceano la violenza sugli animali viene considerata un indicatore di disturbi della condotta e va indagata a fondo. E a un clinico, un educatore professionale in caso di minori (anche la correlazione tra abusi su minori e violenza del minore stesso sugli animali è stata dimostrata in numerosi casi clinici) o un funzionario delle forze dell’ordine viene imposto di indagare a fondo su episodi di violenza sugli animali, proprio perché considerato un fenomeno spia.

Le associazioni lanciano un appello per inasprire le pene per la violenza sugli animali

La violenza sugli animali è insomma un campanello d’allarme che non va sottovalutato né dal sistema sanitario né da quello giudiziario e sociale, e da tempo ormai le associazioni animaliste si battono affinché le pene contro chi la commette vengano inasprite con una riforma degli articoli 544 bis e ter del codice penale, che disciplinano il maltrattamento e l’uccisione di animali. A oggi l’uccisione è punita con la reclusione da quattro mesi a due anni, i maltrattamenti con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro.

«La crudeltà sugli animali è il tirocinio della crudeltà sugli uomini», ha sottolineato Walter Caporale, presidente di Animalisti Italiani, che ha presentato una denuncia alla Procura della Repubblica di Velletri per chiedere che Marco e Gabriele Bianchi siano rinviati a giudizio anche per il reato di uccisione e di maltrattamento di animali. Anche Lav e Lega Nazionale per la Difesa del Cane avevano denunciato i due fratelli per maltrattamento e uccisione di animali: «Per combattere crudeltà e orrori contro gli animali è necessario superare la tradizionale impostazione che nega il grado di soggettività anche loro – prosegue Caporale – L’iniquità della legge attuale è sotto gli occhi di tutti. Per gli animali, con l’attuale dispositivo normativo, il reato di uccisione resterebbe quasi sicuramente impunito. Da tempo ci battiamo per una normativa che fornisca loro una tutela più incisiva: bisogna inasprire le pene detentive e le sanzioni pecuniarie».