Non è il primo e, speriamo, non sarà nemmeno l’ultimo brand di moda che abbandona l’uso delle pellicce nelle proprie collezioni. La maison Valentino ha annunciato che non venderà più pellicce, né abiti con parti in pelliccia: «in linea con le tendenze per una moda più etica e sostenibile, dal 2022 tutte le collezioni saranno fur-free». Nel comunicato stampa che spiega la scelta si legge che l’obiettivo è quello di «cercare altri materiali che possano sostituire il pelo degli animali, in ottica di una maggiore attenzione verso la sostenibilità e i diritti animali».

Un’ottima decisione, anche se quasi d'obbligo considerata la accresciuta sensibilità del pubblico nei confronti del benessere degli animali, che va ad aggiungersi a quella già fatta da altri numerosi stilisti come Stella McCartney, Prada, Balenciaga, Armani, Versace, Michael Kors, Jimmy Choo, Chanel, Dkny e Burberry.

Il plauso delle associazione animaliste

Una vittoria da parte degli animalisti che incessantemente lottano per mostrare l’atrocità e la sofferenza a cui vengono sottoposti gli animali da pelliccia. Può dirsi finalmente soddisfatta la Peta, soprattutto, la cui campagna storica "Meglio nude che in pelliccia", dopo tanti anni e tante celebrità a fare da testimonial, è riuscita evidentemente a fare breccia sia nel cuore delle persone che nelle stanze del business del fashion.

Una vittoria che fa il pari con quella dell'estate scorsa quando, sempre Valentino, annunciò che avrebbe abolito la lana di alpaca. Una decisione presa dopo aver visto un’indagine realizzata sempre dall'associazione sulle sofferenze che questi animali devono sopportare nel momento in cui vengono tosati. Le immagini sono terribili con un sottofondo di lamenti strazianti. Dopo quel video anche molti altri brand scelsero di eliminare questa lana dalle collezioni. Kodami sceglie di non ripubblicarlo: chiunque può ancora trovarlo online e non c'è bisogno di mostrare anche qui a cosa sono sottoposti degli esseri senzienti.

Conquiste importanti inoltre che, però, non significano che la battaglia sia finita, come dimostrano le proteste ancora in corso contro il marchio Canada Goose che utilizza ancora la pelliccia dei coyote selvatici per produrre il parka, suo capo simbolo. E che al momento non sembra essere intenzionato a cambiare rotta.

Molti sostengono che per la maggior parte delle case di moda dichiarare l’abbandono della pelliccia si tratti più di operazioni di marketing che di altro, riguardando un business di nicchia rispetto alla grande attività e poco importa se il messaggio che arriva è quello giusto. Del resto la voce delle molte celebrities che si battono per il clima, l’ambiente e gli animali, è sempre più forte e il messaggio sempre più chiaro: stop alle sofferenze sugli animali, in particolar modo per motivi futili come indossare una pelliccia. Ancora qualche settimana fa Gillian Anderson ha parlato pubblicamente ai marchi di moda del lusso per convincerli ad abbandonare la vendita di pellicce.

Ma la lista è lunga ed ecco alcuni volti simbolo: Joaquin Phoenix, vegano da quando era bambino e animalista convinto è stato testimonial della campagna “Change the world from your kitchen. Go vegan", sempre della Peta, e recentemente ha realizzato un cortometraggio, Indigo, in cui racconta il salvataggio di due mucche da un macello di Los Angeles, al quale l’attore e attivista ha preso parte nel 2020. Demi Moore combatte per l’abolizione dell’uso dell’uncino da addestramento contro gli elefanti, Charlize Theron ha invece scelto la battaglia per salvaguardare i rinoceronti neri. Ryan Gosling, infine, che vuole migliorare le condizioni degli animali da allevamento.

Tornando dalle nostre parti, anche in Italia il sentimento animalista è molto forte tra le star. Tra i volti più noti c'è Tiziano Ferro, spesso testimonial per le campagne antiabbadono, ultima Code di Casa lanciata dal Ministero della salute per contrastare l'abbandono e sensibilizzare all’adozione degli animali domestici più che all'acquisto. E anche Giorgio Panariello ha messo il suo volto e la sua voce a disposizione delle istanze della LNDC Animal Protection, la Lega Nazionale del Cane.