Credit IG @savethedogsstd
in foto: Credit IG @savethedogsstd

Una situazione drammatica ed estremamente complessa, in cui diventa purtroppo vano, quantomeno nell’immediatezza, inviare beni di prima necessità. Sara Turetta, presidente di Save the Dogs, da qualche giorno ha raggiunto la zona sud-est della Romania, a circa 60 km dal Mar Nero e dal porto di Costanza, due ore e mezza di macchina dal confine con l’Ucraina. È arrivata sul posto per dare un supporto e un aiuto concreto alle associazioni animaliste locali e alle persone che stanno lasciando l’Ucraina con i loro animali, in fuga dalla guerra che ormai da oltre 10 giorni sta devastando il Paese provocando morti, feriti e distruzione e un fiume continuo e in aumento di rifugiati.

Turetta si trova nei pressi di Cernavoda, all’altezza di quella che è una frontiera fluviale: da un lato sorge un porto fluviale romeno, dall’altro uno ucraino che dà sulla regione a sud di Odessa. Cinque persone del team dell’associazione tra sabato e domenica hanno presidiato quello che è diventato un caotico e fondamentale snodo per fornire materiale e generi di prima necessità alle persone arrivate con i loro animali, dare informazioni e offrirsi anche di prendere in carico cani e gatti di chi non è nelle condizioni di poterlo portare con sé.

«Nessun cittadino ucraino in fuga si è separato dai suoi animali»

«A oggi nessuno ha manifestato l’intenzione di abbandonare gli animaliconferma Turetta a Kodami – Abbiamo fatto presente la possibilità di affidarceli in via temporanea o definitiva, ma nessuno ha voluto separarsene. Al momento quindi non c’è una emergenza abbandono animali per quel che abbiamo avuto modo di vedere noi, ma riteniamo che la vera emergenza debba ancora verificarsi, e che le persone più in difficoltà non si siano neppure ancora avvicinate al confine. Abbiamo assistito una quindicina di animali dando cibo e trasportini, ma non abbiamo riscontrato criticità a questi livelli. Ci sono altre problematiche molto gravi, e la vera emergenza non è alla frontiera, ma in Ucraina».

La prima è l’impossibilità di raggiungere il territorio ucraino e di farvi arrivare i beni di prima necessità. Lunedì un carico da 1.500 chilogrammi di mangime è stato bloccato perché l’associazione non ha l’autorizzazione a entrare in territorio ucraino e i mezzi guidati da volontari, alla luce della situazione sempre più preoccupante, non possono superare la frontiera.

«Abbiamo preso contatti con alcune associazioni ucraine, pur con mille difficoltà linguistiche – spiega ancora Turetta – Una è il rifugio Best Friends e un’altra struttura gestita da una ragazza che si chiama Ludmilla, entrambe le strutture sono a circa tre ore e mezza-quattro da noi. Ci hanno riferito di avere poche settimane di autonomia di cibo, dopodiché non sanno come approvvigionasti. Inoltre da Odessa ci hanno detto che i randagi che venivano sfamati dai volontari e dagli operatori stanno morendo di fame. Ci è stato chiesto di mandare quanto più mangime possibile, e ci siamo attivati per capire come inviare dall’altra parte quanto richiesto».

Bloccato un tir con 1.500 kg di cibo per animali

Turetta e il suo team hanno quindi raggiunto Costanza per acquistare quanto più materiale possibile, in particolare trasportini, sacchetti di cibo facilmente trasportabili e scatolette di umido, un carico finalizzato a dare respiro alle due associazioni e sfamare i randagi. Il tir che doveva partire lunedì mattina, però, è stato bloccato all’ultimo minuto: «Ogni giorno che passa le probabilità di far arrivare questo mangime a Odessa diminuiscono – ha detto Turetta – Vogliamo creare un presidio fisso al porto, dove la situazione non può che peggiorare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane e potrebbero arrivare sempre più animali. L’idea è avere almeno tre persone fisse e mezzi di trasporto dedicati».

L’altro obiettivo in agenda è realizzare una struttura dove stoccare i grandi quantitativi di mangime e cibo donati e acquistati, e dove ospitare e accogliere animali evacuati: «Vogliamo prepararci al peggio – conferma Turetta – è un enorme sforzo operativo e logistico, ma questa è la priorità. Non sappiamo cosa succederà, e vogliamo anche essere pronti a entrare, quando possibile, in Ucraina per consegnare il materiale che abbiamo raccolto».

Gli animali bloccati in aeroporto per la mancanza di trasportini

Save the Dogs sta anche lavorando per ottenere dalla direzione dell’aeroporto di Bucarest uno spazio in cui far arrivare trasportini per trasferire gli animali per via aerea: «Ci sono moltissimi cittadini ucraini che raggiungono l’aeroporto di Bucarest ma non hanno trasportini omologati per il trasporto animali, o addirittura non hanno trasportini – spiega a Kodami – Ci stiamo adoperando per capire se possiamo fornirli noi, dove possiamo lasciarli nel caso e come farli arrivare all’aeroporto visto che non possiamo fare noi avanti e indietro».

A oggi l’associazione opera dunque su più fronti, con l’obiettivo di ottimizzare le risorse già a disposizione e fare il possibile alla frontiera, in attesa di capire se e quando si potrà entrare in territorio ucraino. Proseguono parallelamente le iniziative delle altre associazioni animaliste italiane, anche loro impegnate a raccogliere fondi e generi di prima necessità per sostenere le associazioni e i rifugi ucraini.