Una decisione quella del Tar, sezione staccata di Brescia, che lascia perplessi tutti coloro che hanno a cuore il benessere degli animali e che sanno quanto i botti esplosi a Capodanno possano essere per loro, siano essi domestici o selvatici, un vero e proprio incubo dalle conseguenze gravissime sulla loro salute e sul loro comportamento.

In sostanza, è successo che il Tribunale Amministrativo ha accolto il ricorso fatto da una società che produce e vende articoli pirotecnici contro il Regolamento comunale di Crema, cittadina in provincia di Cremona, sul benessere animale e ha annullato la parte, l’art. 9 precisamente, che riguarda nello specifico il divieto su tutto il territorio comunale di far esplodere petardi, botti, fuochi d’artificio e articoli pirotecnici in genere, prevedendo che il loro utilizzo «può configurarsi come maltrattamento e comportamento lesivo nei confronti degli animali».

Una sentenza che evidentemente non tiene conto di nessuna ricerca o studio che hanno ampiamente dimostrato quanto, al contrario, i fuochi d’artificio ledano la salute psicofisica degli animali.

Ma che non tiene conto neanche delle mille e più petizioni e della sempre più forte sensibilità da parte dei Comuni a vietare questa tradizione che peraltro, fa male anche agli esseri umani, visto il bollettino di guerra che si legge ogni anno il primo dell’anno.

Non che dovesse farlo, per carità. I giudici hanno spiegato che «le regolamentazioni di livello locale non possono porre limitazioni alla disciplina euro-unitaria e nazionale sulla libertà di circolazione da garantire agli articoli pirotecnici».

E che quindi, il Regolamento sul benessere animale è «non solo in contrasto con le disposizioni nazionali ed euro-unitarie in materia, ma anche sproporzionato ed eccedente, per la sua indiscriminata ampiezza, rispetto allo scopo prefissato (il benessere animale) oltre che lesivo della libertà di iniziativa economica del ricorrente».

«Io ovviamente neanche a dirlo, sono contrario. Vieterei anche le miccette», ci dice Salvatore Cappai, avvocato civilista ed esperto di riferimento del team di Kodami. «Però in questo caso, andando a valutare l’Ordinanza a livello tecnico, che è il  metodo su cui si basa il tribunale amministrativo per giudicare, effettivamente messa così con quella genericità, non è una sorpresa che l’abbia ritenuta troppo estensiva. Se fosse stata più specifica forse avrebbe potuto reggere l’urto. Che so, se avesse scritto sono vietati tutti quegli strumenti che superano un tot di decibel allora, forse».

E, infatti, il sindaco Fabio Bergamaschi, non ha potuto che prendere atto della sentenza: «Abbiamo deciso, consigliati dal legale, che fosse opportuno ottemperare senza insistere ulteriormente in giudizio, anche perché presupposti così solidi non c’erano per poter ricorrere» ci spiega il primo cittadino di Crema.

«Quindi procediamo con la ripubblicazione del Regolamento tale e quale, stralciando il comma della norma relativa all’esplosione dei petardi che fa parte d’un articolato molto più ampio. E così Crema a malincuore, ritrova la possibilità, per via giudiziale dobbiamo dire, di poter utilizzare i botti».

Crema è uno di quei Comuni che già da qualche anno aveva adottato il divieto di utilizzo di materiale pirotecnico, soprattutto durante le feste di Capodanno: «Sì è così, l’amministrazione di cui facevo parte, allora ero assessore ai Lavori Pubblici, si era preoccupata inserire la norma nel Regolamento. Dire poi che venisse rispettata… È evidente che negli atti normativi, nelle ordinanze dei sindaci entra in gioco anche una sorta di potere di orientamento culturale. Intendo dire che davanti a tradizioni molto radicate e decisamente diffuse e difficilmente modificabili dal giorno alla notte, il rischio che ci siano “norme manifesto” c’è, ma nonostante da molti possano essere disattese, non significa che siano norme inutili, perché appunto contribuiscono a orientare una sensibilità. Dopodiché, anche questa funzione va esercitata nei limiti della legge e nel momento in cui un giudice comunica che questo limite è stato superato, si ottempera alla sentenza».

Il Sindaco però ci tiene a sottolineare che Crema è e rimane una città pet friendly. «Lo è perché l’amministrazione precedente approvando questo Regolamento ha normato in modo diffuso la parte dedicata al benessere animale. Peraltro, tra le cose più interessanti, c'è la possibilità per i dipendenti degli uffici comunali di poter portare i propri animali domestici al lavoro».

Per questo Bergamaschi, eseguirà il verdetto della sentenza, invitando però lo stesso la coscienza personale dei cittadini che vogliano fare uso dei materiali pirotecnici, di farlo almeno nel modo più rispettoso del benessere animale.

Purtroppo quindi, per Capodanno e feste comandate, a Crema si tornerà a sparare con buona pace degli animali che vivranno quei momenti terrorizzati, scappando e cercando rifugio dove rifugio non c'è.

 

La notte di San Silvestro dello scorso anno, secondo i dati diffusi dall'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente, furono almeno 400 le vittime tra cani e gatti, e centinaia quelli scappati che non hanno più fatto rientro a casa.

Quella contro i botti  e i fuochi d'artificio è una lotta che Kodàmi porta avanti con estrema convinzione. L'anno scorso Aniello Ferrone, video production coordinator di Ciaopeople, e il suo team hanno realizzato un video, “Botti: la trincea di Capodanno… nella sua pelle”, che vuole far comprendere cosa prova un animale nel momento in cui la nostra specie festeggia allegramente l'ultima notte dell'anno.

Ma non è l'unico perché l'anno precedente avevamo invece diffuso un altro video, "Gli effetti dei botti sugli animali", in cui sono stati i bambini a lanciare il loro appello a rispettare gli animali, visto che anche loro abitano questo Pianeta.