Intervista a Valentina Corneli
Deputata, relatrice alla Camera della Riforma costituzionale a tutela di Ambiente e Animali
Valentina Corneli Animali costituzione cani

L'ingresso di ambiente e animali in Costituzione è stato definito da più parti come un «risultato storico», ottenuto anche grazie al sostegno dei tanti cittadini e associazioni che da anni chiedono maggiori tutele per l'ecosistema. Non si è trattato però di un iter facile: nel corso delle lunghe trattative parlamentari il Disegno di legge è stato ostacolato da numerosi rinvii e da una pioggia di emendamenti. Oggi che il traguardo è stato raggiunto resta la domanda di molti sulla effettiva portata di questa riforma. Sarà capace di incidere davvero sull'ordinamento e la società italiana? Lo spiega su Kodami la deputata del Movimento 5 stelle Valentina Corneli, relatrice della riforma alla Camera e membro della Commissione Affari costituzionali.

Onorevole, il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha definito questa una «riforma epocale», tuttavia il dettato costituzionale era già stato modificato in altre legislature e ben più corposamente. Dove risiede quindi l'unicità di questa riforma?

Con la modifica dell'articolo 9, contenuto nella prima parte della Carta, è la prima volta nella nostra storia che si toccano i principi fondamentali della Costituzione. È il segnale inequivocabile che qualcosa nel mondo è cambiato da quando fu promulgata nel 1947, e di questo mutamento bisognava prenderne atto. Da molto la società era pronta a recepire questo cambiamento e il Movimento 5 stelle si è fatto portavoce di questa urgenza.

In particolare, la tutela ambientale era legata al concetto di paesaggio, con le conoscenze che abbiamo oggi, però, sappiamo bene che i concetti di ambiente e biodiversità sono molto più ampi rispetto alla mera tutela paesaggistica. L'ecologia integrale sarà sempre più centrale se vogliamo preservare il nostro il nostro pianeta e tutte le sue forme di vita.

Proprio all'articolo 9 è esplicitato come questa tutela vada a beneficio «delle future generazioni». Anche questo riferimento rappresenta una novità nel dettato costituzionale?

Sì, ed è fondamentale. Tutte i problemi ereditati dai giovani sono frutto di un egoismo generazionale durato almeno trent'anni. Prima la politica agiva con una prospettiva a breve termine, con azioni legate a esigenze contingenti. Da adesso in poi, invece, si dovrà agire garantendo il futuro di chi verrà dopo di noi. Usando una celebre massima di Alcide De Gasperi possiamo dire che "la differenza tra un buon politico e un cattivo politico è che il cattivo politico pensa alle prossime elezioni, mentre il buon politico pensa alle prossime generazioni". Con questa riforma costituzionale la classe politica è vincolata ad agire, secondo i principi costituzionali, nell'interesse delle future generazioni. Un risultato ottenuto combattendo ogni forma di conservatorismo.

Conservatorismo di alcuni partiti che, soprattutto nelle prime fasi del dibattito parlamentare, hanno opposto un muro fatto di 246mila emendamenti. Una tattica di ostruzionismo che ha rischiato di far morire la riforma nelle sue fasi embrionali. Come è stato possibile superare una simile opposizione?

Alla fine la proverbiale goccia capace di erodere la roccia ha vinto. Per fare questo è stato fondamentale il supporto dei cittadini: se fossimo stati solo noi dentro il Parlamento la riforma non avrebbe mai visto la luce. Il Movimento 5 stelle non aveva i numeri necessari, tuttavia il fatto che fosse una richiesta nata dal basso, al di fuori dei giochi politici, ci ha agevolati. È evidente che soprattutto negli ultimi anni sia aumentata la sensibilità verso temi come la tutela degli animali, dell'ambiente, e i diritti civili. Con questo nuovo orientamento hanno dovuto fare i conti tutte le forze politiche. Chiaramente poi l'entrata in maggioranza della Lega – il principale oppositore della riforma insieme a Fratelli d'Italia – ha agevolato tutto l'iter. Sottoposta a queste due spinte, esterna ed interna al Parlamento, le resistenze sono cadute e la riforma è stata approvata.

Valentina Corneli

Purtroppo però nella riforma approvata è ancora assente il riconoscimento degli animali come esseri senzienti. Una legittimazione già riconosciuta dalle fonti europee

Sì, è vero: il Trattato di Lisbona in tal senso è più radicale. Tuttavia, non bisogna dimenticare che i principi europei sono legati strettamente alla normativa nazionale. Il sistema del diritto euro-unitario crea un coordinamento diretto tra le corti dei paesi membri. Anche la Corte costituzionale nell'applicare i principi della Carta deve tenere conto di quanto deciso in sede europea. Speriamo di andare sempre più verso una legislazione che tuteli il benessere animale in senso più ampio e completo. In tal senso la strada è tracciata.

Nel Disegno di legge costituzionale è stata inserita una clausola di salvaguardia con la quale è stabilito che la tutela degli animali si applichi alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano «nei limiti delle competenze legislative ad esse riconosciute dai rispettivi statuti». Solo dopo l'inserimento di questa postilla il partito di Matteo Salvini ha ritirato tutti i suoi emendamenti. Cosa implica questo per la tutela degli animali?

Per quanto concerne la sola tutela degli animali è lasciato a specifiche Regioni e Province una certa autonomia: ciò significa che nell'applicazione del principio costituzionale questi enti territoriali hanno un più ampio spazio d'interpretazione. Si tratta indubbiamente di un compromesso con la Lega allo scopo di superarne l'ostruzionismo. Non bisogna però disperare: quella lasciata a Regioni a statuto speciale e Province autonome non è un'autonomia assoluta e anche in sede giurisprudenziale non verrebbe mai interpretata in tal senso. Il principio rimane invalicabile, sia chiaro anche alla Lega.

La protezione costituzionale dell'ecosistema e della biodiversità segue le indicazioni tracciate dall'Unione europea, possiamo ritenerla una garanzia in più in vista dell'arrivo dei fondi del Pnrr?

Il principio fondante individuato per la spesa delle risorse del Next Generation EU era già esplicitamente rivolto verso lo sviluppo eco-compatibile di tutti i paesi membri. Adesso, a maggior ragione, anche a livello nazionale abbiamo una Costituzione che va nella medesima direzione, una rotta che non potrà più essere invertita. È una battaglia vinta per le generazioni future che il Movimento 5 stelle ha iniziato da solo in Parlamento, con l'unico appoggio dei tanti cittadini che ci sostenevano dall'esterno. È grazie a noi e loro che si è risolta con questo traguardo storico che la politica non potrà più ignorare anche per realizzare delle opere previste dal Pnrr.