Una squadra specializzata di cani può aiutare a combattere la diffusione della peste suina in Italia. Sono infatti loro quelli che possono, già da ora, individuare i cadaveri degli ungulati tra i boschi grazie all'olfatto, in modo tale da attuare tutte le attività di prevenzione e contenimento della malattia, che finora ha colpito le Regioni a Nord Ovest. Sentono l'odore delle carcasse e riescono a scovare quelli che si trovano nei posti più impervi e che potrebbero, comunque, diffondere il virus.

L’idea è venuta all’Enci, l’Ente nazionale di cinofilia italiana, e ha il patrocinio di Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale), Legambiente, Sief (la Società italiana di ecopatologia della fauna) e il Dipartimento di medicina veterinaria dell’Università Federico II di Napoli.

«Abbiamo iniziato a pensarci nel 2018, quando c’è stata un’attenzione particolare verso il diffondersi della peste suina in Nord Europa – spiega Serena Donnini, di Enci – L’aspetto particolare della diffusione del virus è che la rimozione dei cadaveri è una delle strategie principali da seguire perché il virus rimane per molto tempo attivo e resta sul terreno. C’è un aspetto da tener presente: i territori italiani sono diversi da quelli di Repubblica Ceca, Sassonia e Brandeburgo perché sono composti da macchia mediterranea, e quindi si fa difficoltà a vedere una carcassa di cinghiale. Ecco perché l’intervento dei cani può essere molto importante».

Nel team di controllo promosso da Enci ci sono Springer Spaniel, Labrador e un Segugio da caccia. «Gli aspetti critici dell’addestramento sono due: il cane deve essere completamente indifferente alla selvaggina e non deve rappresentare una fonte di disturbo per loro – prosegue l'esperta – Interveniamo ora in zona rossa, dove i cinghiali stanno morendo: gli altri esemplari non devono essere spinti fuori dalla zona di restrizione. Il secondo aspetto è invece quello della segnalazione passiva: il cane non deve toccare, leccare o mangiare ciò che trova. È vero che la peste suina si trasmette solo ai suini, ma la pseudorabbia sì, e può essere mortale per i cani». Ad oggi a dimostrare interesse per questo progetto di Enci ci sono, oltre alla Regione Piemonte, anche Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche.