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11 Gennaio 2023
8:55

A “Mi Manda Rai Tre” si parla di orsi. «A rimetterci, comunque, sono sempre gli animali»

A "Mi Manda Rai Tre" si è parlato di orsi e di coesistenza in Trentino e nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise. Il centro del dibattito è come sempre la disponibilità di cibo nei centri abitati, fattore che porta gli animali ad avvicinarsi all'uomo.

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La puntata di Mi Manda Rai Tre andata in onda domenica 7 gennaio è stata dedicata per la maggior parte alla coesistenza tra esseri umani e orsi sulle Alpi centrali e nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM).

In studio, insieme al conduttore Federico Ruffo, c'era il Consigliere Provinciale trentino di Fratelli d'Italia Claudio Cia, mentre in collegamento dalla Val di Ledro è intervenuto il veterinario esperto di orsi Alessandro De Guelmi che, in passato, si è occupato della doppia cattura di M49, soprannominato "Papillon", ovvero l'orso capace di evadere ripetutamente dal Casteller.

Tra gli intervistati anche Luciano Sammarone, direttore del PNALM, Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia Autonoma di Trento e Piero Genovesi, responsabile del servizio coordinamento Fauna Selvatica di Ispra. Ognuno a portare la propria opinione su un argomento complesso che accende gli animi da anni.

Tra le storie di M57, M59, Dj3, Daniza e Juan Carrito si sono divise da una parte le forze politiche che difendono gli interessi di allevatori, agricoltori e contadini e dall'altra gli attivisti, gli animalisti e gli ambientalisti che si battono da sempre per tutelare il benessere animale, come Ornella Dorigatti (OIPA) che è stata intervistata e ha sottolineato come, ad oggi, non si sappia ancora nulla della salute psicofisica di M49 recluso all'interno del recinto del Casteller.

In mezzo si è trovato chi si occupa di gestione faunistica e cerca di evidenziare la propria convinzione che le visioni estremiste non portino da nessuna parte e come la necessità, in determinate situazioni, di intervenire con ipotetici abbattimenti dei soggetti particolarmente problematici non vada demonizzata. «Scelte tristi, ma potenzialmente valide al fine di tutelare la convivenza», ha sottolineato De Guelmi.

I cassonetti "anti orso" sono ancora una volta al centro del dibattito

Nonostante le numerose polemiche degli ultimi anni da parte delle associazioni animaliste e ambientaliste nei confronti della gestione trentina dell'orso, il Consigliere Claudio Cia si è detto soddisfatto del lavoro svolto in ambito di formazione e informazione della cittadinanza da parte della Provincia Autonoma: «Posizioniamo centinaia di fototrappole e chilometri di recinti elettrificati. Nel 2021, poi, sono stati disposti 250 cassonetti rinforzati "anti orso", un lavoro che richiede molto tempo».

Nell'arco dell'ultimo anno, in Trentino sono stati effettivamente aggiunti numerosi cassonetti muniti di dispositivo "anti orso" ma non si può scordare che la specie è stata reintrodotta già a partire dal 1999 e, da allora, sono passati oltre 20 anni. Un lasso di tempo piuttosto ampio per intervenire in questo ambito, soprattutto considerando che si parla di una provincia che conta meno di 600 mila residenti.

Anche De Guelmi, infatti, ha fatto notare come proprio la lentezza gestionale sia una delle problematiche centrali e ha sottolineato che se i bidoni anti orso fossero stati posizionati già negli anni Novanta, probabilmente M57 sarebbe ancora in libertà.

Fugatti: «Non seguo puntigliosamente le pratiche»

Il dibattito si è poi spostato quindi proprio su una delle vicende più discusse negli ultimi anni, ovvero l'aggressione avvenuta nell'estate del 2020 ad Andalo da parte di M57 ai danni di un Carabiniere. Anche in quel caso, è bene ricordarlo, l'orso aveva preso l'abitudine di nutrirsi dai cassonetti della spazzatura ben prima dell'evento che ne causò la cattura.

La Provincia, inoltre, non aveva contattato ISPRA prima di intervenire e questo iter confuso (e mai del tutto chiarito) aveva portato ad una sentenza del Consiglio di Stato in cui veniva sottolineato che: «La cattura e la captivazione è stata disposta sulla base di una sommaria e carente istruttoria del tutto priva del necessario ed infungibile giudizio dell’ISPRA».

Fugatti, che era stato invitato in studio ma ha declinato l'offerta, di fronte alle telecamere di Mi Manda Rai Tre si è limitato a dichiarare: «Non seguo puntigliosamente tutti i percorsi delle pratiche, ma essendo la vittima dell'aggressione un Carabiniere ci permettiamo di presupporre che le sue dichiarazioni a riguardo siano veritiere».

M49, M57 e Juan Carrito: storie e territori diversi ma a rimetterci è sempre l'orso

Mentre sulle Alpi si parla spesso di cattura, trasferimento, reclusione e ipotetici abbattimenti, nel Centro Italia va invece in scena una storia completamente diversa. Juan Carrito, infatti, l'orso protagonista di numerose incursioni in diversi paesini abruzzesi, oltre che di incontri con gli esseri umani e i loro cani, ad oggi è ancora libero di muoversi nel suo habitat.

«Abbiamo avuto la possibilità di mantenerlo in libertà perché la situazione è fortemente diversa rispetto a quella delle Alpi centrali, sia dal punto di vista della popolazione di plantigradi, che dal punto di vista dell'abitudine alla coesistenza tra uomini e orsi», ha affermato Sammarone.

Proprio su questo tema la redazione di Mi Manda Rai Tre ha deciso di lasciare la parola anche a Piero Genovesi che ha sottolineato, però, come la decisione sia valida per il presente, mentre in futuro non si può escludere la necessità di operare, come in Trentino, con una cattività permanente.

Tra l'autoclemenza trentina nei confronti della propria gestione, l'ammissione di Fugatti che si limita a fidarsi della deposizone del Carabiniere aggredito e l'incertezza sul destino di Juan Carrito, a chiudere il dibattito e tirare le somme in questa domenica mattina in Tv dedicata all'orso e agli umani che gli girano intorno, è stata una riflessione lucida e fredda di De Guelmi: «Se pensiamo agli eventi di cui abbiamo parlato, ci rendiamo conto che a rimetterci a causa dei comportamenti sbagliati degli esseri umani è sempre l'orso. Luomo, invece, non paga mai le conseguenze».

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Claudia Negrisolo
Educatrice cinofila
Il mio habitat è la montagna. Sono nata in Alto Adige e già da bambina andavo nel bosco con il binocolo al collo per osservare silenziosamente i comportamenti degli animali selvatici. Ho vissuto tra le montagne della Svizzera, in Spagna e sulle Alpi Bavaresi, poi ho studiato etologia, sono diventata educatrice cinofila e ho trovato il mio posto in Trentino, sulle Dolomiti di Brenta. Ora scrivo di animali selvatici e domestici che vivono più o meno vicini agli esseri umani, con la speranza di sensibilizzare alla tutela di ogni vita che abita questo Pianeta.
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