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25 Novembre 2023
9:35

Cani nell’ospedale di Rivoli: la pet therapy entra nel reparto di rianimazione

I primi incontri di formazione rivolti al personale sono cominciati da poco e saranno le fondamenta per l’avvio il prossimo anno dell’attività di pet therapy all'interno del reparto di Rianimazione dell'Ospedale di Rivoli, in Piemonte. L'iniziativa intende migliorare la qualità di vita dei pazienti, ma anche dei familiari e del personale sanitario che se ne occupa.

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Il progetto si chiama “Ri-Animali” e porterà gli Interventi Assistiti con Animali all'interno del reparto di Rianimazione dell'ospedale di Rivoli. Grazie all'aiuto dell’Associazione Aslan che si occupa di pet therapy in diversi contesti, l'iniziativa intende migliorare la qualità di vita dei pazienti, ma anche dei familiari e del personale sanitario che se ne occupa. I primi incontri di formazione rivolti al personale sono cominciati da poco e saranno le fondamenta per l’avvio il prossimo anno dell’attività vera e propria. A entrare di fatto in reparto sarà il cane per la prima volta coinvolto per i pazienti di rianimazione.

L’ambito di intervento è dunque quello degli Interventi Assistiti con Animali, grazie al quale attraverso la mediazione dell’animale si può stimolare la capacità di adattamento dei pazienti durante la degenza. Il trattamento, meglio conosciuto con il termine di Pet therapy, si inserisce pienamente in quella che, nel contesto ospedaliero viene definita “umanizzazione delle cure” e che avviene coinvolgendo non solo i pazienti, ma anche il contesto che li circonda.

Gli effetti benefici sono ormai largamente riconosciuti: l’interazione con animali, infatti, aiuta la produzione di endorfine e conseguentemente induce la riduzione dei livelli di stress e di percezione del dolore, oltre ad avere effetti positivi sul sistema cardio circolatorio, cognitivo e di riabilitazione fisica. A indagare sulle possibilità di implementare gli interventi con la mediazione degli animali all’interno dei reparti di terapia intensiva, recentemente è stato il team del SIAARTI, che si occupa di Gestione del Rischio Clinico della Società Italiana di Anestesia e Rianimazione.

All’interno dello studio, di cui è autore il dottor Marco Fiore, sono state revisionate ben 1302 pubblicazioni e di queste, solamente 6 indagavano l’utilizzo degli IAA in terapie intensive di rianimazione, ma 5 ne registravano grandi benefici. «I reparti di rianimazione del nostro Paese – si legge – hanno un problema in più rispetto a quelli del Nord Europa: al loro interno vi è una forte antibiotico resistenza che comporta il pericolo che un animale diventi vettore di un batterio compromettendo in questo modo lo stato di salute di un paziente già in condizioni critiche. Tutto questo disincentiva queste iniziative».

Ma secondo il professionista è sbagliato, perché, con la premessa di indagare approfonditamente l'aspetto zoonotico, per la natura stessa dei reparti di rianimazione gli effetti benefici degli IAA sono da considerarsi fondamentali: «Molti pazienti mostrano in follow up, durante la fase di monitoraggio, una forte traumatizzazione legata alla stress sviluppato durante la permanenza in reparto – conclude Fiore – per questo implementare queste attività può aiutarli non solo a ridurre lo stress del ricovero, ma anche a facilitare il reinserimento in un contesto socio emotivo normale e a metabolizzare l’esperienza differentemente».

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Simona Sirianni
Giornalista
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