Una partenza improvvisa sotto le bombe, la ricerca di un ospedale, la fuga verso la Romania. Quella che ha visto protagoniste Olya, Arina, Galina e le loro due cagnoline, Feia e Bielka, è l’ennesima storia, purtroppo, che arriva dall’Ucraina dopo quasi sessanta giorni di guerra ininterrotta.

Storie strazianti, spesso di donne, come in questo caso, perché sono loro le uniche rimaste nel Paese dato che i loro compagni, fratelli e mariti sono al fronte a combattere e chissà se sono ancora vivi.

Questa volta però, fortunatamente, l’epilogo è positivo. Grazie anche a Save The Dogs, l’associazione fondata da Sara Turetta che dall’inizio del conflitto si trova con i suoi volontari a Isaccea, alla frontiera con l’Ucraina, nel punto fisso di assistenza ai rifugiati.

«Quando sono arrivate da noi, la nonna urlava dal dolore dopo aver viaggiato per molte ore stesa sul sedile posteriore dell’auto. La figlia Olya e la nipotina Arina piangevano esauste dopo un viaggio pieno di rischi. È stato uno strazio vederle così», racconta Turetta.

La triste avventura inizia a causa di una caduta per un attacco di cuore della nonna Olya, 83enne, in cui si rompe il bacino. La donna sta male, non si muove e accusa dolori fortissimi: va portata velocemente in ospedale. Figlia e nipote raccolgono in fretta i pochi oggetti indispensabili e, ovviamente con le cagnoline al seguito, le tre generazioni si gettano in macchina, in fuga verso la Romania.

Il viaggio da Kherson, nell'Ucraina meridionale, è estenuante: dura oltre 15 ore finché finalmente l’auto arriva a Isaccea dove trovano i volontari di Save The Dogs. Alla nonna viene dato un antidolorifico ma il viaggio deve proseguire: la donna ha bisogno dell’ospedale di Tulcea.

Ma c'è anche un altro problema che assilla la famiglia: non sa se troverà una sistemazione che consenta anche alle due cagnoline di restare insieme. L'unica cosa che possono fare è separarsi temporaneamente da una delle due. E così decidono per Bielka, l’anziana Chihuahua, che per la sua età potrebbe avere più disagi.

«Appena ci hanno detto della loro difficoltà abbiamo proposto di tenere noi la piccola Bielka, per dare loro modo di trovare una sistemazione, visto il lungo viaggio e le difficoltà che avevano già affrontato per arrivare fin qui. Le abbiamo rassicurate che ci saremmo occupate di organizzare il ricongiungimento appena fosse possibile per riportare Bielka tra le loro braccia», continua la Presidentessa di Save the Dogs.

E così è stato: Bielka il giorno dopo è stata portata a Tulcea per ricongiungersi a una parte della famiglia, la donna con la bimba, in attesa di ritrovare anche la nonna quando verrà dimessa dall’ospedale. Una pensione poco lontano dalla struttura dove la donna è ricoverata, fortunatamente, ha accettato di accogliere Olya, Arina e le due cagnoline.

«Abbiamo visto una famiglia molto unita e legata ai propri cani: vederle di nuovo insieme il giorno dopo è stata una grande gioia per tutti noi», conclude Sara Turetta.

Questo di Bielka è il terzo ricongiungimento realizzato da Save The Dogs dall’inizio del conflitto in Ucraina. L’associazione grazie al punto di assistenza fisso, è già riuscita ad aiutare oltre 600 persone con animali al seguito.

Ha inviato a 7 rifugi e a centinaia di volontari della regione di Odessa 30 tonnellate di cibo e ha consegnato 385 trasportini per permettere alle famiglie in fuga di proseguire il viaggio con i loro cani e gatti.

E, a Cernavoda, nella sede rumena, invece, le volontarie si stanno occupando dei 30 cani arrivati dal rifugio "Loving Hearts" di Odessa, in attesa di trovare una famiglia per loro in Svezia.