Quaranta milioni di pulcini maschi uccisi ogni anno in Italia. Una mattanza su cui, finalmente, pone una pausa di riflessione l'emendamento presentato mercoledì 1 dicembre al Governo. Il testo è stato proposto dalla capogruppo del Movimento 5 stelle in commissione Politiche europee, Francesca Galizia in collaborazione con Animal Equality.

Perché i pulcini maschi vengono uccisi?

Nell'industria delle uova, i pulcini maschi sono considerati inutili per la produzione, perché non in grado di deporre le uova, e nemmeno possono essere impiegati per la carne, in quanto specie diverse dai più comuni polli broiler utilizzati dall’industria alimentare. Negli ultimi anni, diversi video sulla mattanza dei pulcini sono diventati virali: triturati vivi o soffocati, i pulcini vengono abbattuti  immediatamente, entro le prime 24 ore dalla nascita, e senza l'utilizzo di tecniche di stordimento. Animal Equality ha lanciato nel 2020 una campagna firmata da oltre 100mila persone proprio per chiedere a Governo e industria di porre fine a questa situazione. Già nel 2020 l’associazione di categoria dei produttori di uova Assoavi si era dichiarata favorevole all’introduzione di tecnologie in-ovo sexing in grado di evitare l’abbattimento dei pulcini maschi.

Il contenuto dell'emendamento

Quello chiesto dalla capogruppo Galizia è il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di altri atti normativi dell'Unione europea che introduce progressivamente, e non più tardi del 2026, il divieto di questi abbattimenti, a eccezione dei casi in cui si renda necessario ai sensi della normativa vigente che disciplina le malattie animali, o in casi specifici per proteggere gli stessi. «Crediamo sia giunto il momento, considerata la maggiore sensibilità acquisita da parte della società verso il benessere degli animali, che si ponga fine a questa pratica non più sostenibile ed eticamente inaccettabile». L'obiettivo è vietare l'abbattimento dei pulcini maschi, considerati un vero e proprio scarto di produzione all'interno dell'industria delle uova.

«L'emendamento – spiega Francesca Galizia – prevede anche congrui tempi di adeguamento alla normativa per l'aggiornamento delle procedure di lavoro e dello stato tecnologico delle imprese del settore dell'allevamento delle galline ovaiole, e allo stesso tempo supporta l'introduzione e lo sviluppo di tecnologie e strumenti per il sessaggio degli embrioni in-ovo in grado di identificare il sesso del pulcino ancora prima della schiusa, anche attraverso politiche d'incentivazione delle suddette tecnologie, al fine di favorire la tutela del benessere degli animali».

La proposta segue l'esempio di molti governi europei che si sono già espressi contro l'uccisione dei pulcini maschi: in Germania già nel 2022 procederanno in questo senso e anche la Commissione UE ha lanciato un'iniziativa pubblica per eseguire un controllo di adeguatezza delle norme vigenti sul benessere degli animali.

La battaglia di Animal Equality per fermare la strage dei pulcini maschi

La campagna di sensibilizzazione in Italia è stata portata avanti dall'associazione Animal Equality e ora arriva a un punto di svolta storico con l’emendamento presentato al Governo. L’emendamento prevede dunque tempi di adeguamento alla normativa per l'aggiornamento delle tecnologie in seno alle imprese del settore dell'allevamento delle galline ovaiole. Supporta inoltre l'introduzione e lo sviluppo di tecnologie e strumenti per definire il sesso degli embrioni in-ovo ancora prima della schiusa, anche attraverso politiche d'incentivazione di tali tecnologie. In Paesi come Francia e Germania l’introduzione di questa normativa allo scopo di evitare l’uccisione dei pulcini maschi è attesa già dal 2022, mentre la Commissione UE ha lanciato un'iniziativa pubblica per eseguire un controllo di adeguatezza delle norme vigenti sul benessere degli animali.

«È necessario che l’Italia compia una scelta di responsabilità e rispetto nei confronti di animali, esseri senzienti, che non possono più essere solo considerati scarti industriali. L’uccisione selettiva dei pulcini maschi che si verifica ogni anno non può essere ancora considerata la normalità e oggi il Parlamento ha una grande opportunità scegliendo di sostenere questa proposta che va verso le linee dettate anche dell’Unione europea in materia di benessere animale. È tempo di favorire l’introduzione di queste tecnologie in-ovo sexing anche in Italia, come già stanno facendo i produttori, e le istituzioni devono impegnarsi in questo percorso fondamentale per il progresso del nostro Paese e degli animali», ha commentato Alice Trombetta, direttrice esecutiva di Animal Equality Italia.