pelliccia emendamento

È ufficiale: la V Commissione del Senato ha dato il via libera alla Legge di Bilancio 2022. Sono sempre meno gli step che separano la Manovra finanziaria del Governo Draghi dalla sua definitiva approvazione.

Il maxi emendamento è atteso oggi pomeriggio in Senato mentre il voto è calendarizzato per venerdì 24 dicembre. Bocciare l'emendamento, vista la minaccia di porre la questione di fiducia con il rischio di fare cadere il Governo, è una eventualità remota, se non impensabile visti gli attuali assetti politici.

Se il voto sembra essere già scritto, la discussione che attende il pacchetto di emendamenti alla Legge di bilancio si prepara comunque ad essere infiammata, e uno dei temi caldi riguarda da vicino il benessere animale: lo stop definitivo all'allevamento, cattura e uccisione di animali da pelliccia in Italia.

L'emendamento, a prima firma dell'esponente di Leu Loredana De Petris, è stato sottoscritto anche dai pentastellati Gianluca Perilli, Marco Croatti, Alessandra Maiorino, da Julia Unterberger di , e dagli altri senatrici e senatori Gabriella Giammanco, Maurizio Buccarella, Francesco Laforgia, Pietro Grasso, Sandro Ruotolo.

Il testo prevede la dismissione degli allevamenti di animali da pelliccia già a partire dal primo gennaio 2022 e da attuarsi con il termine perentorio del 30 giugno 2022. Gli impianti dovranno inoltre essere riconvertiti in produzioni sostenibili.

«La transizione ecologica deve comprendere anche attenzione al benessere animale – commenta Manuela Zambrano della segreteria di +Europa – Da questo punto di vista, riteniamo che parte delle somme stanziate per compensare il danno economico alle aziende interessate dovranno essere impegnate per il mantenimento di questi animali in condizioni compatibili con le loro caratteristiche etologiche».

Ma non è tutto, per fornire un indennizzo agli operatori del comparto è prevista l'istituzione presso il al Ministero della Politiche agricole di uno specifico Fondo con una dotazione finanziaria pari a 3 milioni di euro.

Il no del comparto pellicciaio

La chiusura degli allevamenti di animali da pelliccia ha suscitato l'immediata reazione negativa dell'Associazione Italiana Pellicceria (AIP), rappresentata dal presidente Roberto Tadini: «Questo voto cancella un pezzo di made in Italy e un intero settore produttivo in un momento storico che vede una pandemia in corso e una nazione nuovamente provata dalla permanenza del virus». Non è ancora chiaro infatti se i pellicciai potranno rifornirsi all'estero di materia prima, limitando alla sola conciatura le attività nei loro stabilimenti, oppure se dovranno riconvertire ad altro uso i loro impianti.

In attesa di chiarire i punti ancora fumosi imposti dalla brevità del testo emendativo, a tenere banco resta la discussione sui visoni e la loro suscettibilità alla Covid-19. Sono loro ad essere ritenuti da Tadini la causa dello stop dell'intero comparto pellicciaio made in Italy: «L'allevamento di visoni in Italia è un segmento economico piccolo, ma è un'eccellenza nel mondo. Appartiene a una tradizione e a una cultura rurale di secolare memoria. Siamo colpiti e amareggiati».

Come fa sapere la Lav, in Italia sono solo 5 gli allevamenti rimasti di visoni in Italia, tutti concentrati fra Lombardia, Emilia-Romagna e Abruzzo. È qui che ogni anno vengono uccisi almeno 60mila esemplari. Queste strutture erano già state chiuse con decreto dal ministero della Salute perché interessate da continue epidemie di Sars-Cov2, l'ultima solo poche settimane fa quando la produzione era già ferma da un anno.

Un'emergenza nell'emergenza che in Danimarca ha condotto all'abbattimento di milioni di esemplari. Un triste primato che l'Italia, con l'emendamento di De Petris, ha voluto evitare, garantendo la protezione anche di tutte le altre specie destinate all'industria pellicciaia.

Simone Pavesi, responsabile Area Moda Animal Free di Lav, ha esultato davanti a questa notizia: «Oggi inizia una nuova epoca di civiltà nella quale i nostri figli avranno difficoltà a credere che un tempo gli animali venivano allevati per poi strappare loro la pelliccia. Il Parlamento ed il Governo hanno finalmente posto il sigillo istituzionale ad un cambiamento sociale radicato tra i consumatori italiani ed europei, e le principali aziende globali della moda che hanno fatto proprio e concretizzato questo valore tramite politiche commerciali fur-free».

I pellicciai lamentano un «esproprio ingiustificato» dei loro visoni, volpi, cincillà e altri. Confermando ancora una volta come l'idea di un animale-oggetto privo di individualità sia anacronistica e superata, ormai, anche dalla legge.