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in foto: Credit Pixabay lavaligiainviaggio

Un uomo 66 anni è morto domenica mattina a Cerignola, in provincia di Foggia, per le ferite riportate dopo essere stato morso da due cani all’esterno di un casolare in cui gli animali vivevano con il loro umano di riferimento, un senzatetto di circa 60 anni.

La notizia è stata immediatamente diffusa con le poche e frammentarie informazioni trapelate nell'immediatezza, ma con il passare dei giorni gli elementi di questa tragedia, pur pochi, sono fondamentali per capirne i contorni e contribuire a informare in modo corretto sulla vicenda.

La ricostruzione della tragedia

Come accertato da Kodami, i due cani sono un maschio e una femmina di circa un anno e non sono Pitbull, contrariamente alle prime informazioni. Si tratta infatti di due meticci molossoidi, e domenica all’interno del casolare erano presenti anche i loro 4 cuccioli. I cani hanno aggredito il 66enne vicino all’entrata della struttura, una costruzione di due stanze abbandonata e in pessime condizioni igienico sanitarie che sorge in località Fornaci. La zona è di aperta campagna, a qualche chilometro dal centro di Cerignola, ed è qui che l’uomo viveva in condizioni precarie ormai da tempo.

Stando alle prime ricostruzioni la vittima era arrivata al casolare per far visita al sessantenne, ed è a questo punto che i contorni della vicenda si fanno meno chiari, anche perché l'uomo, attualmente ricoverato in ospedale, non ha ancora fornito ai carabinieri una ricostruzione chiara e precisa. È possibile che la vittima si sia avvicinata troppo ai cuccioli e che i cani l’abbiano percepito come una minaccia (ai piccoli, a loro stessi, all’umano o alla loro casa): liberi, sono usciti dal casolare e lo hanno morso diverse volte. A nulla è servito il tentativo di allontanarli da parte della figura di riferimento: anche lui è stato ferito, e all’arrivo dei soccorsi per il 66enne non c’era ormai più nulla da fare. La morte è sopraggiunta per dissanguamento.

Il destino dei due cani di Cerignola in bilico

I due cani sono stati immediatamente prelevati dai veterinari della Asl insieme con i 4 cuccioli e trasferiti in una struttura della zona, “Gli Amici di Balto”, dove non resteranno però restare a lungo. Come spiegato a Kodami dall’educatore che collabora con la struttura, «non siamo attrezzati per garantire loro il giusto percorso e tutto ciò che è necessario in termini di benessere. La situazione più complessa è quella del maschio, che ha manifestato un comportamento più aggressivo rispetto alla femmina. Nei prossimi giorni interverrà un medico veterinario comportamentalista incaricato dalla Asl di valutarli, e poi verrà disposto il da farsi».

Come accade in casi di questo genere, infatti, i due cani sono attualmente sotto sequestro, in un limbo giuridico e legale sino a quando un tribunale non deciderà sul loro destino. Dovranno essere entrambi valutati, come detto, per accertare elementi eventuali di “comprovata pericolosità”, anche perché a a oggi in Italia non esistono per legge "razze pericolose", ma singoli individui. Nel frattempo resteranno in una struttura, di fatto “detenuti”, così come accaduto in altri casi di questo genere.

Kodami aveva affrontato in modo approfondito quello di Satriano, una tragedia maturata però in un contesto differente rispetto a quello di Cerignola. In questo caso infatti non è coinvolto un branco di cani (a Satriano la ventenne Simona Cavallaro era stata ferita a morte da un gruppo di cani da pastore a guardia di un gregge), ma una coppia inserita in un contesto decisamente problematico, come spiega David Morettini, Istruttore cinofilo CZ e membro del comitato scientifico di Kodami.

Lo stress e la tensione della vita in un contesto di marginalità

«Dalle poche informazioni a disposizione emerge un contesto di degrado in cui i cani e la loro figura di riferimento vivevano. Una situazione di marginalità e probabilmente di tensione che i cani assorbono. Dagli elementi in nostro possesso sembra evidente che la figura di riferimento di questi cani avesse pochi rapporti con le altre persone e non è escluso che vista la sua condizione facesse leva proprio sui cani per la difesa e la guardia a se stesso e al casolare – riflette Morettini –  È una situazione che evoca disagio sia per l'uomo sia per i cani, che vivendo ai margini potrebbero avere assorbito un tipo di comportamento avversativo verso persone estranee o poco conosciute».

La presenza dei cuccioli potrebbero avere contribuito ad aumentare la tensione, proprio come accade a genitori umani impegnati a tutelare i loro piccoli, ma «non ritengo sia la causa scatenante: non è così che reagiscono i cani in presenza di cuccioli. Ritengo piuttosto che questa coppia di cani possa essere stata indotta ad avere un atteggiamento di carattere maggiormente difensivo e di guardia. Si tratta certamente di una tragedia, ma sarebbe scorretto criminalizzarli, sono piuttosto la voce di un contesto di marginalità e problematicità che appare molto radicato».