Nel nostro paese i rifugi e i canili ormai ospitano un numero di cani di razza: non si può davvero far più finta che non sia un fenomeno di numeri importanti. Dovremmo iniziare a considerare sotto una luce nuova queste cifre e  fornire proposte di soluzioni.

Zar è un Border Collie di circa 4 anni e la prima parte della sua vita non l'ha passata nell’agio di un gruppo sociale stabile e il suo abbandono è la riprova che dovremmo iniziare a limitare i danni che alcuni bacini di rifornimento portano nelle strutture, derivanti dai tanti cani che arrivano dalla caccia e dalla pastorizia.

Zar è stato trovato vagante su una strada ad alto scorrimento dell’hinterland romano, un pericolo per sé e per gli altri se non fosse stato recuperato e portato in rifugio. In verità, soprattutto in certi posti di provincia, i paesi sono piccoli e quello che si mormora, non tarda mai ad arrivare. Una casa, per così dire, Zar pare che l'abbia avuta: viveva con un pastore sulle colline circostanti alla zona del suo ritrovamento, in una condizione di campi e baracche abusive dove c’erano altri animali e diversi ovini. A un certo punto pare che a questa persona sia stato intimato di demolire tutto in quanto abusivo e gli ovini sono stati venduti. Ma i cani?A chi interessa comprare un cane? Gli altri pastori i loro li hanno già a fare il lavoro che serve e sono sempre figli degli stessi cani da generazioni. Per cui una "buona soluzione" spesso è abbandonarli sperando che se la cavino da soli per le campagne.

Forse nella sfortuna di essersi avventurato su una strada trafficata, Zar tutto sommato è stato più fortunato che morire di stenti chissà dove. Pensate però cosa può significare per un cane nato e cresciuto in un contesto rurale, con degli altri animali, ritrovarsi di punto in bianco chiuso senza possibilità di uscire in un box di cemento di due metri per due in un canile sanitario.

Cani di razza e non: in canile sono tutti uguali

Certe notti, quando non riesco a prender sonno e penso, penso tanto, mi capita di chiedermi come facciano i cani a non impazzire alla prigionia del canile. Soprattutto per quelli che sono nati liberi di muoversi e girare: come deve essere finire in una cella? Come fanno a sopportarlo per mesi e anni, a volte fino alla fine delle loro esistenze? Ho sempre provato a immedesimarmi in questa violenta privazione della libertà e il solo pensiero mi farebbe venir voglia di urlare e spaccare tutto per la disperazione.

E invece i cani si adattano, con una flessibilità incredibile anche nella peggiore delle situazioni. Scontano pene  per cui non hanno alcuna colpa, con tutti gli strumenti che possiedono e fino a una sorta di rassegnazione che diventa piatta e routinaria come la vita che conducono.

Ci sono cani che finiscono in rifugi migliori, altri in postacci terribili: qualcuno viene adottato, altri ci passano anni e molti un’esistenza intera. C’è una sola cosa che accomuna cani di razza e non: lì dentro, sono tutti uguali, così come uguali sono i giorni che si susseguono fino ad una possibile adozione che, a volte, non arriva mai.

Zar, un cane fragile e curioso

Quando sono arrivata al canile quel pomeriggio, aprendo il suo box l’operatore ci aveva ammonito di stare attenti a dove mettere le mani perché a lui Zar «la bocca gliel’aveva fatta sentire ben bene». Quando è arrivato alla porta per aprire, ho visto lo sguardo preoccupato di questo cane, la ciotola colma di cibo, lanciata dentro con un colpo di piede come fosse un pallone, che era stata riempita con la grossa carriola stracolma di crocchette che girava nell’ora del pasto per i corridoi. Il rancio di un prigioniero tirato dentro con furia e senza attenzione alcuna.

Ero certa che Zar non avrebbe neanche fatto il gesto di annusarlo, quel cibo, gliel’ho letto negli occhi il senso di disgusto per quei movimenti veloci e per lui incapaci di essere capiti davvero. Zar è un cane che non vuole fraintendimenti, non vuole problemi, non cerca assolutamente lo scontro con nessuno ma soprattutto vuole essere lasciato in pace: come può aver fatto sentire i denti a qualcuno? Mi è stato facile trovare una risposta appena lo abbiamo guardato fuori muoversi un po'.

Zar, come spesso accade a molti cani che stanno con i pastori ma che devono abituarsi a non girellare troppo in autonomia, deve essere stato attaccato a una corda nelle baracche in cui viveva. E ha a un solo problema: non vuole essere braccato, tirato e costretto sul collo. Quel punto per lui è come un interruttore: una bomba pronta ad esplodere che non gli lascia via di scampo. Se capisce che lo vuoi contenere con un guinzaglio e tirarlo da qualche parte, per lui è un problema.

Quando si è avvicinato a chi conosceva a malapena e a me che ero una perfetta sconosciuta, si è limitato a prendere dai nostri vestiti qualche informazione, per lo più odori di altri cani che avevamo addosso: il ché ci ha reso meno terribili ai suoi occhi. E con chi ha avuto da sempre rispetto dei suoi tempi senza forzare nulla come Giovanna, la sua volontaria di riferimento, Zar la sua fiducia la dà e come. Puoi accarezzarlo, anzi il contatto lo cerca e puoi anche arrivare vicino al tasto dolente del collo: si preoccupa ancora, teme di essere braccato ma la preoccupazione lascia spazio alla curiosità di fare un tentativo e di fidarsi.

Credetemi, non è per nulla scontato che i cani si fidino delle mani delle persone se hanno avuto degli episodi difficili nelle loro storie di vita ma il fatto che lo facciano, seppur non tutti, dovrebbe darci la misura della loro profonda intelligenza sociale e delle capacità di adattamento enormi che possono avere, pur trovandosi in contesti come un canile.

Com'è Zar con gli altri cani? Beh, è uno che non cerca rogne, molti altri soggetti del rifugio lo minacciano dai loro box come fanno con qualsiasi cane che passi in corridoio, anche perché stanno passeggiando e loro no. Pensateci: vi verrebbe di prenderli a male parole anche se foste il cane più zen del mondo. Zar invece non risponde: non vuole problemi, ti segue, trotterella con quell’andatura tipica dei Border che ti lanciano occhiatine come a dire "Siamo insieme? Che si fa? Io sono pronto!".

Zar ora deve trovare urgentemente un contesto di vita che gli permetta di vivere sereno: persone che abbiano uno spazio esterno ma non gli neghino di entrare in casa col rispetto dei suoi tempi qualora se la sentisse. Persone che non abbiano aspettative di mettergli un guinzaglio e trascinarlo a fare cose per cui non ha alcun interesse (fra l’altro è un cane che ti segue come un ombra quindi non ne ha nessun bisogno). E magari anche con una cagnolina femmina con cui stringere amicizia e fare la cosa che più ama: perlustrare in giro ed esplorare.

Sapete come funzionano alcuni canili?

Quando sono arrivata in canile quel pomeriggio, nonostante la porta del box fosse aperta, Zar ha fatto una cosa molto indicativa della posizione che voleva prendere nei nostri confronti: prima ancora di uscire ha fatto due belle pipì sulla soglia e ci ha detto chiaramente: "Io qui ho una sola coordinata di sicurezza ed è questo box che è la mia tana sicura, il mio riparo attuale, il posto dove posso rintanarmi e spero che non mi accada nulla. Vi prego di non entrare".

Quando infatti è successo l’episodio di cui ci raccontava l’operatore, Zar doveva semplicemente essere spostato da un box in un altro, ma non ha tollerato la forzatura del guinzaglio che lo tirava. Ho chiesto a quella persona come avevano fatto alla fine a fare lo spostamento e lui mi ha detto serafico che aveva preso una gabbia, l’aveva messa nel box e Zar ci sei era messo dentro da solo: avevano chiuso e aveva poi riaperto la porta nel box di destinazione.

Sembrerebbe una stupidaggine ma in questa scelta che Zar ha compiuto c’è tutta l’importanza che questo cane dà agli spazi che considera vitali e che non prevedono per lui un’invasione ed un contatto. Uno spazio che considera sicuro, dove può starsene in santa pace fra i latrati assordanti del canile, al riparo dalle brutture della mancanza di libertà che vive ogni santo giorno.

Ma c’è un ma, grosso come una casa. Per questo la sua adozione ci sembra impellente e vorremmo che avvenisse presto. Alcuni canili come ben saprete offrono ai cittadini e ai Comuni dei beni e dei servizi ma prevedono delle rotazioni. Cosa significa? Che il tempo di appalto e di permanenza in quella struttura è limitato e che, successivamente, è previsto uno spostamento dei cani fino al ricollocamento in un’altra struttura.

Adesso immaginate quello che vi ho raccontato di Zar prima e di quanto, per quanto non sia un albergo a cinque stelle quello dove attualmente si trova, sia per lui una coordinata di sicurezza che se venisse meno non lo aiuterebbe affatto rispetto la fiducia che ha costruito con alcune persone e la stabilità che sta cercando di edificare in quel posto.

Durante la pandemia sono state allargate moltissimo le maglie di concessioni economiche per favorire maggior attività durante un periodo difficile che ci ha visti coinvolti tutti ma sappiamo anche che i numeri delle adozioni e dei rientri in canile quando le persone si sono accorte che un cane è un impegno e non un gingillo sono mostruose: più di 117.000 famiglie hanno restituito il cane in una struttura o hanno trovato un’altra collocazione all’animale. Sapete come ci fa sentire questa cifra? Sconfitti. Profondamente. Per la fiducia di ciascuno di quei cani traditi troppo spesso dalla superficialità delle persone, le istituzioni latenti e abbandonati da un sistema che cerca di fare meglio ma andrebbe ricostruito da capo sulla base di criteri diversi.

Un cane in un rifugio dovrebbe prima di tutto essere considerato un soggetto e non un numero: poter disporre di un ambiente adeguato ed etologicamente corretto alla natura sociale della specie a cui appartiene. Un box non lo è. Per quanto per alcuni cani come Zar sia lo stretto necessario per sopravvivere.

A volte parlando col mio amico veterinario mi prende lo sconforto e mi sembra che questo mondo vada tutto al rovescio. Lui non può che darmi ragione ma mi ricorda sempre di mettere un piede dopo l’altro per non inciampare in questo mondo al contrario e di proseguire un passo alla volta. Il prossimo passo mi piacerebbe fosse l’adozione di Zar.

Per adottare Zar potete contattare Giovanna Riccardelli:

giovannariccardelli@gmail.com
Cell. 3662522013
WhatsApp 329-2421255

E condividere il suo appello:

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In estate aumentano gli abbandoni, ma è questo il periodo migliore per adottare un cane. Perché? Semplicemente perché siamo in ferie, abbiamo più tempo da dedicare al nuovo arrivato e la prima avventura che vivremo insieme sarà quella di una vacanza. Adottiamo un cane dal canile e mettiamo fine a questa piaga sociale. Quest'anno abbiamo lanciato su Kodami una campagna di informazione e comunicazione che abbiamo chiamato "Vacanza bestiale" per sensibilizzare sul tema dell'abbandono estivo. Abbiamo deciso di focalizzarci su un'idea che non temiamo di definire rivoluzionaria perché, in fondo, così semplice in realtà da realizzare: adottate d'estate! Non esiste periodo migliore, credeteci, per scoprire quanto è straordinario trascorrere le vacanze e la vita insieme a un compagno animale.

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Il percorso per un’adozione consapevole è un momento fondamentale e questo questionario è solo un primo test che abbiamo deciso di condividere su Kodami. Sei pronto per adottare un amico a quattro zampe? Compila il nostro MiFido.