Marco e Gabriele Bianchi, i fratelli di Artena accusati di avere ucciso a mani nude, con la complicità di Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, il 21enne Willy Monteiro Duarte la notte tra il 5 e il 6 settembre del 2020, si allenavano per uccidere. E lo facevano accanendosi sugli animali, torturandoli e uccidendoli per riprendere poi tutto con lo smartphone.

È quanto emerge da un’indagine integrativa disposta dai pm Giovanni Taglialatela e Francesco Brando, finalizzata a meglio inquadrare la personalità dei due fratelli Bianchi. Appassionati di arti marziali miste o MMA, lo sport da combattimento  che consente l'utilizzo di tutte le tecniche sportive delle arti marziali e degli sport di combattimento, davano prova di tutta la loro crudeltà uccidendo uccelli e pecore. Immagini terribili, conservate come memento e motivo di vanto sugli smartphone in cui i due “gemelli” – così ribattezzati per la loro somiglianza – custodivano anche le riprese degli incontri cui partecipavano: «Possiamo immaginare – scrivono i Carabinieri – quanto quei colpi possano essere devastanti se inferti su una persona non strutturata fisicamente come poteva essere il giovane Willy».

Zooantropologia della devianza: il link tra violenza sugli animali e sugli uomini

I video sequestrati per gli inquirenti sono la dimostrazione di un’indole violenta, a stento tenuta a bada e a volte sfogata sugli animali. Comportamenti che rientrano a pieno titolo nella casistica analizzata dalla zooantropologia della devianza, una disciplina relativamente recente che sfrutta nozioni di criminologia, psicologia, sociologia della devianza, veterinaria forense ed etologia per studiare il fenomeno dei maltrattamenti di animali. E sono numerosi gli studi e la letteratura che mettono in relazione la violenza sugli animali con quella sugli essere umani, il cosiddetto “link”. Proprio su questo link si è concentrata l’FBI nella metà degli anni 80, quando ha iniziato a studiare gli assassini seriali o “serial killer”, persone dal profilo omcida che uccidono spinti da pulsioni che vanno oltre il motivo economico o passionale. In molti casi presi in esame emersero episodi di violenza sugli animali.

In Italia una delle voci più autorevoli nel campo della Zooantropologia della devianza è Francesca Sorcinelli. Laureata in Scienze dell’Educazione ed educatrice professionale, è anche la fondatrice e presidente di Link-Italia, un’associazione di promozione sociale che ha come obiettivo trattare il problema della violenza e del crimine nella sua accezione più ampia individuando nell’Organizzazione Mondiale della Sanità la cornice scientifica e istituzionale di studio, definizione e riferimento e accogliendone i richiami rivolti ai funzionari del sistema sanitario, giudiziario e sociale a porre la propria attenzione al fenomeno della violenza, in particolare la violenza interpersonale, considerandolo un problema complesso.

Violenza sugli animali spia della pericolosità sociale

Sorcinelli, che con la sua associazione si batte anche per vedere riconosciuti i diritti degli animali a livello sociale e giuridico, ha firmato numerose ricerche e studi che analizzano la correlazione tra violenza sugli animali e sulle persone, identificando il maltrattamento e l’uccisione degli animali come «sintomo di una situazione esistenziale patogena ed efficiente indicatore di pericolosità sociale. Il maltrattamento e/o l’uccisione di animali in quanto seme e tratto caratteristico della violenza interpersonale e di ogni altro comportamento criminale è da molto tempo dimostrato nella letteratura scientifica accademica – spiegano proprio da Link – Di contro, il riconoscimento del fenomeno nel nostro Paese presenta ancora una doppia valenza in cui i limiti e paradossi sono preponderanti rispetto ai punti di forza. Del resto, a differenza degli Stati Uniti che vantano un centinaio di anni di raccolta di dati in questo campo, la storia dello studio, trattamento e contrasto al Link in Italia risale solamente al 2009 con la strutturazione del Progetto Link-Italia e la nascita nel 2012 dell’omonima associazione».

In Italia il fenomeno della violenza sugli animali e di ciò che può comportare in determinati casi è ancora relativamente poco affrontato. La crudeltà fisica sugli animali è invece già inserita tra i sintomi del Disturbo della condotta sia nelll’International Classification of Mental and Behavioural Disorders (ICD-10, 1996) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sia nel Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-III-R 1987) dell’Associazione Psichiatrica Americana, a dimostrazione che Oltreoceano la violenza sugli animali viene considerata un indicatore di disturbi della condotta e va indagata a fondo. E a un clinico, un educatore professionale in caso di minori (anche la correlazione tra abusi su minori e violenza del minore stesso sugli animali è stata dimostrata in numerosi casi clinici) o un funzionario delle forze dell’ordine viene imposto di indagare a fondo su episodi di violenza sugli animali, proprio perché considerato un fenomeno spia.

«La mancanza per lungo tempo dello studio scientifico del link nel nostro paese ha portato ad una diffusa non conoscenza e/o estrema sottovalutazione della pericolosità sociale del maltrattatore e/o uccisore di animali – spiegano da Link – In alcuni casi l’orizzonte di senso comune è addirittura gravemente dissociato dalla realtà tanto che gli addetti ai lavori paradossalmente rassicurano le donne che denunciano aggressioni agli animali domestici da parte dei partner violenti. Nei contesti familiari dove il partner agisce minacce o atti violenti nei confronti degli animali i dati scientifici rilevano che le donne e i minori sono anch’essi esposti  a tali atti 7,6 volte in più dei contesti  in cui gli animali non vengono né aggrediti né minacciati».

Minori e violenza sugli animali

Gli addetti ai lavori inoltre «tendono a classificare il maltrattamento e/o uccisione di animali da parte dei minori come “gioco”, “ragazzata”, “fase normale della crescita”, “fenomeno isolato”, ma in realtà, come sottolineato da Arnold Arluke, le persone che commettono un singolo atto di violenza su animali sono più portate a commettere altri reati rispetto a coloro che non hanno abusato di animali. Come segnale di un potenziale comportamento antisociale atti isolati di crudeltà nei confronti degli  animali non devono essere ignorati da giudici, psichiatri, assistenti sociali, veterinari, poliziotti e tutti coloro che incappano in abusi su animali durante il proprio lavoro».

«Nella letteratura scientifica internazionale il maltrattamento e/o uccisione di animali, in termini statisticamente rilevanti, sono condotte riconosciute essere specifici Indicatori di pericolosità sociale e sintomi di una situazione esistenziale patogena in chi commette il maltrattamento – ha spiegato Sorcinelli – Soprattutto se condotto da minori tale condotta deve essere interpretata come sintomo di una potenziale situazione familiare o ambientale caratterizzata da abusi fisici e/o psicologici».

Lo studio: su 682 detenuti, l'89% ha assistito, maltrattato o ucciso animali da minorenne

Proprio Link-Italia,  insieme con il Corpo Forestale dello Stato e il Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, ha condotto una ricerca su un campione di 682 detenuti rilevando che l’89% ha assistito assistito e/o maltrattato e/o ucciso animali da minorenne. Tra le motivazioni addotte il 41% dei detenuti ha dichiarato di aver maltrattato e/o ucciso animali da minorenne per sfogare la propria rabbia e frustrazione verso l’ambiente famigliare violento, abusante, negligente, mentre il 29% ha dichiarato di averlo fatto come senso di rivalsa verso vissuti alienanti esistenziali quali ad esempio solitudine, senso di vuoto, impotenza e percepita ostilità da parte del prossimo.

Dallo studio, precisa ancora Link, emerge in particolare una variabile che evidenzia come il maltrattamento di animali, agito a qualsiasi età, sia una condotta che non regredisce spontaneamente tendendo a variare nel tempo tramite una escalation. Quest’ultima può implicare una sempre maggiore espertizzazione sugli animali (il 64% li maltrattata anche da adulto) parallelamente allo sviluppo di altre tipologie di condotte antisociali e/o criminali (omicidi, stupri, atti persecutori, intimidazioni di stampo malavitoso, crimini predatori, crimini rituali ecc.).

«Il maltrattamento di animali da minorenni non si estingue con la maturità – sottolinea Sorcinelli -Per il soggetto violento il focus non è l’atto in sé ma la combinazione di quell’atto con la qualità della risposta ambientale. Se la qualità della risposta ambientale (agenzie educative, istituzioni giudiziarie, società civile) sarà competente, quindi in grado di interpretare scientificamente la crudeltà su animali come atto da condannare di per sé (aumento delle pene), sintomo di una situazione esistenziale patogena (specifico indicatore di pregiudizio su minore), fenomeno predittivo di contemporanee e/o future altre condotte antisociali o criminali (specifico indicatore di pericolosità sociale), la condotta violenta potrà essere trattata in modo da regredire, estinguersi o comunque essere efficacemente contenuta. Se la qualità della risposta ambientale sarà incompetente banalizzando, ridicolizzando, negando, rimuovendo, giustificando, normalizzando, la condotta violenta su animali riceverà un rinforzo e andrà in escalation (vandalismo, piromania, aggressioni alle persone, borseggi, estorsioni, rapina a mano armata, rapimento, violenza sessuale, assalto omicidio)».