Difficile vederla sorridere, difficile vederla soprattutto. Charlène Wittstock, l’ex nuotatrice moglie del principe Alberto II di Monaco, o anche la "principessa triste" com’è stata rinominata dopo il matrimonio, da un po’ di tempo era sparita dalle scene mondane di Montecarlo e a togliere ogni dubbio su dove si trovasse è stata proprio lei con un post su Istagram in cui, questa volta, però, sorride perché tornata nel suo paese di origine e in mezzo ai “suoi” rinoceronti.

La difesa di questi animali ormai a rischio di estinzione dai bracconieri è tra le battaglie principali condotte dalla principessa attraverso la sua Fondation Princesse Charlene de Monaco. E il suo ritorno in patria mira proprio a questo: stare accanto e sul campo a lottare insieme ai soldati che ogni giorno combattono contro questo fenomeno.

Nell’immagine del post, infatti, si vede Charlène in Africa, in mimetica, e in un altro post lei abbracciata a un rinoceronte ferito e la scritta: “Thank you for not forgetting about us”, "grazie per non esserti dimenticata di noi".

Il bracconaggio, un massacro che continua

Il bracconaggio in Sudafrica è un problema ancora molto diffuso, pur con qualche rallentamento avuto causa Covid 19. Agli inizi di febbraio il ministero dell'Ambiente di Pretoria aveva comunicato una diminuzione di pachidermi massacrati: circa 394 rinoceronti uccisi l'anno scorso contro i 594 nel 2019. L'assurdo massacro avviene per strappare loro il corno, ritenuto un tesoro sui mercati asiatici. E, a causa delle superstizioni sulle proprietà terapeutiche della polvere usata nella medicina tradizionale cinese, viene venduta tra i 60.000 e gli 80.000 dollari al chilo.

Fermare l'estinzione

Il Sud Africa ospita l’80 per cento dei rinoceronti esistenti nel mondo e, nonostante le uccisioni continuino, c’è da dire che dal 2015, anno in cui si raggiunse il record col numero di 1215, lentamente stanno diminuendo anche per le misure messe in atto dal Governo. Tra cui l'aumento delle pene per i bracconieri e gli sforzi più decisi dei governi africani per contrastare il fenomeno. Compresa la pratica, terribile ugualmente ma che almeno non li uccide, del “decornamento”, ovvero tagliare preventivamente loro il corno in modo che i bracconieri non abbiano più motivo per ucciderli.

Il numero maggiore di “poaching”, così si chiamano le uccisioni allo scopo di prendere loro il corno, avviene nel Parco Nazionale Kruger da dove i bracconieri arrivano anche dal Mozambico. Purtroppo, il continuo massacro di questi animali ha portato all’estinzione di alcune specie, come il rinoceronte di Sumatra. Ma è molto vicina anche la scomparsa rinoceronte bianco settentrionale, di cui sono rimaste solo due femmine.

Purtroppo dopo il lockdown i numeri ricominciano ad aumentare e Ong e associazioni animaliste che lottano contro il fenomeno hanno lanciato un nuovo allarme: i bracconieri stanno tornando nelle riserve uccidendo gli animali, tagliando loro il corno e lasciandoli lì a morire dissanguati. Il report con le cifre esatte verrà diffuso a giugno.