Circa 20 Beagle stanno per arrivare in un’azienda farmaceutica di Verona per diventare le vittime dell’ennesimo caso di sperimentazione animale. Le associazioni non ci stanno e scendono in piazza per dire “no”. Così sabato 18 saranno in via Fleming davanti alla sede dell’Aptuit Evotec. L’iniziativa (dal titolo "Apriamo le porte"), vuole concentrare la sua attenzione sull’uso che l’impresa fa di cani, scimmie uistiti e altri animali.

Ad alzare gli scudi sono le associazioni Animalisti Verona, Enpa, Freccia 45 sezione di Verona, Lav, La Voce dei Conigli, Lega Nazionale per la Difesa del Cane di Verona e Legnago, Oipa, Tribù Animale, Verde Blu e Wwf, che chiedono ad Aptuit di agire nella massima trasparenza e collaborazione con le autorità «per chiarire i tanti silenzi e le zone d’ombra che da tanto tempo riguardano gli esperimenti sui poveri animali rinchiusi nei laboratori senza mai vedere la luce del sole ed essere sottoposti ad atroci torture in nome della scienza».

Alcuni dati sulla sperimentazione animale

L’arrivo dei venti Beagle dalla Francia è legale. Ma da un punto di vista etico e morale le associazioni animaliste proprio non ci stanno e chiedono di sapere esattamente quanti e quali animali sono sottoposti ad esperimenti, la loro provenienza e la loro sorte al termine di anni di sofferenze.

Secondo l’ultimo rapporto statistico annuale sull’uso degli animali a fini scientifici pubblicato dall’Unione europea, i numeri sono in calo. La fotografia del 2018 rispetto al 2017 testimonia un uso ridotto del 5%. Nei 29 Paesi analizzati (oltre a quelli dell’Ue, ci sono anche Regno Unito e la Norvegia), gli esemplari coinvolti nella sperimentazione sono stati 10.572.305. I più usati sono i topi (52,1%), seguiti dai pesci (26,2%), dai ratti (9,5%), dagli uccelli (5,5%). Uno 0,3% è composto da cani, gatti e primati non umani. Nella sperimentazione, sempre nel 2018, l’uso dei cani è aumentato del 29%.

Sperimentazione animale, perché proprio i Beagle?

I cani più usati nella sperimentazione animale sono proprio i Beagle, per il loro carattere e perché la scienza li ritiene "opportuni" per fare confronti con le ricerche precedenti. Vengono usati come modelli sia per malattie umane sia per quelle veterinarie, principalmente per questioni di cardiologia, endocrinologia e ortopedia. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, nel solo 2016 sono stati 60.979 i cani usati per la ricerca negli Usa. Nello stesso anno la Germania ne ha sfruttati 3.976 e la Francia 4.204.

«In Italia i cani vengono utilizzati per gli esperimenti regolatori, cioè quelli che riguardano la sicurezza di nuove molecole e per nuovi farmaci. Il loro uso è quasi nullo al di fuori di quest’ambito di ricerca – spiega a Kodami Augusto Vitale, primatologo, etologo ed esperto proprio di questi temi – Il problema è che in ambito regolatorio esistono norme internazionali dedicate, al di sopra delle leggi europee, che prevedono che i prodotti devono essere testati in due specie animali, di cui una non deve essere un roditore. Quindi, devono essere cani, scimmie o altri animali. Ecco perché si usano esemplari con caratteristiche fisiologiche simili all’essere umano».

Perché si testa ancora sugli animali?

La questione che spiega Vitale ruota attorno allo scopo della sperimentazione stessa. «La scelta dell’animale dipende dall’uso che se ne deve fare del farmaco – aggiunge – Per esempio, se ha a che fare con patologie del sistema riproduttivo o visivo si userà una scimmia, molto simile all’essere umano».

«Non sottovaluto il problema etico della sperimentazione animale che va continuamente ridefinito e tenuto presente – aggiunge – Va sempre valutato il concetto di danno-beneficio. Quando il beneficio è maggiore rispetto al danno inflitto ciò è lecito secondo i parametri che vanno portati avanti. Certo, indurre sofferenza a un Beagle, a un macaco, così come a un ratto o a un maiale è un’azione dal forte peso etico».

Oggi, però, la domanda può essere un’altra. «Abbiamo ancora bisogno degli animali per ottenere questi risultati? La sperimentazione animale è stata utilissima ma la domanda che ci dobbiamo porre è quella legata alla necessità di non usarli più e ottenere, allo stesso tempo, gli stessi obiettivi», conclude.

Sono 9 milioni gli animali da laboratorio in Europa. Il rapporto della Commissione europea