cane lupo cecoslovacco
in foto: Credit: Lida Cirié

Un Cane Lupo Cecoslovacco relegato su un balcone piccolissimo e legato con una catena alle sbarre: è la scena che si è presentata davanti ad alcuni residenti di Front Canavese, in Piemonte, che hanno immediatamente segnalato l’accaduto alle associazioni animaliste locali e poi alle forze dell’ordine.

I fatti risalgono ai giorni precedenti al Natale. Il cane, stando a quanto riferito dalle associazioni, era in quelle condizioni da giorni, senza cibo né acqua visibili sul piccolo balcone, e trascorreva ore al freddo, abbaiando e ululando disperato.

Un evidente maltrattamento, che ha spinto i carabinieri di Ciriè e i vigili del fuoco a intervenire, tra l’indignazione generale, per recuperarlo. Una volta liberato dal balcone, il Cane Lupo Cecoslovacco è stato affidato all’associazione-rifugio Casa del Cane Vagabondo, che l’ha preso in carico in attesa di capire come si muoverà la procura sul tema della eventuale restituzione agli umani di riferimento.

«Quanto accaduto è vergognoso – è stato il commento di Laura Masutti, responsabile della Lida Ciriè Valli di Lanzo – Il cane era li da molto tempo, legato a una catena, le istituzioni ne sono a conoscenza».

Cani alla catena, il caos normativo e la "non legge" del Piemonte

A oggi purtroppo, come spiegato a Kodami dall’avvocato Salvatore Cappai, non esiste alcuna legge nazionale, applicabile su tutto il territorio, che vieti di tenere il cane alla catena. Le uniche normative che si occupano di gestire il fenomeno le si trovano a livello regionale e comunale. Di conseguenza, può ben verificarsi il caso che in una città l’uso della catena sia vietato e sanzionato e, al contrario, in quella accanto sia consentito senza limiti. Diverse Regioni e Comuni hanno adottato un regolamento ad hoc, ma in alcune – come la Basilicata, la Liguria e la Sicilia – la materia non è in alcun modo regolamentata.

In Piemonte la norma non è invece chiara, come già denunciato dalle associazioni lo scorso settembre. Animal Law Italia, Green Impact e Save the Dogs si erano rivolte al presidente della Regione, Alberto Cirio, per chiedere il definitivo divieto di detenere i cani a catena e l’integrazione di una norma che di fatto non funziona da deterrente. La normativa risale infatti al 1993, e recita: «La detenzione dei cani alla catena deve essere evitata, qualora si renda necessaria, occorre che all’animale sia quotidianamente assicurata la possibilità di movimento libero e che la catena sia mobile, con anello agganciato ad una fune di scorrimento di almeno 5 metri di lunghezza». Se rispettati questi requisiti, insomma, il cane potrebbe potenzialmente restare attaccato alla catena tutto il giorno, anche per tutta la durante della sua vita.

Il regolamento di Torino

Front ricade nella provincia di Torino, Comune che si è invece dotato di un regolamento apposito approvato l’11 aprile 2006. All’articolo 20, il regolamento prevede il divieto di detenzione a catena «se non in casi di effettiva e particolare necessità».

Se indispensabile, prosegue il regolamento, «l’uso della catena deve comunque essere assicurato all’animale il libero movimento con possibilità di raggiungere comodamente i contenitori dell’acqua, del cibo ed il riparo. La catena, munita di due moschettoni rotanti all’estremità, dovrà essere agganciata con un gancio scorrevole ad un cavo aereo posto ad altezza di almeno due metri da terra e la cui lunghezza sia di almeno cinque metri. La lunghezza della catena deve essere pari ad almeno due volte l’altezza da terra del cavo aereo e comunque mai inferiore a cinque metri. Ai cani detenuti a catena deve essere assicurata la possibilità di movimento libero per almeno una ora al giorno. È comunque vietato l’uso del collare a strozzo. Qualora il cane sia detenuto in spazio delimitato, esclusi i canili, questo deve avere una dimensione minima pari a quindici metri quadrati per ogni capo di età superiore ai 180 giorni».

La giurisprudenza interviene per colmare il vuoto

Alla diffusa inefficienza e alla confusione creata dalle norme si contrappone la giurisprudenza, sia di merito che di legittimità: i giudici, compresi quelli della Cassazione, hanno già stabilito che l’uso indiscriminato della catena integra il reato di maltrattamento o comunque, in casi meno gravi, quello di detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura.

Anche in assenza di leggi e regolamenti che vietino l’uso della catena, dunque, questo comportamento è da considerarsi penalmente illecito se il cane è tenuto costantemente legato a una catena di lunghezza non sufficiente per consentirgli di fare movimento e se non gli è consentito raggiungere un riparo dal sole o dalla pioggia e cibo e acqua, situazioni che si sono configurate nel caso del lupo cecoslovacco salvato a Front.

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